Storia e documenti · San Nicola Pellegrino
San Leucio, primo patrono di Trani
Il primo patrono di Trani e i legami con Villavallelonga: tradizioni agiografiche, reliquie del 1778 e iscrizioni del centenario.
L’11 gennaio ricorre la memoria di san Leucio, ricordato come primo patrono di Trani prima dell’affermazione del culto di san Nicola Pellegrino.
Le origini secondo la tradizione
La narrazione agiografica qui seguita colloca la nascita di san Leucio ad Alessandria d’Egitto intorno al 350 d.C. ed a seguito della morte della madre venne allevato ed educato da una comunità monastica egiziana. Ordinato arcivescovo, a seguito di una visione celeste, parte per Brindisi per liberare la città dal paganesimo, ove erano diffusi i culti astrali, riferibili al Sole e alla Luna come il culto del dio Mitra, il sole invincibile ed i cui misteri, celebrati in ipogei, prevedevano una complessa iniziazione che, al pari di quella gnostica, si articolava in sette gradi. Salpato da Alessandria si ferma ad Adrianopoli, forse Andria, va ad Otranto ed infine, grazie ad una nave dalmata, giunge a Brindisi. In questa città diffonde la parola del vangelo morendo l’11 gennaio sotto l’imperatore Teodosio I oppure sotto Teodosio II (408–450): sono collocazioni proposte dalla tradizione biografica, non una data di morte accertata.
Il suo culto in breve si diffuse in tutta la regione, raggiungendo Roma, ove già nel VI secolo vi era un Monastero a suo nome. San Leucio è venerato a Benevento, Caserta, Capua e San Salvatore Telesino, in Campania, e in Abruzzo ad Atessa, Villavallelonga, Rocca di Mezzo e Pietracamela. Secondo la ricostruzione tramandata, fra il periodo della predicazione di San Barbato (680) e il tempo della duchessa Teoderata (706), il corpo di San Leucio, per salvarlo dalle incursioni saracene, viene traslato da marinai tranesi da Brindisi a Trani, per essere riposto nel sacello posto sotto l’antica chiesa di Santa Maria della Scala, donde in seguito sarebbe stato trasferito a Benevento, centro del culto dei Santi venerati nell’Italia Meridionale.
La leggenda del drago e il culto in Abruzzo
Il Santo era particolarmente venerato negli Abruzzi, dove, secondo la leggenda, aveva liberato i villaggi di Ate e Tixa (in seguito Atessa) dalla presenza di un feroce drago, donando a quelle popolazioni una sua costola. Oltre ad essere Patrono di Atessa San Leucio è anche Patrono di Pietracamela, sul Gran Sasso, e di Vallecollegrande nel Fucino il cui stemma cittadino contiene l’immagine di San Leucio contornata dall’iscrizione San Leucius - Villa Vallelonga 1747.
Villavallelonga e i pastori in Puglia
Il prof. Leucio Palozzi nella sua storia di Villavallelonga ce ne racconta la storia che riportiamo per la sua stretta connessione con la storia di Trani e del culto del Santo. I pastori di Villa Vallelonga, già nei primi tempi della chiesa, migravano in Puglia ove avevano avuto modo di conoscere il culto di San Leucio prima a Brindisi e poi a Trani. La Chiesa è posta nelle vicinanze della sorgente di Fontevecchia l’unica che forniva acqua agli uomini ed alle bestie anche nelle annate di siccità come attesta uno strumento del 1583, ed il suo culto è talmente antico da non essere soggetto alle limitazioni imposte con decreto di Urbano VIII del 1630 per i culti di nuova adozione. Con decreto del gennaio 1769 venivano estese alla comunità di Villa Vallelonga le orazioni a San Leucio che si praticavano presso la Diocesi di Trani.
La reliquia donata nel 1778
Nel 1778 alcuni pastori villavallelonghesi, locati di Puglia, tornavano dal Tavoliere e, dopo aver varcato la forca Trivella, che dal lago di Fucino immetteva nel territorio di Villa, consegnavano al clero della terra natale la preziosa reliquia di un osso del dito di S. Leucio. Lo storico evento è attestato da due documenti vescovili. La prima testimonianza è dell’8 ottobre 1778 e si riferisce alla donazione della reliquia di S. Leucio da parte dell’Arcivescovo di Trani, Mons. Gaetano Maria Capicio. La donazione si inserisce nel quadro delle tradizioni dei pastori di Villa che transumavano con il gregge in Puglia ed erano soliti fermarsi, il venerdì di Pasqua per antica devozione, presso la Cattedrale di Trani dove trascorrevano la notte in canti e festeggiamenti; l’altro documento del 10 dicembre 1778, datato in Pescina dal Vescovo dei Marsi Mons. Francesco Vincenzo Lajezza, contiene l’autentica del dono “custodito in teca d’argento di forma ovale e protetta anteriormente da un cristallo”, pare si tratti di una falange del dito mignolo.
Il centenario del 1878 e le iscrizioni
Due iscrizioni in pietra del 1878 testimoniano la ricorrenza del primo centenario: la prima è posta sul lato della chiesa che guarda la Villa e dice: « Compiendosi l’anno centenario in che giunse a Villavallelonga l’insigne Reliquia del S. Patrono Leucio a memoria del solennissimo fatto M. Eleuterio Bianchi segno 2 settembre 1878»; l’altra iscrizione in latino, su pietra lievemente bombata, si riferisce alla probabile erezione di una cappella in onore del Santo, che doveva essere ubicata in un sito soprastante la canale feudale, ora non più esistente. L’iscrizione dice: Ab obtenta D. vi Leucii Reliquia centesimo recurrente cives festantes ad memoriam erexere 1878; cioè: « Ricorrendo il centesimo (anno) da quando fu ottenuta la reliquia di S. Leucio, i cittadini esultanti a ricordo eressero, 1878». Nella consuetudine di Villavallelonga descritta da Palozzi, ai festaroli di S. Leucio correva l’obbligo di tramandare l’usanza dell’offerta ai pastori della prima cena di montagna, in segno di riconoscenza per il ruolo primario assolto dai loro antenati nella formazione del culto al Santo Patrono.
La festa nella memoria dei pastori
Il racconto ricorda che i rappresentanti degli storici portatori di questa fede non mancavano di riservare l’invito ai loro ospiti a trascorrere la notte con loro, in canti ed allegria. Così, al mattino, la prima mungitura, unitamente a quella della sera precedente, dà una copiosa quantità di latte che è donata per la festività di S. Leucio ed il ricavato è utilizzato per una degna celebrazione dei festeggiamenti civili e religiosi.