Documento e ricerca · Dalle origini al Medioevo
I Templari a Trani: presenze, pellegrini e interpretazioni
Presenze templari, racconti di pellegrinaggio e interpretazioni simboliche dei luoghi tranesi, in un saggio fra storia e tradizione.
Questo saggio accosta vicende documentarie, tradizioni locali e interpretazioni simboliche. I richiami a geometria sacra, segni magici e reliquie esprimono letture tradizionali, non prove dell’appartenenza templare degli edifici. Le accuse rivolte all’Ordine non equivalgono all’accertamento dei reati.
Presenze e interpretazioni
Il ricordo dei Cavalieri del Tempio a Trani è affidato alle antiche vestigia appartenute all’Ordine, iniziando dall’antica Domus dei Templari posta lungo l’antica Strada La Rosa (oggi Via Ognissanti), uno dei suoi antichi simboli, al Campanile del meraviglioso Duomo di Trani alla cui base sono disegnati i magici simboli dell’Ordine, una doppia croce greca circoscritta nel quadrato, che stabilirono quel punto essere il centro del mondo ove i Pellegrini arrivavano dal lontano Oriente, per andare alla Tomba di San Pietro o, per chi proveniva dall’Occidente, si partiva per recarsi in Terrasanta. Altri elementi tipici che testimoniano della presenza dei Templari sono l’utilizzo del termine “Pellegrino”, di cui è insignito il Patrono della Città, i termini “hospitalis”, il toponimo dell’antica Strada la “sacra spina”.
Barletta e Trani furono due centri di gran rilevanza nella storia dei Cavalieri del Tempio in quanto nella prima risiedeva il Gran Maestro, da cui dipendeva tutto il Regno delle due Sicilie, mentre a Trani, che assumeva il titolo di domus praeceptoria, vi era il Vescovo da cui i Templari dipendevano canonicamente. La storia dei Templari nasce ad opera di Ugo de Payns all’inizio del XII sec., allo scopo di difendere e soccorrere i pellegrini diretti in Terrasanta. La soppressione dell’Ordine nel 1312 e il rogo del 1314, sul quale morì l’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay, appartengono a una complessa vicenda politica e processuale, non spiegabile con il solo abbandono dell’antica Regola. Secondo due studiosi italiani, Filiberto Campanile (1610) e Matteo Camera (1841), il fondatore dell’Ordine, Ugo de Payns, non sarebbe stato un francese, ma l’italiano Hugo Paganis, discendente da un Albertino di Brettagna che sotto Tancredi d’Altavilla si sarebbe stabilito a Nocera e detto per questo dei Pagani, mentre per Matteo Camera il fondatore dell’Ordine sarebbe nato a Scala.
L’Ordine era composto da Cavalieri che potevano essere indifferentemente laici o religiosi, però dovevano giurare i voti dell’ordine monastico ed impugnare la spada. A Capo dell’Ordine era posto il Magister Militiae Templi e i Cavalieri indossavano una veste bianca con una croce rossa. La presenza dei Templari a Trani è certa dalla metà del XII secolo come riportato dal Diacono Amando nella sua “Historia Traslationis Sancti Nicolai Peregrini”.
La loro storia s’interseca con quella della Puglia, da dove partivano navi cariche di grano, di vino, di cavalli per sostenere i crociati ed i pellegrini in Terra Santa e quella delle Sacre Reliquie, l’avventuroso viaggio del Sacro Lenzuolo della Sindone, le Sacre Spine, che cinsero il Capo di Cristo, la Lancia che ne trafisse il costato.
