La torre e le cortine in pietra del Castello Svevo di Trani sul mare

Guida · Castello Svevo

Castello Svevo di Trani

La fortezza di Federico II sul mare: architettura, iscrizioni, dinastie e trasformazioni dal 1233 al Novecento.

Periodo storico
1233–1249; trasformazioni dal XVI al XIX secolo
Dove
Piazza Re Manfredi
Stile
Architettura federiciana e fortificazione cinquecentesca
Visita consigliata
60–90 minuti

Scheda pratica

Orari
Tutti i giorni 8.30–19.30, biglietteria fino alle 18.30 (da confermare)
Biglietto
A pagamento (tariffe dei musei statali); gratuito la prima domenica del mese
Come arrivare
A piedi dalla Cattedrale in 5 minuti lungo il mare; piazza Re Manfredi
Informazioni
0883 506603 · museipuglia.cultura.gov.it
Ultima verifica
ottobre 2026

Orari, tariffe e regole cambiano: i dati vengono da fonti pubbliche e vanno confermati prima della visita.

La fondazione sveva

Il periodo che si estende dal 1233 al 1249 si caratterizza per la nascita, per lo sviluppo e, quindi, per la conclusione del Castello di Trani, voluto dall’Imperatore Federico II di Svevia. L’intero processo è ben documentato da due iscrizioni che si incontrano, rispettivamente, su un accesso al cortile affacciato ad Ovest e su di una porta antica che comunica con quest’ultimo:

IAM NATI XRISTI DOMINI ANNIS MILLE DUECENTIS / CUM TRIGINTA TRIBUS FEDERICI CESARIS ANNO / IMPERII TRINO DENO IERUSALEMQUE OCTAVO REGNI / CUM MENSIS IVNII AC INDICCIO SEXTA FORET OPUS / HOC HINC SURGERE CEPIT.

Nell’anno 1233, tredicesimo d’impero di Federico Cesare e ottavo del suo regno di Gerusalemme, nel mese di giugno e nella sesta indizione, allora quest’opera cominciò a sorgere.

CESARIS IMPERIO DIVINO MORE TONANTE / FIT CIRCA CASTRUM MUNITIO TALIS ET ANTE / HUIC OPERI FORMAM SERIEM TOTUMQUE NECESSE / PHILIPPI STUDIUM CINARDI PROTULIT ESSE / QUOQUE MAGIS FIERENT STUDIIS HAEC FAMA TRANENSIS / PREFUIT HIS STEPHANI ROMOALDI CARABARENSIS / ANNO INCARNATIONIS IESU XRISTI MCCXLIX INDIC. VI.

Per ordine supremo di Cesare viene fatta intorno e davanti al castello questa difesa la cui forma, configurazione e tutto quanto si rende necessario si deve all’ingegno di Filippo Cinardo e perché questi sforzi venissero fatti al meglio ad essi sovrintese la fama del tranese Stefano di Romualdo Carabarese.

Il Castello di Trani venne utilizzato per festeggiare il secondo matrimonio del figlio di Federico II, Manfredi, con Elena d’Epiro. Gli Angioini prima, e poi Carlo V ne comportarono profonde modifiche, dovute soprattutto al mutato ruolo della città tranese. In particolare, un’iscrizione del 1533 attesta la ristrutturazione dell’ala sud del cortile, che modificò completamente la struttura medievale, conferendole modernità. In origine il castello era circondato da un fossato, attraversato da un ponte con una parte mobile. Il ponte in pietra di età carceraria inglobò quello precedente: non fu il fossato a essere sostituito dal ponte. L’impianto medievale si caratterizzava per il mastio, le tre torri angolari e la cortina verso il mare, mentre la parte verso la città evidenzia l’intervento cinquecentesco. Il castello risulta, dunque, il risultato di tre fasi costruttive differenti, quella medievale, quella cinquecentesca e la fondamentale ristrutturazione ottocentesca.

I cambiamenti tanto nella struttura quanto nella funzione del castello si susseguono in maniera costante: infatti, dal 1586 al 1677 è sede della Sacra Regia Udienza della Provincia di Bari, quindi nel 1832 prendono avvio i lavori che l’avrebbero trasformato nel Carcere Centrale Provinciale, conclusi nel 1844. Cessata nel 1974 la funzione carceraria, nel 1976 il castello fu consegnato alla Soprintendenza per i Beni AAAS della Puglia. I restauri iniziarono nel 1979; l’apertura al pubblico avvenne il 5 giugno 1998.

