Documento e ricerca · San Nicola Pellegrino

Nicola di Stiri, un patrono eccellente

La figura di Nicola di Stiri e il suo posto nella storia delle devozioni e dei patroni legati a Trani.

Statua lignea di San Nicola Pellegrino con croce e fronde, adorna di fiori, ripresa al tramonto con il mare e la linea di costa sullo sfondo
Questo testo approfondisceSan Nicola Pellegrino, patrono di Trani

Saggio devozionale di Filippo Ungaro. I richiami a Benedetto XVI riprendono in forma adattata i temi dell’omelia di Sulmona del 4 luglio 2010.

L’infanzia e la vocazione

“Il 1075 fu un “annus admirabilis” per la storia religiosa di Trani. Mentre iniziava in Europa, sotto il Pontificato di Gregorio VII, la lotta contro le “investiture” degli ecclesiastici da parte dei principi laici e, “eodem spatio temporis”, si edificava il Santuario di Santiago di Compostela (tomba dell’Apostolo Giacomo, Patrono di Spagna, e meta dei pellegrini della Cristianità), nell’Ellade veniva al mondo un fanciullo, destinato, “Divino consilio”, a proteggere e confortare con il Suo fervente carisma la lontana Città degli “Ordinamenta... Maris”, promulgati, 12 anni prima, dai “Consules Tranenses”.

“Nikola” (dal gr. “nikào” + “làos”, colui che vince tra il popolo) nacque in quell’anno nelle vicinanze di Stiri, uno sperduto villaggio della montuosa “Fòkis” (Focide), sita in Grecia centrale, tra la Beozia, la Locride ed il golfo di Corinto.

“Non era ancora molto lontan dall’orto,/ ch’el cominciò a sentir la terra / della sua gran virtute alcun conforto” (cfr. “Paradiso”, c. XI, vv. 55-57): così scrisse, più tardi, di un altro “folle” di Dio, ovvero di S. Francesco d’Assisi (1182-1226), l’Alighieri in inizio del XIV sec.

Lo stesso, in armonia concettuale con Dante, si potrebbe dire per “Nikola”: confortato dall’innocente canto greco in lode del Signore, sostenuto dall’iterato, e quasi ossessivo, “Kyrie eleison” e sublimato dalle visioni celestiali della Vergine e degli Angeli, mentre in solitudine pascolava il gregge, onde contribuire al sostentamento familiare, Egli era già un precoce eremita-asceta alla ricerca di Dio, per rinnovare il cuore, dare lume all’intelletto delle genti e fare fiorire una nuova grande primavera spirituale.

Affermava Benedetto XVI nel 2010, in occasione degli ottocento anni della nascita di Celestino V: “In una società in cui ogni spazio è riempito, non dobbiamo avere paura del silenzio, fuori e dentro di noi, per ascoltare Dio e gli altri, che hanno bisogno” (Sulmona, Omelia del 4 luglio 2010). Ricordando, inoltre, la “solitudine” di Celestino V (Papa nel 1294, dal 5 Luglio al 13 Dicembre), Benedetto XVI ha richiamato l’attenzione dei fedeli sulla “santità che non passa mai di moda. Che ci spinge verso il distacco dalle cose”.

Ebbene, la solitudine ed il silenzio furono i primi e basilari atteggiamenti della spiritualità dello Stiriota, il quale, a soli 8 anni d’età, avvertì distintamente i fermenti vivificanti dell’ascetismo, che Lo spinse, “aetate florens”, alla rinuncia ai piaceri sensibili, al controllo degli istinti e d’ogni passione, alla purificazione, e, in definitiva, ad una primigenia santità.

Il pellegrinaggio e l’approdo a Trani

Stimolato dall’ardore di recarsi in pellegrinaggio verso la tomba romana di Pietro, il quale, secondo la tradizione locale, era passato dalle nostre parti per andare nell’Urbe, “Nikola” s’imbarcò a “Nàupaktos” (Lepanto) con il fido Bartolomeo, abbandonò, “voluntate Dei” la Grecia (che più mai avrebbe rivisto) e, attraversato il Canale di “Hydruntum” (Otranto), approdò in Puglia, visitandone, da autentico campione ed eroe del Vangelo, varie località (non sempre ben accolto). E, così, Egli divenne, “res ipsa loquitur”, il “Pellegrino”! Ripetendo continuamente il Suo candido omaggio al “Kyrios” dell’universa valle e recando, come vessillo della Sua professione di fede, la Croce del Suo “ostinato” amore per il Signore, entrò in Trani il 20 Maggio del 1094.

