Luogo da scoprire · Puglia Imperiale: città e borghi vicini

Minervino Murge

Il balcone sulla valle dell’Ofanto fra Scesciola, grotta micaelica, cattedrale e monumenti civici segnati dalla storia del Novecento.

Folla serale in strada

Situata su un promontorio roccioso delle Murge, è nota come “Balcone delle Puglie” per la sua posizione a dominio della valle dell’Ofanto. L'identificazione del luogo nella tavola Peutingeriana richiede cautela. Secondo la leggenda, venne fondata da alcuni legionari romani scampati alla battaglia di Canne, che ritenendo il luogo sicuro e confortevole e legando con i residenti del luogo decisero di rimanerci. Qui dedicarono una grotta alla dea Minerva (oggi San Michele) dove celebravano i loro riti ma soprattutto i matrimoni con le donne del luogo. Più volte distrutta dalle incursioni saracene, Minervino, appartenne al principe di Taranto e fu poi dei Pignatelli, dei Carafa e dei Tuttavilla. Nel giugno 1945, dopo la fine della guerra in Italia, la città fu teatro di una grave rivolta, ricordata con l'espressione «dichiarazione di guerra all'Italia». Non si trattò di una dichiarazione fra Stati. Secondo la cronologia tramandata del tumulto, la sera del 24 giugno 1945, in seguito all’arresto di alcune persone accusate di furto nonché ad alcuni giovani renitenti al servizio di leva, scoppiò una rivolta comunista. La città si trasformò in una fortezza, vennero installate mitragliatrici nei punti nevralgici della città e sorsero trincee e barricate lungo le strade principali. Il 29 giugno dopo i tentativi di mediazione di Mauro Scoccimarro, esponente comunista e in seguito senatore e dei segretari comunisti delle sezioni di Bari e Andria, intervenne il Battaglione San Marco che, coadiuvato dai Carabinieri della provincia, riportò la situazione alla normalità. In questi cinque giorni di rivolta ci fu una sola vittima, Michele Colia, ricordata oggi da una lapide commemorativa posta nel luogo in cui perì.

La cattedrale dell'Assunta

La cattedrale di Minervino Murge, dedicata alla Vergine Assunta, fu sede dei Vescovi minervinesi dall'XI secolo sino al 1818 (anno in cui la diocesi fu soppressa). Da fonti storiche certe si apprende che la Cattedrale fu rifatta quasi completamente fra il XVI ed il XVII secolo, in quanto l'antico Duomo, edificato sotto la dominazione normanna nell'XI secolo, fu demolito perché pericolante. La facciata in pietra ha un rosone in stile romanico e tre portali rinascimentali. L'interno a tre navate divise da colonne rinascimentali è coperto da una copertura a capriate, sull'Altare Maggiore (sec. XVIII) un tempietto in marmo racchiude il Santissimo Crocifisso. Il Crocifisso è descritto come opera medievale. Un intervento di epoca imprecisata lo ricoprì di uno spesso strato di vernice bruna, alterandone l'aspetto. Con il restauro del 1995 tale strato è stato rimosso riportando l'opera all'originale aspetto. Degna di rilievo è la vasca in marmo del Fonte Battesimale, pregevole opera cinquecentesca; traslata dalla navata di destra dove inizialmente risiedeva, in uno degli archi sulla sinistra, è stato unico per tutto il paese fino al 1884. La cattedrale già dal XVII secondo la descrizione attribuita a Tango era completata da un bellissimo campanile di pietra a cinque ordini. In epoca imprecisata, relativamente recente, il campanile crollò e la Cattedrale per parecchio tempo rimase senza, sino a quando, nel 1924, fu ricostruito ad opera dell'allora Arcidiacono Ignazio Bevilacqua sotto la guida del maestro muratore Barbera.