In particolare, per quanto riguarda la Sacra Sindone la sua storia è legata, tra gli altri, a Teodoro Angelo Commeno, fratello del primo despota d’Epiro, Michele, papà di Elena Commeno, le cui nozze con Re Manfredi furono festeggiate a Trani, ove in una lettera indirizzata a Papa Innocenzo, lo stesso rivendicava il possesso della Sacra Sindone al fratello Michele, mentre altre storie attribuiscono il possesso della lancia di Longino a re Baldovino che venne esule a Trani. Un intreccio di storia e leggenda sul cui sfondo appare la bella, ricca e potente Città di Trani. I Templari a Trani ebbero ricchi possedimenti che sarebbero pervenuti, secondo la tesi dei due Autori citati, al fondatore dell’Ordine Ugo dei Pagani da Boemondo, barone di Puglia, e successivamente al figlio Giovanni (1158) e poi al figlio di questi Abelardo (1191).
Con la venuta di Federico II i Templari, come già avvenuto in Sicilia, iniziano, anche in Puglia a perdere il loro potere, salvo riacquistarlo con la caduta di casa Sveva, e l’avvento degli Angioini, che concessero numerose esenzioni all’Ordine per il trasporto delle derrate dai Porti Pugliesi verso San Giovanni d’Acri. Tra i beni appartenenti all’Ordine situati in Trani va ricordato che il 29 giugno 1279 tale Andrea Strino di Barletta donava a Pietro de Genua, Magistro Ordinis Templariorum, la metà della sua casa con la metà “plateae, cisternae et crypta” siti in Trani.
Nel 1295 anche la vedova di Ser Sommaro Ruggiero de Trano, Alferada, donava cospicui beni alla Chiesa di San Giovanni dipendente dall’Ordine, con la riserva dell’usufrutto e dell’obbligo di una messa quotidiana e due ceri sulla tomba. In base ad un atto del 1191 a Trani esisteva all’epoca una Grancia dei Cavalieri del Tempio, costituita da un complesso di beni, chiese e magazzini per la conservazione di prodotti agricoli, destinati a sostenere i Cavalieri del Tempio in Terra Santa. Nel 1213 presso la domus praeceptoria di Trani Pietro d’Ays, magister provincialis, tenne un importante convegno con tutte le domus di Terra del Lavoro e dell’Apulia.
L’Ordine dei Templari a Trani è intrinsecamente legato all’ Abbazia Omnia Sanctorum, che comprendeva anche la domus praeceptoria e l’ospedale per il ricovero e l’ospitalità ai pellegrini, posta sulla riva del Porto extra moenia, che la tradizione vuole fondata dall’Ordine e dove gli antichi Cavalieri in procinto di partire per la Terra Santa prestavano il loro giuramento di fedeltà agli ideali di Cristo. Secondo la tradizione locale, in questa chiesa avrebbero prestato giuramento i cavalieri normanni della prima crociata guidati da Boemondo d’Altavilla prima di partire per l’Oriente. Quella delle precettorie al di fuori della cinta muraria era una caratteristica comune a tutti gli insediamenti dell’Ordine che comprendeva un complesso di beni autosufficienti per la vita dei fratres, non ultimo un vivarium dove si allevavano pesci molto consumati dai Templari durante i periodi d’astinenza dalle carni.
La Chiesa Omnia Sanctorum è situata in riva al Porto, nella cala in cui sbarcavano le merci provenienti dall’Oriente, nella zona antistante l’Angiporto, luogo deputato al deposito, che si apre su di una Piazzetta ricca di portici nei pressi dell’antica Porta Aurea, a ridosso del quartiere ebraico. La Chiesa è posta lungo l’importante asse viario della Strada del Cambio, ove confluivano tutti i cambiavalute, e s’intersecava con la Consolare Costiera che collegava l’Amiternum con Egnazia. Lungo questa via avvenivano tutti i traffici e la stessa rappresentava uno degli assi portanti della viabilità pugliese insieme alla Via Traiana, la Via Appia e la Via Minucia che si collegavano tra loro attraverso un sistema di tratturi che correndo lungo i crinali delle lame attraversano il territorio pugliese.
