Storia e documenti · Mare, natura e sapori
Patrimonio rurale tra masserie e jazzi
Chiese rupestri, masserie, poste e jazzi raccontano l’organizzazione del lavoro e le trasformazioni del paesaggio agricolo e pastorale murgiano.
L’uomo ha contribuito a rendere singolari i paesaggi dell’Alta Murgia, aggiungendo la verticalità delle strutture in pietra all’orizzontalità delle estensioni coltivate e dei pascoli. L’incontro fra ambiente e lavoro si legge nelle forme degli edifici, nei percorsi e nei sistemi per raccogliere l’acqua.
Insediamenti rupestri e castelli
La presenza umana risale a epoche molto antiche. Nel Medioevo, anche sotto Normanni e Aragonesi, il territorio si arricchì di insediamenti e luoghi di culto. San Michele delle Grotte e Madonna della Stella a Gravina appartengono a questo patrimonio rupestre. Jesce, Fornello e Pisciulo indicano invece luoghi e insediamenti del territorio murgiano, non artisti ai quali attribuire gli affreschi delle chiese. Pastori e comunità religiose contribuirono, in tempi e modi diversi, alla vita di queste campagne.
Fra l’alto e il basso Medioevo il paesaggio si articolò ulteriormente: Castel del Monte, il castello del Garagnone e quello di Gravina testimoniano differenti fasi dell’organizzazione e del controllo del territorio. Le loro diverse cronologie arricchiscono il quadro degli insediamenti rurali e rupestri.
Masserie e trasformazioni della proprietà
Le masserie divennero punti di riferimento della vita campestre, legati alla coltivazione dei cereali e all’allevamento. Proprietà regie, ecclesiastiche e private e forme diverse di conduzione non possono essere ricondotte a un unico modello statale. Intorno ad alcuni nuclei produttivi si svilupparono insediamenti più articolati; la cronologia va però ricostruita caso per caso.
L’abolizione della feudalità nel Regno di Napoli risale al 1806, non alla fine dell’Ottocento. Nel corso del XIX secolo, la divisione dei demani e i cambiamenti della proprietà modificarono gli equilibri agricoli e pastorali, senza comportare una distribuzione uniforme della terra fra tutti gli abitanti. I muretti a secco delimitano fondi e pascoli e caratterizzano ancora il territorio; appartengono a una pratica di lunga durata, non a un’unica fase successiva alla fine del feudalesimo.
Poste e jazzi
Dal XV secolo l’organizzazione della transumanza e della Regia Dogana della Mena delle Pecore favorì lo sviluppo di percorsi, ricoveri e strutture pastorali. Le poste offrivano spazi per la sosta e il riparo delle greggi, particolarmente importanti durante l’inverno e il maltempo.
Gli jazzi, ancora riconoscibili nel paesaggio, sono complessi destinati soprattutto all’allevamento ovino. L’esposizione favorevole e la pendenza del terreno rispondevano a esigenze di riparo e drenaggio; recinti e fabbricati potevano comprendere ricoveri, ambienti di lavoro e abitazioni per gli addetti. Se ne incontrano nei territori di Gravina e Altamura e nell’area del Garagnone. La loro relazione con il sistema doganale dipendeva dal luogo, dall’epoca e dall’uso.
Edifici di lavoro e di vita
Le masserie differivano per funzione, dimensioni e composizione. Piccole cappelle consentivano alle comunità rurali di partecipare alle celebrazioni senza lunghi spostamenti dai luoghi di lavoro. Complessi come le masserie Martucci e Barone presentano caratteri fortificati e recinzioni che testimoniano anche esigenze di protezione.
L’industrializzazione e i cambiamenti sociali ed economici hanno trasformato questo sistema. Alcune masserie sono abbandonate o utilizzate solo in parte; altre continuano la cerealicoltura e l’allevamento, oppure hanno affiancato o sostituito le attività agricole con agriturismi e ristorazione. Per conoscere le attività e organizzare eventuali visite occorre rivolgersi ai proprietari o ai gestori.
Masserie e jazzi conservano così la memoria concreta del rapporto fra uomo e ambiente: non soltanto monumenti isolati, ma parti di un paesaggio nel quale passato e presente continuano a intrecciarsi.