Storia e documenti · Dalle origini al Medioevo
Federico II: Trani e il paesaggio della Puglia sveva
La formazione del sovrano, il governo del Mezzogiorno e il ruolo di Trani nella rete di castelli e città della Puglia.
Fra il porto di Trani e le colline della Murgia, l’età di Federico II ha lasciato un paesaggio di castelli, città e vie di collegamento. Il Castello Svevo di Trani e Castel del Monte ne sono due espressioni molto diverse: il primo si confronta direttamente con il mare e l’abitato, il secondo domina un ampio territorio interno. Per comprenderli occorre guardare sia alla biografia dell’imperatore sia all’organizzazione del suo regno.
Dall’infanzia a Palermo alla corona imperiale
Federico nacque a Jesi il 26 dicembre 1194, figlio dell’imperatore Enrico VI di Hohenstaufen e di Costanza d’Altavilla. Rimasto orfano dei genitori durante l’infanzia, divenne re di Sicilia nel 1198 sotto la tutela di Innocenzo III. La corona imperiale non fu un’eredità acquisita automaticamente a quattro anni: la conquista del potere in Germania e l’incoronazione imperiale appartengono a una fase successiva.
Palermo, nella quale crebbe, conservava l’eredità normanna e una forte pluralità di culture e tradizioni religiose. Il matrimonio del 1209 con Costanza d’Aragona si inserì nel consolidamento della monarchia. Nella contesa con Ottone IV furono decisivi alleanze e avvenimenti europei: non basta attribuire la vittoria ai cavalieri giunti con la sposa. Federico fu incoronato imperatore a Roma nel 1220.
La Puglia nel governo del regno
Tornato nel Mezzogiorno, il sovrano promosse un’opera di riorganizzazione amministrativa, giudiziaria e territoriale. Città, borghi, castelli e residenze formavano una rete di controllo e di comunicazione. In questo quadro si collocano la ricostituzione di insediamenti e i ripopolamenti, fra i quali quelli di Altamura e Lucera, con vicende e modalità differenti.
Foggia divenne una residenza privilegiata dell’imperatore e ospitò frequentemente gli uffici della monarchia. Nel 1223 vi fu costruita la sua domus. Non si trattò però di un semplice trasferimento formale della capitale da Palermo: la corte restava mobile e i centri del potere avevano funzioni diverse. Capitanata, Terra di Bari, Terra d’Otranto e Basilicata vanno inoltre considerate nel quadro amministrativo medievale, non come una copia dei confini regionali di oggi.
Trani e il sistema dei castelli
A Trani il castello rende evidente il rapporto fra autorità regia, porto e città. Osservarlo dalla piazza e dal lato del mare aiuta a capire una collocazione che non è soltanto scenografica: l’edificio si inserisce nel controllo di un centro attivo negli scambi adriatici. La sua storia non finisce con gli Svevi; modifiche e usi successivi ne hanno trasformato gli ambienti e l’aspetto.
Il confronto con Castel del Monte permette di riconoscere la varietà delle architetture federiciane. Non tutti i castelli rispondono alla stessa pianta o alla medesima funzione. Nella Puglia del Duecento si incontrano tradizioni classiche e bizantine, esperienze romaniche e forme gotiche: maestranze e cantieri traducono queste relazioni in pietra, volte, portali e decorazioni.
Famiglia e successione
Da Costanza d’Aragona nacque Enrico; dal successivo matrimonio con Jolanda, o Isabella, di Brienne nacque Corrado. Il legame con la dinastia di Gerusalemme ebbe anche un significato politico. La terza moglie fu Isabella d’Inghilterra. La memoria delle due imperatrici è legata alla cripta della Cattedrale di Andria, da distinguere naturalmente da quella tranese.
Bianca Lancia fu madre di Manfredi. La tradizione ha circondato la loro relazione di racconti sentimentali, ma non è possibile stabilire quale donna Federico abbia “amato davvero” come se fosse un fatto documentato. Il tema dinastico riguarda piuttosto i figli, le alleanze e il problema della continuità del potere dopo la sua morte.
Scienza, poesia e osservazione della natura
Gli interessi della corte spaziavano dalla matematica all’astronomia, dalla filosofia alle scienze naturali. Nel 1224 Federico fondò lo Studio di Napoli; nel suo regno ebbe rilievo anche la tradizione della Scuola medica salernitana. La formazione di funzionari e uomini di legge era parte del progetto politico, non un’attività separata dal governo.
I poeti della Scuola siciliana, legati alla corte e all’amministrazione, contribuirono in modo decisivo allo sviluppo della lirica italiana in volgare. Fra gli interessi del sovrano la falconeria occupava un posto particolare: il De arte venandi cum avibus unisce la pratica della caccia all’osservazione degli uccelli. Musica, poesia e attenzione al corpo, la cura corporis, completano un ambiente culturale nel quale circolavano conoscenze di diversa provenienza.
La morte e la fine del dominio svevo
Federico morì il 13 dicembre 1250 a Castel Fiorentino, presso Torremaggiore. Il racconto secondo il quale avrebbe evitato Firenze per una profezia legata al nome “fiore” appartiene alla leggenda sulla sua morte. Le tensioni con il papato e le difficoltà militari degli ultimi anni sono invece parte della storia politica del regno.
La successione attraversò le vicende di Corrado e di Manfredi. Quest’ultimo morì nella battaglia di Benevento del 1266, sconfitto da Carlo d’Angiò, sostenuto dal papato. Nel 1268 anche il tentativo di Corradino terminò con la sconfitta a Tagliacozzo e con l’esecuzione a Napoli. Il passaggio agli Angioini cambiò il quadro politico, senza cancellare il sistema di edifici e città sviluppato durante l’età sveva.
Un percorso fra costa ed entroterra
Per leggere queste vicende sul territorio si può partire dal Castello Svevo di Trani e proseguire verso Castel del Monte. Il confronto non è una ricerca di misteri comuni: mette in relazione paesaggi, soluzioni architettoniche e funzioni del potere. Gli approfondimenti dei due monumenti permettono di distinguere ciò che risale al Duecento dalle trasformazioni delle epoche successive.