Luogo da scoprire · Mare, natura e sapori
Il Parco nazionale dell’Alta Murgia
Tredici comuni condividono un paesaggio di praterie, carsismo e architetture rurali, da esplorare scegliendo percorsi adatti alla stagione e alla preparazione.
Il Parco nazionale dell’Alta Murgia tutela quasi settantamila ettari di paesaggio interno pugliese. Roccia calcarea, praterie, coltivazioni, boschi e insediamenti rurali formano un territorio nel quale natura e lavoro umano sono strettamente connessi.
I comuni e il territorio
Il Parco interessa tredici comuni: Altamura, Andria, Bitonto, Cassano delle Murge, Corato, Gravina in Puglia, Grumo Appula, Minervino Murge, Poggiorsini, Ruvo di Puglia, Santeramo in Colle, Spinazzola e Toritto. I loro centri abitati sono punti di riferimento per organizzare il viaggio, ma non coincidono tutti con gli stessi ambienti o con un’unica porta d’accesso.
Per scegliere una base o una tappa conviene partire dal tema dell’uscita: un monumento, una dolina, una passeggiata fra praterie oppure un percorso fra masserie. Il nome Alta Murgia indica una geografia ampia: visitare Castel del Monte non significa aver attraversato tutto il Parco.
Un paesaggio costruito nel tempo
Accanto ai pascoli e agli affioramenti rocciosi compaiono campi di cereali, mandorleti, stalle, piccole chiese e una fitta trama di muretti a secco. Le masserie organizzavano il lavoro agricolo; gli jazzi erano legati alle greggi. Queste strutture mostrano come le comunità abbiano affrontato la disponibilità d’acqua, la stagionalità dei pascoli e la necessità di delimitare gli spazi.
Grotte e ripari conservano testimonianze preistoriche; necropoli e siti archeologici raccontano altri momenti di frequentazione. Nel Medioevo castelli e insediamenti normanni e svevi aggiunsero nuove forme di controllo del territorio. Castel del Monte è la presenza monumentale più riconoscibile, ma va osservato insieme alla campagna che lo circonda.
Gli ambienti da riconoscere
Le praterie aride e gli habitat substeppici sono elementi essenziali del Parco, non semplici superfici in attesa di essere rimboschite. Ospitano una fauna e una flora legate agli spazi aperti. Piccoli boschi e raccolte d’acqua aggiungono condizioni differenti e rendono più complesso il mosaico degli habitat.
Le forme carsiche, dalle lame alle doline e alle cavità sotterranee, spiegano la relazione fra pioggia, calcare e suolo. Una depressione coltivata e un pendio pietroso possono trovarsi vicini, pur offrendo possibilità molto diverse alle piante e alle attività umane.
Preparare un’uscita
Il portale dell’Ente Parco offre il riferimento per mappe, avvisi e informazioni sui percorsi. Prima di partire vanno valutati fondo, dislivello, esposizione e possibilità di rientro. Per un’escursione servono acqua, calzature adatte e protezione dal sole; vento e ore di luce contano quanto la distanza.
Bisogna restare sui tracciati consentiti, rispettare proprietà e attività pastorali, lasciare fiori e reperti al loro posto e non disturbare la fauna. Chi parte da Trani dovrebbe considerare anche il tempo per il trasferimento e scegliere poche tappe: un itinerario breve ma letto con attenzione può raccontare molto del Parco.