Storia e documenti · Trani ebraica

Il campo profughi di Trani

Il campo del dopoguerra, i profughi coinvolti nel cinema di Coletti e le memorie ebraiche di Trani fra accoglienza e partenze.

Foto in bianco e nero di tre uomini davanti a un cancello decorato con due grandi stelle di David, sotto uno striscione con scritte in ebraico; sul muro a sinistra la scritta 'Trani'

Nel secondo dopoguerra Trani ospitò un campo profughi inserito nella più ampia vicenda delle persone sradicate dalla guerra e dalle persecuzioni. Il ricordo locale si concentra sul 1947 e sugli anni immediatamente successivi: non è l’anno in cui il mondo conobbe per la prima volta la Shoah, ma una fase in cui molti sopravvissuti non avevano ancora trovato una sistemazione stabile.

Chi arrivava e perché

Nel campo erano accolti superstiti dei campi nazisti e profughi di nazionalità polacca, iugoslava e albanese. Fra questi vi erano persone che non intendevano rientrare nei paesi dell’Europa orientale per opposizione o timore nei confronti dei nuovi regimi comunisti. Non tutti i profughi erano dunque ebrei e non tutte le partenze avevano la stessa origine o la stessa destinazione.

La memoria del campo lo collega all’IRO, International Refugee Organization, l’organizzazione internazionale impegnata nell’assistenza, nel rimpatrio e nel reinsediamento dei rifugiati. La sua attività preparatoria iniziò nel 1947; fino all’agosto 1948 operò attraverso una commissione preparatoria. Questa sequenza istituzionale aiuta a comprendere il riferimento all’IRO senza trasformarlo, in assenza di un atto locale, in una data esatta di fondazione del campo tranese.

Assistenza non significava soltanto un ricovero provvisorio: il problema era scegliere dove e come ricominciare, quando il ritorno a casa non era possibile o non veniva ritenuto sicuro. La storia generale delle displaced persons rende comprensibile questa lunga distanza fra la fine della guerra e la ricostruzione di una vita quotidiana.

Le casermette e il film di Duilio Coletti

Le casermette sono ricordate anche da una fotografia storica nella quale compare una stella di David. Un’altra testimonianza è legata al cinema: il regista abruzzese Duilio Coletti girò Il grido della terra, film del 1949, utilizzando anche gli ambienti dei campi pugliesi di Bari-Palese e Trani.

Secondo il ricordo cittadino, alcuni profughi di Trani parteciparono come comparse. In una scena, da un veliero davanti alla costa, si gettavano in acqua e nuotavano verso una terra che nella finzione rappresentava la meta del viaggio. È importante mantenere questa distinzione: la ripresa cinematografica non documenta uno sbarco reale in Palestina e non prova che ogni comparsa abbia poi compiuto quel percorso.

La vicenda narrata dal film intreccia l’emigrazione clandestina ebraica, la ricerca dei familiari e il conflitto con il potere britannico, comprese le azioni dei gruppi estremisti. La Cineteca Nazionale ne ha restaurato una versione nel 2008: l’opera è così anche una testimonianza di come il cinema italiano del dopoguerra rappresentò quei fatti, non una cronaca priva di costruzione narrativa.

Il piroscafo Lino nel contesto adriatico

Alle attese dei profughi il racconto locale accosta l’azione contro il piroscafo Lino, carico di armi destinate alla Siria. L’azione avvenne il 10 aprile 1948 nel porto di Bari, secondo le memorie operative del Palyam e del Palmach: non va localizzata a Trani o in un punto imprecisato della costa fra le due città. Il sabotaggio fu realizzato applicando una carica esplosiva alla nave e appartiene alle operazioni dell’Haganah e dei suoi uomini in Italia.

L’Haganah non va qui definita semplicemente un «servizio segreto israeliano»: l’episodio precede la proclamazione dello Stato d’Israele, avvenuta il 14 maggio 1948 per voce di David Ben Gurion. Le memorie operative del Palmach collocano l’azione nel tentativo di impedire che quel carico giungesse a destinazione. Il rapporto fra l’operazione e le speranze dei profughi appartiene invece all’interpretazione del ricordo tranese, non dimostra un coinvolgimento degli ospiti del campo.

Accoglienza e memoria ebraica della città

La testimonianza locale insiste sull’ospitalità incontrata a Trani e ricorda matrimoni che crearono legami con la popolazione, senza fornirne un numero. Accosta questa esperienza ai nomi di Mosè da Trani e Isaia il Giovine, alla Strada della Giudea e all’antica sinagoga. Sono fili di una memoria ebraica estesa nel tempo, ma non la prova di una storia sempre pacifica e senza interruzioni: le vicende di ebrei e neofiti a Trani comprendono anche pressioni, conversioni e persecuzioni.

Il contributo auspicava una lapide e uno spazio per il campo nella sezione ebraica del Museo Diocesano, allora descritta come in allestimento. È un appello storico alla memoria, non l’annuncio di un’apertura o di un allestimento attuale. La conoscenza dei luoghi e delle testimonianze funerarie ebraiche può affiancare il ricordo dei profughi, purché si tengano distinte le epoche e le persone.

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