Luogo da scoprire · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete

I luoghi UNESCO di Puglia

Castel del Monte, trulli, santuario micaelico, faggete e Via Appia: riconoscimenti diversi da comprendere attraverso monumenti, paesaggi e confini dei siti.

Statua di santo giacente su paglia

Prima di organizzare le proprie vacanze in Puglia potrebbe risultare utile sapere quali sono i siti UNESCO della Regione. La regione comprende beni iscritti nella Lista del Patrimonio mondiale e componenti di siti seriali: Castel del Monte, i trulli di Alberobello, il santuario di San Michele Arcangelo nel sito dei Longobardi, le faggete vetuste del Gargano e, dal 2024, tratti e testimonianze della Via Appia. Il riconoscimento non riguarda indistintamente l’intera città o ogni ambiente naturale circostante. Sono percorsi differenti, fra architettura, paesaggio, storia religiosa e viabilità antica. E rappresenta il luogo adatto non solo per gli amanti del mare, ma anche per chi progetta un tour culturale durante il proprio soggiorno. Di seguito potete consultare questa guida alle caratteristiche e alla collocazione dei luoghi UNESCO di Puglia.

Castel del Monte

Coordinate indicative: 41.084802, 16.270928.

Castel del Monte è iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale Unesco dal 1996. Il 1240 è una data documentaria fondamentale per la sua costruzione, ma il castello non è giunto intatto dal Medioevo: spoliazioni e restauri ne hanno modificato soprattutto rivestimenti e dettagli. Il paesaggio murgiano resta parte essenziale della sua lettura. Oltre ad essere uno dei simboli indiscussi della Puglia, è una meta di visita da programmare verificando le condizioni di accesso. La fortezza fu fatta costruire da Federico II di Svevia sull’altipiano delle Murge occidentali a più di 500m dal livello del mare. Pertanto domina il paesaggio con un aspetto imponente ed è ben visibile anche da lontano. Non è il solo castello fatto costruire da Federico II in Puglia, ma sicuramente questo è particolare per la sua posizione e la sua forma ottagonale con otto torri in corrispondenza di ogni spigolo. Questa ripetizione del numero otto è servita a molti a scatenare ipotesi e collegamenti persino con la magia. Ancora oggi, infatti, il castello è immerso in un alone di mistero che lo rende ancora di più pieno di fascino e di suggestioni. Le letture dell’ottagono spaziano dalle scelte geometriche ai significati simbolici. Il paragone con una corona imperiale appartiene alle interpretazioni simboliche della sua forma. L’ingresso alla fortezza del XIII secolo è composto da un portale stretto tra due torri. Appaiono subito due colori molto diversi: la pietra calcarea locale e la breccia corallina tipica della Puglia. Inoltre, si nota una commistione di culture e arti diverse: l’arco a sesto acuto tipico dell’architettura araba si unisce a un timpano che ricorda le architetture romane e a una bifora di stile gotico. Il castello è composto da un cortile, al centro del quale è stata ipotizzata una vasca oggi non conservata, e da due piani costituiti ciascuno da otto sale. È stata proposta anche la ricostruzione di un ballatoio che consentiva di accedere alle sale attraverso delle porte-finestre ancora oggi esistenti. Le sale sono caratterizzate da interni ampi e di grande respiro, con le volte a crociera costolonata. Molto probabilmente le stanze erano riccamente decorate con marmi e mosaici, ma di questa bellezza oggi restano pochissime tracce. Servizi igienici, impianti idrici e camini documentano l’attenzione al funzionamento della residenza; i confronti con l’Oriente non autorizzano ad attribuire a Federico II l’introduzione in Europa dei servizi igienici. Per accedere al piano superiore sono presenti delle scale a chiocciola inglobate all’interno di tre delle otto torri e disposte in senso antiorario. Nonostante molte decorazioni siano andate perdute con il passare del tempo, in alcuni punti se ne possono vedere ancora, come satiri o volti femminili. Il nome tradizionale di torre «del falconiere» richiama un’ipotesi d’uso, non una prova dell’allevamento di falconi al suo interno; la numerazione di sale e torri dipende dalla convenzione adottata. Infatti, Federico II dedicò un’attenzione sistematica alla falconeria, confrontandosi anche con conoscenze arabe e con una pratica ben precedente alla sua epoca. La passione del sovrano verso i falchi è testimoniata soprattutto dal trattato De arte venandi cum avibus, non il primo testo mai dedicato all’argomento.

I trulli di Alberobello

Coordinate indicative: 40.786527, 17.239119.