Nel 1169 Bertrando (1169-1184), arcivescovo di Trani affidò ai Templari anche la Chiesa di Santa Maria Maddalena in Barletta che, in seguito, ebbe un ruolo di primaria importanza nella storia dell’Ordine, divenendo alla fine del XII sec. il centro più importante del Regno di Sicilia, sino a divenire, prima, sede del Maestro Provinciale dell’Apulia e successivamente del Maestro Generale dell’Apulia e Sicilia.
Successivi studi tuttavia hanno chiarito che già nel 1113 la Casa degli Ospitalieri di Barletta si era vista confermare dal Pontefice Pasquale II tutti i beni che possedeva ad Otranto, Taranto e Bari e che nel 1166 la Casa del Tempio di Barletta, in seguito detta Pavalon si ebbe possedimenti anche in Oriente per opera di Baldovino. Accanto alla Chiesa di Santa Maria Maddalena i Templari edificarono uno stabilimento per accogliere le donne che si recavano in pellegrinaggio in Palestina in espiazione dei propri peccati. Dal priorato di Barletta dipendevano, anche, il Castello di Guarascone, in territorio di Spinazzola, la casa di Bersentino, la casa di Santa Maria di Sovereto, la casa di San Nicola di Molfetta, le masserie di Santa Maria de Mari, Santa Maria de Saliniis, Trinità, San Giovanni de Fratribus e San Benedetto de Nuce, San Leonardo di Puglia in Capitanata, Salpi, Montecorvino, Alberona, Montesantangelo, San Quirico, e altre terre in Basilicata. Ai fini della concessione della chiesa di Santa Maria Maddalena, il capitolo generale dei Templari di Gerusalemme approvò la concessione fatta dal clero tranese, riconoscendo che il rettore della chiesa avrebbe riconosciuto in perpetuo la sua soggezione canonica all’Arcivescovo di Trani.
Nel 1096, con la prima Crociata, Trani, insieme a Barletta divenne sede privilegiata per l’imbarco di crociati, pellegrini e merci per la Terra Santa, realizzando notevoli ricchezze. Inoltre, essendo uno dei pochi Porti protetti della Puglia, si prestava al ricovero di una notevole flotta mercantile.
Da questo momento la storia dei Templari si confonde con la storia delle crociate, terminata, sostanzialmente, con la caduta di San Giovanni d’Acri nel 1291. Con il crollo del sistema politico militare instaurato dai crociati a tutela dei luoghi santi inizia il declino dei Templari che, nel 1307, sono arrestati e posti sotto processo a Brindisi, dall’Arcivescovo di Napoli, d’ordine di Papa Clemente V, con l’accusa di “apostasiae salus, detestabile ydrolatiae vitium, execrabile facimus sodomorum et haeres varias de quibus accusabantur magister et fratres militiae templi”
Un volto barbuto su un capitello di Ognissanti è stato associato, nella tradizione interpretativa, alle accuse contro i Templari; il motivo figurativo non dimostra però né l’eresia dell’Ordine né un nesso con il processo.
Ospitalità e medicina storica
Le preparazioni ricordate qui appartengono alla medicina antica: non sono rimedi da riprodurre o indicazioni terapeutiche attuali.
La storia dei Templari è anche legata ad una delle prime organizzazioni sanitarie del tempo. Lungo le coste delle Puglie accanto alle Domus dei Templari sorsero numerosi Ospedali per il ricovero ed il soccorso dei pellegrini, e proprio una lapide collocata nell’antica Abbazia Omnia Sanctorum di Trani ci fa sapere che lì è sepolto un Cavaliere dell’Ordine, “Costantinus Abbas et Medicus” e che in quel posto vi era un Hospitalis, testimoniato tra l’altro da un antico codice della Biblioteca Nazionale di Russia a San Pietroburgo, che trae la sua origine nel XII sec. ad opera di Matteo Plateario, che ci indica, come a Trani si coltivava una varietà speciale di Oppio, detta appunto “oppio tranese” per curare, l’erisipela, causato da umore collerico, o l’herpes estiomeno, ed ancora, per addormentare i sensi, a fini terapeutici, per interventi chirurgici invasivi, mescolando l’oppio tranese con un seme di carruba, o preparare impiastri mescolandolo con latte materno e olio rosato.
