Storia e documenti · Castel del Monte
Il restauro di Castel del Monte
Dalle prime opere contro le infiltrazioni ai restauri novecenteschi, come leggere materiali originali, integrazioni e necessità di conservazione del castello.
L’aspetto attuale di Castel del Monte dipende dal progetto medievale e da una lunga storia di conservazione. L’edificio ha subito spoliazioni, abbandono e danni provocati dall’esposizione atmosferica: la sua regolarità esterna non deve far pensare a un monumento arrivato intatto dal Duecento.
Un edificio esposto al clima della Murgia
Vento, umidità, infiltrazioni ed escursioni termiche hanno contribuito al deterioramento dei materiali, all’esterno e negli ambienti interni. Le criticità riguardavano anche le coperture e le volte, alcune delle quali avevano subito crolli. Impedire all’acqua di penetrare nelle murature era dunque una necessità strutturale, oltre che un modo per proteggere superfici e decorazioni.
Lo Stato italiano acquistò il castello nel 1876. Nella prima stagione di lavori, l’ingegnere Francesco Sarlo si occupò della protezione dell’edificio: gli interventi avviati nel 1879 comprendevano opere contro le infiltrazioni e infissi per le finestre. I lavori sul pavimento dell’ottava sala al piano terreno permisero di riconoscere resti di mosaico, una testimonianza importante della ricchezza originaria degli interni.
I cantieri del Novecento
Dal 1928 il soprintendente e archeologo Quintino Quagliati avviò un’altra fase di interventi. La rimozione dei materiali accumulati e delle conseguenze dei lavori precedenti contribuì a rendere nuovamente leggibile il monumento. Nello stesso anno furono recuperati frammenti scultorei oggi conservati a Bari, fra cui una testa laureata e un busto acefalo.
Questi cantieri appartengono anche alla storia delle idee sul restauro. Consolidare una struttura, sostituire una pietra degradata e ricomporre un elemento mancante sono operazioni diverse. Il visitatore può osservare l’insieme senza perdere di vista questa distinzione: la continuità delle forme non significa che ogni superficie sia medievale.
Che cosa raccontano i materiali superstiti
Il frammento musivo della sala VIII, le decorazioni scolpite e le tracce dei rivestimenti aiutano a immaginare interni più colorati di quelli attuali. Calcare, breccia corallina e marmo avevano ruoli differenti; le parti mancanti ricordano quanto il castello sia stato trasformato anche dall’asportazione di materiali. La pagina sull’architettura di Castel del Monte offre gli elementi per riconoscerli.
La conservazione prosegue attraverso controlli e manutenzione: il rapporto di missione 2024 della Soprintendenza dedica attenzione al monitoraggio e alla conservazione preventiva del monumento. È un lavoro continuativo, non un singolo intervento capace di eliminare per sempre gli effetti del tempo.
Il riconoscimento UNESCO valorizza il significato culturale del castello; non deriva dal semplice splendore di un edificio ripulito. Anche restauri e lacune aiutano a capire come quel valore sia stato trasmesso fino a noi.
Testo originario di Michela Tocci.