La Città, caduta definitivamente nelle mani di Roberto il Guiscardo (1015-1085), non era più sotto il dominio bizantino. Il mutamento politico va distinto dallo “scisma d’Oriente” del 1054 e dalle successive vicende della dinastia dei Comneni: non è spiegabile come semplice effetto del loro indebolimento. L’espansione normanna e l’avanzata turca cambiarono su fronti diversi gli equilibri del “mare nostrum”.

La popolazione tranese, in buona parte greca, accolse il Giovinetto con crescente simpatia e, poi, “magna cum reverentia”. A differenza di altre, non Gli negò quell’ospitalità che fu tipica di un “antico borgo”, di squisita civiltà e competenza giuridico-amministrativa, aperto alle relazioni amichevoli con l’Oriente e poco incline alle divisioni scismatiche.

Infatti, all’incirca dal 1053 e per quasi mezzo secolo, l’Arcivescovo tranese ebbe ottimi rapporti con Costantinopoli. Ricordiamo, a tal uopo, i meriti dell’Arc. vo Giovanni (in carica dal 1053 al 1059, fu ambasciatore stimato presso il Patriarca Michele Cerulario, che gli conferì il titolo onorifico di “Synkellos”, ovvero “funzionario imperiale” di particolare fiducia) e dell’Arc. vo Bisanzio I (titolare dal 1063 al 1099, ebbe parte attiva nella canonizzazione di “Nikola”).

Fu, dunque, un felice contesto di spiritualità, umanità, religiosità nonché di civiltà e cultura, quello della Trani del sec. XI e seguenti. In questa Città, punto d’approdo protetto, incessante ed operoso, di mercanti, marinai, “milites Christi” e pellegrini, per misterioso quanto ineffabile disegno della Provvidenza (“stata contente, umane genti, al quia”: direbbe, forse, così un redivivo Dante), “Nikola” concluse, non ancora ventenne, la Sua brevissima, intensa e santa parabola terrena, doviziosa di prodigi miracolosi, attestati da tre autorevoli agiografi dei secc. XI. XII.

La morte e il riconoscimento del culto

Il 2 giugno del 1094 salì verso la “Gerusalemme celeste”, tra il compianto e la commozione di coloro che, in gran stuolo, ne venerarono le Sante Spoglie: fu quello il giorno della Sua nascita nella Patria del cielo. Dopo un solo lustro, “Nicolino” venne elevato alla gloria degli altari, “omnibus plaudentibus”: correva il 1099, l’anno della conquista di Gerusalemme da parte dei Crociati. Santo precoce fu “il Pellegrino”: in pochi anni seppe dare un indirizzo preciso alle Sue aspirazioni spirituali. Come, più tardi, S. Francesco d’Assisi, l’altro “pazzo” di Dio, condusse una vita povera e semplice, illuminata dalla Sua amorevole fiducia in quella Provvidenza, la quale Lo condusse alla diletta Trani dall’altra sponda del pelago.

La Sua precocità si rinvigorì ulteriormente in virtù della convinzione con cui seppe donarci, “exemplo suae innocentiae”, tre insegnamenti fondamentali: I) la tenacia nel supplicare incessantemente la Misericordia divina per merito dei frutti salvifici della Croce, Sua inseparabile compagna di vita; 2) l’invito, immacolato e trasparente, a divenire “piccoli”, poiché a loro è aperta “Janua Coeli”; 3) l’ubbidienza fedele di noi, “pellegrini” verso la Patria celeste, al volere del “Padre di tutte le genti”, “che volle”, per esprimerci a guisa manzoniana, “in lui / del creator suo spirito / più vasta orma stampar”.

Il Taumaturgo tranese non finisce, però, di stupirci, poiché vanta una preminenza non indifferente nell’agiografia di quei tempi, particolarmente fortunati per una Città, prospera ed operosa, alla quale l’Onnipotente volle assegnare un Santo così particolare.