La facciata orientale del castello si affaccia su Piazza Manfredi, con la quale si collega attraverso il ponte in muratura di età carceraria. A Giorgio Manriquez e Pietro di Montalbano si riferisce invece l’iscrizione del 1553 sul restauro del portale. I lavori di restauro hanno interessato tanto la torretta con l’orologio, risalente al 1848, quanto il piccolo cortile rivolto ad Est, dal quale si può accedere al cortile centrale, al museo e all’apertura verso l’ala sud. Quest’ultima era originariamente occupata da un monumentale porticato ad arconi acuti, distrutto nel 1533 ed “inghiottito” da un poderoso terrapieno. Lo svuotamento operato dai restauri novecenteschi (circa 2000 m3 di riempimento) ha permesso di recuperare l’antico paramento murario, le imposte delle arcate e le finestre del piano superiore, restituendo un gran numero di frammenti scultorei relativi alle demolizioni dell’antico apparato decorativo interno ed esterno. Da questo spazio si perviene al primitivo ingresso monumentale di età federiciana, situato in posizione opposta a quello attuale e comunicante con il cortile occidentale, sovrastato dall’iscrizione del 1233.

Il castello ruota intorno al cortile centrale, il quale ci offre varie tracce di ciò che fu la struttura in passato, a partire dai segni di una scala d’accesso alle sale del piano superiore, ad alcune mensole, quali quelle raffiguranti Adamo ed Eva, l’angelo che annuncia la lieta notizia o l’aquila con le ali ben spiegate, che certificano l’antica presenza di una copertura a crociere del corridoio, oltre alla vicinanza artistica delle decorazioni con quelle della limitrofa Cattedrale. Ancora, nell’ala nord le finestre ci parlano dello sfarzo dei luoghi di residenza, all’interno di una più complessa fortezza militare. Il restauro ha poi messo in luce imponenti pilastri a sezione quadrata di un monumentale porticato ad arconi acuti perso con il terrapieno. L’ambiente poi utilizzato per l’accoglienza e il bookshop era, in epoca manfrediana, una cappella, come testimoniano la conca dell’abside e la crociera costolonata in corrispondenza dell’area presbiteriale.

Elena d’Epiro fra storia e memoria

La storia più intensa che caratterizza il Castello Svevo è quella di Elena d’Epiro che, per quanto connotata da un tragico epilogo, ha dei tratti affascinanti che meritano di essere ricordati, nella quale la memoria romantica ha intrecciato il destino dinastico degli Svevi ai sentimenti attribuiti alla giovane regina. Elena giunse a Trani il 2 giugno del 1259, raggiungendola dal mare all’età di soli 17 anni. Il matrimonio con Manfredi, figlio di Federico II, legava il regno svevo all’Epiro: agli accordi territoriali appartenevano Corfù e la conferma dei possessi già occupati da Manfredi, fra cui Durazzo. Dal matrimonio i due ebbero quattro figli, Beatrice, Enrico, Federico e Anselmo, detto anche Azzolino. I festeggiamenti si svolsero all’interno dello stesso Castello voluto da Federico II, tra sfarzo ed onore. Nel racconto romantico delle loro vicende, i due sovrani sono presentati come profondamente innamorati; il fato non fu loro amico favorevole, poiché la data del 26 febbraio 1266 segnò la tragica morte di Manfredi, sconfitto nella battaglia di Benevento, Elena apprese la notizia a Lucera: il racconto insiste sull’abbandono e sull’isolamento della giovane regina, che, nel racconto della memoria locale, trovò sostegno in una coppia tranese, Munaldo e Amundilla. Furono proprio questi due che aiutarono la regina ed i suoi figli, nascondendoli all’interno del Castello, dal quale, nel momento più favorevole avrebbero dovuto dipartirsi per raggiungere la propria madrepatria. Ciò che successe fu, però, diverso da ciò che si pianificò dovesse succedere: la situazione politica rendeva incerto il ritorno in Epiro; inoltre il vento che soffiava sul mare tranese non fu favorevole all’impresa e, anzi, la condannò definitivamente. Elena fu imprigionata nel castello che aveva accolto le nozze; fu poi condotta a Lagopesole e infine confinata a Nocera dei Cristiani. La sua morte precede l’11 marzo 1271; non avvenne a Trani né a Lagopesole. Nella prigionia Elena fu separata dai figli. Beatrice fu detenuta a Napoli nel Castel dell’Ovo; i tre maschi furono rinchiusi a Castel del Monte e nel 1299 trasferiti a Castel dell’Ovo, dove morirono. Se questi ultimi rimasero imprigionati a vita, la sorella Beatrice riuscì, dopo 18 anni di prigionia, a essere liberata nel 1284, nel nuovo contesto aperto dalla rivolta del Vespro e a rifugiarsi in Sicilia dagli eredi della propria famiglia, quali Pietro III d’Aragona e la sorellastra Costanza.