La storia dei Templari c’introduce in un mondo antico fatto di religiosità ma anche di superstizione verso l’ignoto, attraverso una simbologia magica a cui veniva attribuiti poteri divini, e alle accuse di eresia che segnarono il processo contro l’Ordine.
Prima di divenire simbologia magica durante il periodo della decadenza, l’Ordine si esprimeva attraverso la così detta Geometria Sacra che aveva avuto il suo epicentro presso la Scuola di Chartres che attribuiva grande importanza alle arti del quadrivio. I canoni di questa “geometria”, secondo i più accreditati studi, sono presenti nell’antica Chiesa di Ognissanti alla quale una lettura tradizionale collega il 21 marzo, quando il sole sorgendo all’equinozio, penetra dal finestrone dell’abside maggiore, attraversa la prima e seconda colonna a destra e va a colpire una semicolonna del portico sul cui capitello spicca il simbolo egizio della dea Iside, o il 23 dicembre, solstizio d’inverno, quando il sole con il suo raggio si va a posare sul pilastro cruciforme nel portico. O come l’indicazione del fiore dell’Apocalisse, riportato in foto, o quel tau con la pi greca posti lungo il cornicione della finestra dell’abside che sono a testimoniare che trattasi di un luogo magico.
Secondo gli storici non sono questi gli unici elementi di geometria sacra presenti nella Chiesa, che è dedicata al giorno 1 11 ovvero la Trinità (uno in tre), gli angoli sono a 74° e 37° gradi la cui somma è sempre 111, il rapporto tra lunghezza e larghezza è pari a 1,618, considerato il numero aureo, ovvero il numero della vita, già presente presso gli antichi greci, ma ritrovato anche nell’antico Egitto. Ma i luoghi dei Templari sono anche gli antichi luoghi che l’uomo percorreva “per agros” attraverso le campagne, aggirando i luoghi abitati, con il bordone, il mantello e la borsa al fianco sempre aperta, come viene raffigurato il Santo Protettore di Trani, sempre pronto a dare ma anche a ricevere.
Il “pellegrinaggio” costituiva il viaggio della redenzione per rimettere i peccati commessi dopo il battesimo, costituendo un mezzo eccezionale di remissione sopratutto per i tre peccati capitali: adulterio, omicidio, idolatria. Fra le principali mete di pellegrinaggio vi erano Roma, con la tomba di San Pietro, e Gerusalemme.
Anche questa della redenzione è una storia piena di fascino che porta l’uomo verso percorsi sacramentali di riconciliazione con Dio che si attraversa con la storia dei Templari. Il Sacro Ordine nel suo nascere assunse la tutela e la cura del pellegrino, dell’uomo peccatore, che andava protetto, affinché potesse compiersi il suo percorso di riconciliazione, e redenzione per far sì che non morisse in stato di peccatum mortalis, divenendo un’anima perduta, sottraendolo alle insidie dei ladroni, e consegnandolo ai piedi di quel campanile infisso nel suolo come una meridiana quasi a ricordare l’inesorabilità del tempo che passa.
La rievocazione
L’Associazione Culturale Trani Tradizioni, con la manifestazione “Notte dei Templari”, ha rievocato il ruolo dell’Ordine di guardiano e custode dei Pellegrini, riproponendo l’antico percorso dei pellegrini che si recavano in Terra Santa, che assaliti extra moenia e soccorsi dai Cavalieri del Tempio, sono condotti, attraverso un antico e storico percorso, ricco di magiche suggestioni, al sicuro dentro le mura della Città, sullo spiazzo situato entro quaranta passi dalla Cattedrale, luogo sacro, deputato all’asilo, per antico ed inviolabile diritto canonico.