Colpito non poco dalla semplicità del Suo costume di vita e dall’evidente santità del Giovinetto greco, l’Arc. vo Bisanzio I, dopo la Sua morte, “brevi tempore interjecto”, ne rese edotti il Pontefice, Urbano II, nonché i Padri del “Concilio romano”, tenutosi tra il 1098 ed il 1099.

Recatosi nell’Urbe con alcuni rappresentanti del Clero cittadino, del Popolo e del ceto nobiliare, Bisanzio I lesse la “Vita e morte del santissimo Pellegrino Nicola”, scritta, per suo incarico, da Adelferio, teste inoppugnabile, per diretta conoscenza, dei “fatti” miracolosi di “Nikola”.

La commozione dei “Sancti Patres” conciliari fu unanime, come il consenso per la santificazione, ed Urbano II (il quale, inoltre, per l’essere venuto dalle nostre parti in occasione del Concilio di Bari del 1098, conosceva bene il rispettoso ruolo di mediazione della Chiesa tranese tra Roma e Costantinopoli), conferì ampia facoltà a Bisanzio I per la canonizzazione.

Il documento pontificio e la memoria di Nicola

La trascrizione della “Bolla” del 1099 conserva parole latine di lettura incerta, fra cui «causamipsam», «rivelante», «gliria» e «morifice»: non vanno assunte come lezioni accertate del documento. Scrisse, tra l’altro, il Pontefice: “(...) Nos igitur causamipsam eidem fratri nostro commisimus: (...) ut quod ei rivelante Domino, visum fuerit, maturiori deliberatione instituat, ad laudem, et gliria illius, qui gratuita misericordia famulos suos morifice glorificare consuevit...(cfr. dei benemeriti Felice Spaccucci e Giuseppe Curci, “Storia dell’Arcidiocesi di Trani”, ed. Laurenziana, Napoli, 1991, p. 52).

E, così, la memoria del “Pellegrino” lega il riconoscimento della sua santità al consenso conciliare e alla Chiesa di Trani. Non è però dimostrato un primato assoluto rispetto a tutte le precedenti canonizzazioni. La Chiesa tranese, per disposizione di Gregorio VII (“in solio” dal 1073 al 1085), dipendeva direttamente da Roma e, inoltre, svolgeva un ruolo di preminenza sulle altre Sedi del Clero pugliese. Il “primato” di S. Nicola, “Peregrinus, cognominatus”, esprime qui soprattutto l’orgoglio devozionale della sua Chiesa.

È cospicuo il debito di riconoscenza che Trani ha nei riguardi dell’Onnipotente, che ha voluto donare alla Città un tale Campione della Fede ed un Gigante delle radici cristiane dell’Europa. Sarebbe auspicabile che l’agiologia di S. Nicola venisse ulteriormente approfondita, anche per dare maggiore vigore al culto di un Santo, stupendamente “francescano” ed “ante diem”, di cui la Città sembra oggi non percepire più il valore dell’immenso patrimonio di spiritualità, trasmesso ai “giovani” d’ogni tempo.

Come ha affermato Benedetto XVI, la “santità è sempre di moda”. Anche nella nostra Città, centro “privilegiato”, attraverso i secoli, di ubertosa sinergia tra le varie confessioni religiose, nonché di quella finalità ecumenica, di largo respiro, della quale “il Pellegrino” fu precursore, sulle orme di S. Paolo, rivelando una modernità sconvolgente (cfr. anche di F. Ungano, “Con un Patrono così, Trani merita davvero la visita del Santo Padre”, da “Il Giornale di Trani”, n° 14/7 Agosto 2009, pp. 10- 11).

Non dimentichiamo, pertanto, che proprio da Trani, “Gerusalemme di Puglia”, il “Pellegrino” salì alla gloria della “Gerusalemme del Cielo”, dalla quale continua a vegliare sulle sorti di questa Città “fortunata”, nelle cui acque non è raro vedere i delfini che, con l’affusolata linea, guizzano felici all’ombre placide della Cattedrale, tra i soffusi riflessi vespertini del sole che tramonta!

Filippo Ungaro

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