Il castello nella storia

Il castello è legato anche alle celebrazioni dinastiche di età angioina: Carlo I sposò Margherita di Nevers nel 1268; nel 1271 si celebrarono a Trani le nozze del principe Filippo con Isabella di Villehardouin, principessa d’Acaia. Qui fu tenuta prigioniera, dal 1268 alla morte (1279), Siffridina, contessa di Caserta, che aveva favorito la sfortunata discesa di Corradino dì Svevia e taciuto fino alla fine i nomi dei congiurati. Alla fase angioina è riferita anche l’attività di Pierre d’Angicourt. Fra i lavori documentati sono ricordati alcuni camini, realizzati dall'ingegnere regio Giovanni da Toul nella zona residenziale del castello, e le bertesche ai merli. Dopo una breve parentesi di soggezione alla Serenissima (1496 - 1530), con l'avvento delle armi da fuoco il castello fu pesantemente aggiornato, rispondendo alla diffusa esigenza di fortificazione delle coste mediterranee dell'impero di Carlo V, minacciate dall'avanzata turca. Ferdinando de Alarcon, provveditore dei castelli del regno di Sicilia, fortificò nel 1533 l'ala sud del castello, operazione documentata da un'iscrizione, cimando le due torri contigue, sostituendo la merlatura balistica a quella piana medievale, costituendo a ridosso dell' antica cortina un cospicuo terrapieno attraversato da una doppia fila di cannoniere, dopo aver demolito le strutture medievali preesistenti ed una loggia federiciana sul fronte opposto del cortile centrale. La trasformazione della cortina meridionale del castello in un massiccio fronte di fuoco comportò la distruzione dell' insediamento francescano di S. Pietro, ricadente nel raggio di azione delle artiglierie; parte del materiale riveniente dalle demolizioni attuate all'interno e all'esterno del castello fu riversata nel terrapieno o impiegata nello stesso castello come materiale da costruzione; esemplare a riguardo è la lunga scala a chiocciola che percorre l'intera ala sud, realizzata con lastre funerarie opportunamente sagomate, che tradiscono la provenienza dal pavimento della chiesa distrutta. Poco più tardi (1540-1541), la costruzione di due bastioni, uno a bec d'aperon e l'altro a pianta quadra, rafforzò a sud-ovest e a nord-est gli opposti spigoli del complesso castellare, proteggendone a fuoco radente tutti i lati; nello stesso tempo determinò la scomparsa delle difese agli antichi portali nei fronti ovest e sud dell'antemurale, consistenti in due rivellini, il secondo dei quali realizzato nel 1495, nonché, l'inversione dell'accesso al castello. Per volontà del re di Spagna Filippo II d'Asburgo, dal 1586 al 1677, ebbe sede nel castello di Trani la Sacra Regia Udienza della Provincia della Terra di Bari. Nel 1799 vi furono rinchiusi e trucidati i nobili idealisti tranesi, i cui corpi vennero gettati in mare.

Dal carcere al restauro

Nel XIX secolo il castello fu adibito a Carcere Centrale Provinciale, destinazione cessata nel 1974. Nel 1831, per ordine di Ferdinando II di Borbone, sgombrato delle artiglierie, il castello passava dal Ministero di Guerra e Marina al Ministero degli Interni; dal 1832 al 1844 ed oltre l'intero edificio fu sottoposto ad una generale ristrutturazione che ne alterò sensibilmente la fisionomia, soffocando con la realizzazione di corpi aggiunti l'armonica scansione delle cortine e delle torri e alterando l'originale spazio dei cortili, causando lo spianamento delle bugne sulle superfici destinate a diventare pareti interne e moltiplicando le aperture, riconoscibili tutte dalla semplice forma architravata. Nel 1842 fu eretta al centro del cortile centrale una cappella esagona; tra il 1842 ed 1843 furono realizzati i camminamenti su arconi e pilastri che percorrono tre lati del cortile centrale ed il fronte nord del castello, sul mare; al 1848 risalgono l'orologio e la piccola torre che lo contiene, innalzata sul prospetto orientale. L'ingresso al castello avviene da piazza Manfredi, superato un ponte in pietra realizzato in età carceraria inglobando il precedente, mobile e ligneo nell'ultimo tratto. Il portale è sovrastato da un'iscrizione che ne data il restauro al 1553, ad opera del castellano e del vice castellano pro tempore, Giorgio Manriquez e Pietro de Montealbano, e dallo stemma settecentesco di Carlo di Borbone. Dal cortile est è possibile accedere al Museo del Castello, al cortile centrale, all'ampio varco praticato lungo la cortina sud del castello, svuotando in parte il terrapieno addossatovi nel Cinquecento, ripristinando gli opposti androni alle estremità, rimettendo in luce le aperture originarie - parzialmente distrutte prima dalla realizzazione delle cannoniere, poi delle finestre carcerarie - e gli innesti degli arconi che al primo e al secondo piano caratterizzavano le coperture degli ambienti medievali della demolita ala sud.

