Storia e documenti · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete
Castello di Monte Sant’Angelo
Torri, sale e difese aragonesi raccontano le trasformazioni del castello garganico, distinguendo la storia del monumento dalle leggende di Bianca Lancia.
Il castello di Monte Sant’Angelo domina la parte alta del paese e conserva torri, corti e ambienti di più epoche. Le ricostruzioni locali ne collegano le origini al vescovo di Benevento Orso I e agli anni 837–838, ma l’edificio visibile deriva da trasformazioni successive. Fu presidio fortificato e residenza di castellani, con scuderie e magazzini, e durante il dominio angioino anche prigione: a questa funzione è associata la detenzione di Filippa d’Antiochia, nipote di Federico II e moglie di Manfredi Maletta.
Torri medievali e memorie sveve
Le origini altomedievali sono descritte in modo non concorde come longobarde o bizantine; la fortezza del Gargano fu successivamente affiancata da una torre, la cosiddetta Torre dei Giganti, caratterizzata da un’altezza di 18 metri e da uno spessore murario di 3 metri. Gli interventi svevi sono legati a Federico II. La tradizione associa il castello a Bianca Lancia e al suo soggiorno con l’imperatore, ma non permette di descrivere come documentata una convivenza pluriennale in questi ambienti. Bianca fu madre di Costanza e Manfredi. È per tale ragione che una leggenda popolare vuole che all’interno dei luoghi del castello vaghi ancora il fantasma della donna. Di quest’epoca ancora si conserva una graziosa sala, definita Sala del Tesoro, caratterizzata da volte ogivali e da un robusto pilastro centrale.
Il percorso architettonico
Resti dell’antica muraglia si conservano intorno al castello, il quale veniva difeso anche da un fossato, oltrepassabile grazie ad un ponte levatoio, successivamente reso fisso e retto da due archi. Tramite un portale si accede all’interno del castello, che mostra sulla destra il posto di guardia, le scuderie ed il deposito delle munizioni, sulla sinistra una scala che porta al torrione sovrastante ed un accesso all’esterno. Dal vestibolo, con un cortile lungo più di 21 metri, si procede verso la corte interna, ampia e delimitata da degli spalti difensivi e da due torri, tra le quali sorge il portale della sezione più interna della struttura. Una scala collega la Sala del Tesoro ai piani superiori, e si suppone fosse un luogo dove organizzare feste e momenti conviviali. Da questa sala si sviluppavano i collegamenti con gli ambienti residenziali attribuiti ai castellani e alla corte. Il percorso storico dell’edificio non coincide necessariamente con tutti gli spazi accessibili durante una visita.
Le trasformazioni aragonesi e la conservazione
Molte delle strutture conservate rimandano alla configurazione che il castello assunse a partire dal 1491, periodo in cui le invasioni dei Turchi e il continuo sviluppo delle armi da fuoco determinarono la necessità impellente di rafforzare in maniera sostanziale la struttura, lavori probabilmente affidati a Francesco di Giorgio Martini.
Il castello passò nelle mani di Giorgio Castriota Scanderbeg, quindi di Consalvo di Cordova, per poi essere acquistato dai principi Grimaldi nel 1552, che, di conseguenza, si impadronirono della denominazione di baroni di Monte Sant’Angelo. Le ricostruzioni locali ricordano poi il cardinale Ruffo e i suoi eredi; la precisa sequenza dei passaggi all’inizio dell’Ottocento non è univoca e il 1802 non va assunto senza riscontro. Il Comune di Monte Sant’Angelo acquistò il castello nel 1907. Abbandono e usi impropri danneggiarono il complesso, ma conservazione e restauri ne hanno consentito la valorizzazione: non si può parlare di una perdita strutturale irrimediabile dell’intero monumento.