Storia e documenti · Castel del Monte
Storia di Castel del Monte
Dalla committenza di Federico II alla tutela moderna: le trasformazioni di Castel del Monte oltre l’immagine del suo celebre ottagono.
La storia di Castel del Monte attraversa la corte sveva, il governo angioino, i passaggi di proprietà dell’età moderna e la nascita della tutela monumentale. Il castello che oggi si visita non è rimasto immutabile dal Medioevo: all’architettura voluta da Federico II si sono sovrapposti usi diversi, spoliazioni e restauri. Riconoscere queste fasi aiuta a leggere anche le sue stanze oggi prive di gran parte dell’antico rivestimento.
1240: il documento di Federico II
Il riferimento fondamentale è il mandato inviato da Gubbio il 29 gennaio 1240. Federico II ordinava a Riccardo de Montefuscolo, giustiziere di Capitanata, di predisporre quanto necessario per il castello presso Santa Maria del Monte, complesso religioso oggi scomparso. Il documento attesta l’interesse diretto del sovrano per il cantiere, ma non permette da solo di fissare con precisione il giorno d’inizio o di completamento dell’edificio.
La collocazione sulla Murgia non significava isolamento. Il monumento entrava in relazione con le strade interne e con i centri del territorio, in particolare Andria. La ricchezza delle soluzioni architettoniche si comprende nel mondo di Federico II, dove esigenze di controllo, rappresentanza e residenza potevano convivere. La funzione originaria del castello rimane un tema di studio: non è corretto risolverla con una sola ipotesi presentata come certezza.
Un riferimento fra terra e mare
Il racconto storico lega il castello anche alla navigazione lungo la costa fra Trani e Barletta. Il Compasso de navigare, portolano medievale, ricorda il monte di Santa Maria e il castello posto sulla sua sommità: il rilievo e l’edificio costituivano un segnale riconoscibile dal mare. Questa testimonianza restituisce alla costruzione una scala territoriale più ampia di quella della sola collina.
Le vicende dinastiche ricordano inoltre nozze aristocratiche, fra cui quelle di Violante, figlia di Federico II, con Riccardo, conte di Caserta, e, nei secoli successivi, le unioni di Beatrice d’Angiò con Bertrando del Balzo e di Umberto de la Tour con Maria del Balzo. Questi episodi mostrano gli usi di corte associati al luogo, senza esaurirne la storia né dimostrare che fosse esclusivamente una residenza per feste.
Dagli Svevi agli Angioini: il castello come prigione
Dopo la caduta della dinastia sveva nel 1266, Carlo I d’Angiò utilizzò Castel del Monte per la detenzione dei figli di Manfredi. Federico, Enrico ed Enzo appartengono così a una delle pagine più drammatiche della sua memoria: la fortezza legata alla potenza della famiglia diventava il luogo della reclusione dei suoi eredi.
La documentazione angioina ricorda anche la necessità di manutenzione. Un dispaccio del 1269 sollecitava riparazioni al castello e alla cisterna. È un dettaglio concreto: la storia del monumento riguarda non soltanto sovrani e prigionieri, ma anche la cura delle strutture e dell’approvvigionamento idrico. Nei decenni successivi continuarono gli usi carcerari e gli interventi per conservarne l’efficienza.
I proprietari, l’abbandono e le spoliazioni
Dopo le fasi aragonese e spagnola, nel 1552 il castello entrò in possesso dei Carafa, conti di Ruvo. Le vicende ricordate nelle ricostruzioni storiche comprendono anche il precedente legame con Consalvo di Cordova. Con il progressivo abbandono, il complesso perse arredi, marmi e decorazioni e fu utilizzato come riparo da pastori, briganti e rifugiati.
L’aspetto spoglio delle sale va letto alla luce di questa lunga trasformazione. Non equivale necessariamente al progetto originario: le tracce di rivestimenti, i capitelli e gli elementi superstiti aiutano a immaginare ambienti più ricchi. Distinguere la struttura medievale da ciò che è scomparso e dalle integrazioni moderne rende la visita più consapevole.
Dal 1876 alla tutela internazionale
Lo Stato italiano acquistò il castello nel 1876 per 25.000 lire, aprendo una nuova fase dedicata alla conservazione. I primi interventi sistematici iniziarono nel 1879; altre campagne seguirono nel Novecento, comprese quelle avviate dal 1928 e i lavori degli anni Ottanta ricordati nella letteratura sul monumento. Il restauro di Castel del Monte è quindi parte integrante della sua storia.
Nel 1936 arrivò il riconoscimento come monumento nazionale; nel 1996 l’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Durante la visita conviene tenere insieme queste date: il Duecento spiega il progetto, i secoli successivi gli usi e le perdite, l’età contemporanea il recupero che consente oggi di attraversarlo.