Architettura e trasformazioni

Il cortile centrale offre una lettura simultanea delle tre principali fasi della storia del castello: al di là dell' ottocentesco camminamento su arconi, l'ala nord presenta un doppio ordine di mensole scolpite e la traccia degli archi acuti che vi testimoniano la presenza della loggia federiciana demolita nel Cinquecento; particolare interesse rivestono le tre mensole raffiguranti, ai lati dell'antico accesso al grande salone nord al primo piano. Adamo ed Eva e l'Annunciazione, un tema religioso al quale è stata proposta anche una lettura socio-politica, che rinvia alla consistente presenza giudaica nella città di Trani e all'alto senso di imparziale giustizia dell'Imperatore nei confronti di sudditi di credo differente, simbolicamente resa da un motivo ispirato al principio della Concordanza del Vecchio e del Nuovo Testamento. La cinquecentesca ala sud ha rivelato all’interno delle mura d'ambito degli ambienti a pian terreno notevoli tracce del porticato svevo parzialmente inglobato dalla struttura palaziale a doppio ordine di casamatte, ingentilita da un prospetto a logge a crociera, voluta da Carlo V e posta in opera dal de Alarcon. L’allestimento storico del Museo del Castello nel bastione di nord-est comprendeva un plastico ligneo del castello, realizzato alla metà del Settecento da Giovanni Carafa, duca di Noja, ed alcuni dei più importanti reperti ceramici e lapidei, provenienti dagli scavi condotti nel castello.

Il nostro castello ha pianta quadrangolare, vasto cortile centrale, quattro torri quadrate agli spigoli, rivestimento a bugne rilievate, merlatura piana; fu cinto da un antemurale - un muro fortificato, un tempo internamente percorribile e munito di feritoie - che ne ribadisce ancora il perimetro, determinando tre cortili minori, e da un fossato comunicante col mare. Due iscrizioni marmoree sovrastano gli antichi ingressi, aperti entrambi nel fronte occidentale, rispettivamente nella cortina del castello e nell'antemurale, datandone la costruzione, nel mese di giugno del 1233; la seconda afferma che, per ordine imperiale nel 1249, furono realizzati, il muro di cinta ed una fortificazione avanzata. Ad una delle due torri sul mare, nel 1240, Federico II fece impiccare, a vista delle navi veneziane, ree di aver devastato le coste pugliesi, Pietro Tiepolo, podestà di Milano e figlio del Doge di Venezia, catturato durante la battaglia di Cortenuova del 1237.

Il rapporto fra il Castello e la vicina Cattedrale è stato letto anche in chiave simbolica, come confronto fra potere imperiale e potere ecclesiastico. È un’interpretazione del paesaggio monumentale, non una motivazione di fondazione attestata dalle iscrizioni.

Il sito e le vicende patrimoniali

Il castello appartiene al sistema difensivo del Regno di Sicilia, ereditato da Federico II attraverso la madre Costanza d’Altavilla. Il fronte settentrionale affacciato sul mare è stato accostato, per il motivo delle arcate, al lato settentrionale della Cattedrale: un confronto formale fra le due grandi presenze del paesaggio tranese.

La sua fondazione, su un banco roccioso di quota sensibilmente ribassata rispetto alla terra ferma e probabilmente isolato fin dall'origine, comportò la distruzione di un modesto avamposto di vedetta, una piccola torre di guardia riferibile ai secoli X - XI, rinvenuta sotto il piano di calpestio dell'attuale ingresso.