La grotta di San Michele

La grotta è una cavità carsica, formatasi per l'azione delle acque sulla roccia calcarea. Non si conosce invece il tempo in cui la grotta venne dedicata al culto dell'Arcangelo, con certezza sappiamo che nel Seicento il culto a San Michele si è consolidato come attestato nel 1667 da un atto di vendita del feudo alla famiglia Tuttavilla nel quale si fa riferimento alla presenza di un eremita che aveva la custodia del luogo. Oggi l’ingresso alla grotta è chiuso da una costruzione edificata alla fine del 1800 attraverso la quale si giunge ad una scalinata che porta all’altare maggiore posto in fondo alla grotta. Lungo le scale nel 1773 venne costruito un altare in seguito ad un terremoto che impaurì i minervinesi che non vollero più scendere giù in grotta per la celebrazione della Messa all'altare maggiore.

Il faro votivo

Il faro è un monumento eretto nel 1932 ad esaltazione del fascismo e dei suoi caduti. La costruzione iniziata con la posa della prima pietra il 28 ottobre 1923, fu compiuta in nove anni, ed inaugurata il 29 giugno 1932, alla presenza del Segretario del Partito Fascista, Starace. Alla caduta del fascismo i comunisti volevano abbattere quel mausoleo, ma il geom. Tommaso Barbera, si adoperò perché ciò non avvenisse. Venne alleggerita l’esaltazione fascista, distruggendo i fasci littori, dall'epigrafe fu tolta la parola "fascista" e il mausoleo venne convertito in monumento ai caduti di Puglia. Sopra ad un basamento a forma di dado si regge una grande colonna, sopra il quale è collocata la lanterna ruotante descritta, dopo la sostituzione dell'apparato originario, con un fascio di minore intensità. Al primo impianto, attribuito a una donazione del Ministero della Marina Mercantile, si riferiscono le indicazioni storiche di due milioni di candele e di visibilità fino a 80 km: non certificano il funzionamento attuale. La struttura alta 32 metri è interamente costruita in pietra dura di Minervino.

Torre dell'orologio

L'origine della torre può essere stabilita al periodo fra il 1460 e il 1490, in cui il territorio di Minervino viene portato in dote insieme a Venosa, Lavello, Montemilone da Maria Donata del Balzo-Orsini, figlia del duca di Venosa, nelle nozze (1460) con Pirro del Balzo duca di Andria e principe di Altamura. La sua costruzione è dovuta soprattutto con scopi civici, di segnalazione e di emergenza sull'abitato circostante. Infatti è collocata sulla strada di accesso principale al vecchio borgo che collegava l'ingresso cittadino al vecchio castello. Nel corso dei secoli ha subito vari rimaneggiamenti ed è forse nel '700 che la torre subisce un innalzamento dovuto alla costruzione del prospiciente Orfanotrofio dedicato a Gesù, Giuseppe e Maria, la maggiore altezza di questi edifici avrebbe imposto un innalzamento della torre alla cui sommità viene aggiunta una sorta di lanterna con le facciate completamente murate su cui sono collocate le campane. La torre probabilmente conteneva già un orologio, nel settecento, visto che in un documento di conti dell'"università" datato 1701, venivano corrisposti 8 ducati al maestro dell'orologio. La torre ha subito un processo di restauro che l'ha riportata agli antichi splendori donandole un caratteristico colore giallo. Il vecchio ingranaggio dell’orologio (XIX sec.) è stato restaurato ed è stato destinato all'esposizione all'interno della torre, mentre la scansione delle ore è stata affidata a un meccanismo elettronico. L'eventuale visita all'interno va verificata localmente.

La Scesciola

Il nucleo più antico della cittadina è la “Scesciola”, caratterizzata da un labirinto di viuzze dall’andamento irregolare, rampe, povere case imbiancate a calce, aggrappate alle pendici della collina e strette le une alle altre in un continuo susseguirsi di archetti in tufo. Numerose sono le edicole sacre, testimonianza di una fede profonda. La “Scesciola” conserva una trama architettonica stratificata consentendo una lettura dell’avvicendamento storico delle costruzioni.

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