Una delle città pugliesi dove il tempo sembra essersi fermato è Alberobello. Il riconoscimento UNESCO del 1996 riguarda il patrimonio dei trulli e la sua specifica tecnica costruttiva. Nel cuore della valle d’Itria e della Murgia dei trulli, Alberobello, come detto per Castel del Monte, è interessata da un flusso turistico davvero importante. Sia d’estate che in inverno moltissimi viaggiatori arrivano qui e rimangono colpiti dalla preziosità di questo territorio e dalla successione quasi fiabesca e ipnotica delle abitazioni dai caratteristici tetti conici in pietra. Passeggiando tra le stradine in pietra di Alberobello è possibile acquistare prodotti tradizionali e artigianali come manufatti dipinti a mano, piccoli trulli in pietra, vino, olio e tanto altro ancora. Da alcuni trulli è possibile accedere a delle bellissime vedute panoramiche dove lo sguardo si perde nel paesaggio circostante davvero mozzafiato. Il susseguirsi di trulli dal corpo bianco e dai tetti grigio scuro rende questa zona una delle più affascinanti da esplorare. Nel rione Monti si trovano la chiesa di Sant’Antonio, a forma di trullo con ingresso monumentale, e i Trulli Siamesi, con doppia facciata e doppio pinnacolo. Il Trullo Sovrano, noto per i due livelli, si trova in piazza Sacramento. Il nome “trullo” deriva dal greco τρούλος, ovvero “cupola” e indica delle antiche costruzioni coniche in pietra a secco, ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle Murge. Queste costruzioni, che rendono la cittadina dell’entroterra barese unica e straordinaria, sono senza malta. Una tradizione, da non confondere con la spiegazione unica dell’origine dei trulli, racconta che i Conti di Conversano, per sfuggire a un editto del Regno di Napoli che imponeva tasse per ogni nuovo insediamento urbano, imposero di costruire tali edifici perché di facile demolizione e non tassabili. Il passare del tempo, però, ha dimostrato quanto queste abitazioni fossero tutt’altro che instabili e precarie. Tuttavia molti storici hanno affermato che questa tecnica di costruzione fosse dovuta al semplice fatto che nel luogo abbondava la pietra calcarea. Inoltre, lo spessore delle murature e le poche aperture influiscono sull’inerzia termica. Il comfort estivo e invernale dipende anche da manutenzione, ventilazione e impianti.

Il santuario di San Michele Arcangelo

Via Reale Basilica, Monte Sant’Angelo.

Un altro sito Patrimonio dell’Umanità in Puglia è il Santuario di San Michele Arcangelo. Dal 2011 il santuario è una componente del sito seriale UNESCO «I Longobardi in Italia. I luoghi del potere (568–774 d.C.)». Numerosi pellegrini, inclusi sovrani e papi come Giovanni Paolo II, si sono recati in visita in questo luogo che è diventato una delle principali mete di pellegrinaggio dei cristiani. Tuttavia, a fare visita al santuario non sono soltanto uomini di chiesa, ma anche gente comune che vuole intraprendere cammini spirituali. Il santuario, inoltre, è inserito in un territorio storicamente importante per i pellegrinaggi, ovvero il Gargano. Infatti, alcuni itinerari collegavano Roma, il Gargano e i porti pugliesi diretti verso la Terra Santa, dove Gerusalemme, Betlemme e Nazareth erano mete di pellegrinaggio. Gli itinerari dei pellegrini potevano comprendere tappe diverse. Il santuario di San Michele, quindi, è stato e continua ad essere un luogo di culto sacro e un centro religioso davvero rilevante. Il santuario sorge su un’altura ed è circondato dal paesaggio del Gargano. Coloro che decidono di organizzare le loro vacanze al nord della Puglia, San Michele è una delle principali attrazioni della zona. Accolgono il visitatore due grandi arcate e la nicchia con la statua del santo in facciata. Ma il cuore della basilica è rappresentato dalla Sacra Grotta, luogo al quale la tradizione religiosa lega le apparizioni, a cui si accede attraverso un’ampia scala. Il silenzio e le preghiere rivolte verso il Santo rendono questo luogo ricco di serenità e di meditazione. I fedeli si trovano così immersi in un’atmosfera di raccoglimento e di pathos. Secondo la tradizione, sono state finora quattro le apparizioni legate al santuario, l’ultima delle quali avvenuta nel 1656. In quell’anno il Sud Italia era infestato dalla peste; perciò, secondo il racconto devozionale l’arcivescovo Alfonso Puccinelli invocò san Michele e ricevette l’invito a benedire pietre della grotta; alla sua protezione fu attribuita la liberazione della città dalla peste. Il racconto esprime la fede della comunità, non l’efficacia sanitaria delle pietre.

Le faggete della Foresta Umbra

Coordinate indicative: 41.818403, 15.995770.

Nell’estate del 2017 l’UNESCO ha dichiarato le faggete vetuste della Foresta Umbra, nel parco nazionale del Gargano, patrimonio dell’Umanità. L’iscrizione riguarda aree delimitate del sito seriale transnazionale delle faggete vetuste europee, non ogni bosco del Gargano. Il perimetro riconosciuto va distinto dall’estensione complessiva della Foresta Umbra e dalle eventuali classifiche giornalistiche. Tra le tante varietà di alberi della riserva naturale nella zona alta spiccano proprio i faggi con diametri superiori al metro e con un’altezza che raggiunge i 30m. Le querce e i cerri, invece, trionfano nella zona intermedia, mentre i lecci in quella bassa tra cui è da ricordare il leccio di Vico del Gargano con i suoi 50m di altezza e con una circonferenza di 5m. Attraverso i sentieri del bosco ci sono anche delle aree attrezzate per i bambini, altre dove sostare e fare un picnic circondati dal trionfo della flora e della fauna. La copertura forestale contribuisce al microclima, che varia con la stagione e le condizioni meteorologiche. L’autunno offre un paesaggio diverso dall’estate; per un’escursione occorre valutare previsioni, ore di luce e condizioni dei sentieri, indipendentemente dall’affluenza turistica. La Foresta Umbra si estende per oltre diecimila ettari; disboscamenti, incendi e gestione hanno interessato il territorio in modi diversi. Il valore delle porzioni vetuste non implica un manto vegetale ovunque intatto.

La Via Appia, dal 2024

La Via Appia. Regina Viarum è stata iscritta nel Patrimonio mondiale nel 2024. Il sito seriale segue testimonianze della strada antica e delle sue trasformazioni lungo più regioni, fino ai territori pugliesi di Taranto e Brindisi. Prima di visitare un tratto occorre identificarne la componente, la viabilità consentita e le condizioni di accesso. La lettura della strada completa quella di castelli, santuari e paesaggi, mostrando il ruolo dei collegamenti nella storia regionale.

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