Passato, col succedersi delle dinastie, prima agli Angioini, poi agli Aragonesi, fu sempre, fino ai nostri giorni, di pertinenza demaniale, tranne un breve periodo (1385-1419), allorché fu assegnato al capitano di ventura Alberico da Barbiano, in grazia dei servigi resi a Carlo III di Durazzo in lotta per la successione con Luigi D'Angiò.

L’antemurale riprende il perimetro della fortezza sui tre lati verso terra, determinando cortili secondari a est, sud e ovest.

Visitare il Castello oggi

Il Castello non racconta una sola epoca. Durante la visita conviene distinguere il nucleo federiciano, gli adattamenti alle armi da fuoco e le trasformazioni legate all’uso carcerario. Cortili, saloni e bastioni aiutano a leggere queste fasi nello spazio; il museo conserva inoltre materiali lapidei e ceramici provenienti dagli scavi dei restauri novecenteschi.

Architettura, bestiario e mare

Il 19 giugno 2026 è stato inaugurato un percorso che comprende nuove installazioni permanenti dedicate alla forma dell’edificio, agli animali dell’immaginario medievale e al rapporto con il mare. Il progetto di Dotdotdot, sviluppato nell’ambito del programma museale, combina modelli e strumenti interattivi con i reperti e gli ambienti storici.

Nel bastione nord-est la lettura dell’architettura passa anche attraverso un modello tattile e contenuti digitali; in Sala Manfredi il bestiario mette in relazione frammenti scolpiti e immagini fantastiche; nelle cosiddette scuderie un’installazione audiovisiva interpreta il legame con il mare. Sono strumenti di lettura, non ricostruzioni da confondere con resti medievali originali. Per esigenze sensoriali specifiche chiedi in anticipo come siano organizzati suoni, proiezioni e percorsi alternativi.

Preparare l’ingresso

Controlla orari, biglietti e ambienti effettivamente aperti nella scheda ufficiale del Castello. Una visita completa richiede tempo per gli interni: il rapido passaggio davanti alla facciata non ne restituisce la complessità. Cortili e collegamenti possono essere esposti al sole o alla pioggia, quindi adatta abbigliamento e ritmo.

Per proseguire il tema, leggi mura e porte di Trani e confronta la fortezza di oggi con le incisioni ottocentesche. Con la Cattedrale il Castello condivide il rapporto con la costa, ma funzione e vicende sono diverse: ciascuno merita una visita autonoma.

Bibliografia e crediti

Testo originale di Alessandro Bove; aggiornamento e collegamenti editoriali TraniWeb.

M. Pasquale, Ipotesi iconografica ed iconologica su alcune mensole nel castello di Trani, in Cultura e società in Puglia in età sveva e angioina, Atti del Convegno di studi (Bitonto 1987), a cura di F. Moretti [Studi Bitontini, 47-48], 1989, pp. 227-242

M. Pasquale, Il castello di Trani, in Federico II Immagine e potere, catalogo della mostra, a cura di M.S. Calò Mariani e R. Cassano, Venezia 1995, pp. 253-257

AA.VV., Itinerari federiciani in Puglia. Viaggio nei castelli e nelle dimore di Federico II di Svevia, a cura di C.D. Fonseca, Bari 1997, pp. 93-97

M. Benedettelli, Bari, castello svevo-Trani, castello svevo: gli interventi di restauro e recupero funzionale, in Castra ipsa possunt et debent reparari: indagini conoscitive e metodologie di restauro delle strutture castellane normanno-sveve, Atti del convegno internazionale di studio promosso dall’Istituto Internazionale di Studi Federiciani, Consiglio Nazionale delle Ricerche (Castello di Lagopesole, 16-19 ottobre 1997), a cura di C.D. Fonseca, Roma 1998, pp. 703-730

Castelli e cattedrali a cent’anni dall’Esposizione Nazionale di Torino, catalogo della mostra, a cura di C. Gelao e G.M. Jacobitti, Bari 1999, pp. 597-601

A. Diviccaro, I castelli di Barletta e Trani, in Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II, a cura di R. Licinio, Bari 2001, pp. 113-156 (136-156)

La documentazione originale comprende contributi e schede di Stefania Mola, pubblicati con autorizzazione, oltre alla bibliografia riportata.

Integrazioni e collegamenti editoriali: TraniWeb. Il contributo originale e i suoi riferimenti sono conservati.

Aperture, contatti e condizioni di ingresso: Ministero della Cultura (cultura.gov.it, museipuglia.cultura.gov.it), ottobre 2026.

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