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Gli ebrei in Puglia: Francesco Bellino legge Anacleto Lupo

La recensione di Francesco Bellino al saggio di Anacleto Lupo ripercorre storia, cultura e memoria religiosa degli ebrei in Puglia.

Edificio in pietra con campanile a vela e campana, sormontato dalla stella di David, accanto a un palazzo bianco, con festoni di bandierine colorate tesi sulla strada
Questo testo approfondisceStoria della comunità ebraica di Trani

Gli ebrei in Puglia, di Anacleto Lupo — Edizioni del Rosone.

Recensione di Francesco Bellino. I giudizi sulla diaspora e sull’identità ebraica sono interpretazioni dell’autore e del libro discusso, non caratteristiche innate di ogni persona ebrea. I richiami all’attualità appartengono alla data, non precisata, del contributo.

Il quadro storico

La presenza degli Ebrei in Puglia risale fin dai tempi di Roma anche prima della diaspora del 70 d. C.. Gli ebrei giunsero in Puglia come commercianti, artigiani o come prigionieri di guerra. Il primo documento ufficiale che attesta la presenza degli Ebrei in Puglia è una costituzione di Onorio del 398. Dal documento si rileva la notevole considerazione numerica ed economica degli ebrei, dal momento che la diserzione degli oneri curiali da parte dei proprietari, oggetto della costituzione, metteva gravemente in crisi molte città della Puglia. Nel periodo tardo – antico e medievale le comunità ebraiche erano dislocate nella città di Otranto, Brindisi, Bari, Siponto, Taranto e nei centri di Oria e Venosa, lungo la via Appia Antica.

Nei primi secoli dell’era volgare si registrano ostilità tra ebrei e cristiani. Le prime vessazioni da parte dei cristiani iniziarono con i Bizantini i quali nel IX secolo scatenarono delle persecuzioni che fecero martiri tra gli ebrei di Otranto e costrinsero al battesimo buona parte degli Ebrei di Oria. Durante il periodo di Federico II, le città di Trani e di Otranto divennero i luoghi più importanti dell’ebraismo italiano. Saranno soprattutto gli aragonesi (1442-1501) a proteggere gli ebrei, come ha dimostrato lo storico pugliese Cesare Colafemmina. Fu in tale periodo che si ebbe il maggiore incremento della popolazione ebraica nel sud d’Italia.

Tra le attività maggiormente svolte dagli ebrei in Puglia, insieme all’agricoltura, annoveriamo l’attività del commercio e della produzione di tessuti. Si distinsero anche come tintori. L’attività del prestito di denaro, se per un verso procurò loro una serie di benefici e privilegi che si estesero anche alle rispettive famiglie, come la dispensa del portare il cosiddetto “segno”, la libertà di spostarsi da un luogo all’altro ed il possesso delle armi ed altri privilegi, dall’altro, però, causò violenze e ritorsioni da parte di quei nobili che non riuscivano ad estinguere i debiti contratti.

“Da Bari esce la legge, e la Parola di Dio da Otranto”. Questa frase categorica fa intravedere un imprevisto spazio storico della diaspora in Puglia. Questa frase è di un rabbino francese del XII secolo, che precisa che si tratta di una “sentenza antica”, che precede il XII secolo. È proprio questa frase, che apre il saggio di Anacleto Lupo “Gli ebrei in Puglia”, che definisce questa frase “sorprendente, biblicamente solenne e categorica”.

La lettura di Francesco Bellino

Anacleto Lupo è non solo un maestro del giornalismo, ma è anche uno scrittore vero. Più che giornalista – scrittore, mi piace definirlo scrittore – giornalista. Egli appartiene a quella grande e nobile famiglia di scrittori – giornalisti che annovera personalità come Sergio Zavoli, Enzo Biagi. Partendo dalla sensibilità narrativa e umana della scrittura poetica, Anacleto Lupo riesce a raccontare la vita umana e sociale che popola il mondo della cronaca e del giornalismo. Il saggio di Anacleto Lupo è un viaggio veloce, interessante e profondamente umano nella storia della diaspora in Puglia.

Pur sorretto da molte letture storiografiche, il testo non è appesantito da citazioni e delinea un percorso storico, impreziosito da scoperte spigolature che fanno pensare e soffermare il lettore sulla storia ebraica e pugliese. Vorrei citare alcune spigolature. “ L’ epoca d’oro” del giudaismo in Puglia è il periodo che va dall’VIII al X secolo. Sulla natura di tale epoca Anacleto Lupo precisa subito che “ si tratta di uno splendore da “diaspora ebraica”, cioè una dispersione che è un camminare disordinato e terribilmente avventuroso verso un’unica, insostituibile meta: la Terra Promessa. Un esodo e un avvento. L’ebreo è “l’essere della presenza e dell’assenza”, assente e presente a Gerusalemme in maniera spirituale e fisica a un tempo”.

Nel periodo che va dal VII al X-XI secolo le comunità ebraiche pare che siano riuscite a realizzare con notevole intensità questo stadio di assenza-presenza. Anacleto Lupo tra i segni di tale splendore annota un dato estremamente qualificante: le epigrafi di sepolcri di quel periodo a fior di terra esistenti a Brindisi, ma anche a Venosa, Lavello e Matera sono in ebraico e non in greco o latino. È un fatto che Lupo, richiamando Ascoli, presenta come eccezionale nel confronto con altre testimonianze della diaspora medievale. L’affermazione riportata nel testo — che «nel resto del mondo giudaico» le più antiche iscrizioni in solo ebraico risalirebbero all’XI secolo — richiede però di precisare il corpus confrontato e non può essere estesa a tutta l’epigrafia ebraica antica.

Questo vuol dire che gli ebrei della Puglia e dell’Italia meridionale precedettero di molto tutti gli altri correligionari in questo rinnovamento linguistico che è insieme rinnovamento culturale e spirituale di “radici”. Affascinante è anche l’ipotesi, proposta nel saggio ma da non assumere come dato biografico accertato, delle origini ebraiche di Melo, il famoso condottiero che lottò tutta la vita per liberare Bari e la Puglia dalla dominazione dei Bizantini. Vien ben sottolineato l’apporto degli ebrei non solo nell’ambito economico ma anche nel settore della cultura.

C’è un dato costante che lega la narrazione e accompagna il destino degli ebrei nel loro rapporto con la realtà storica: la loro “ inconfondibile e sconcertante ambiguità: contemporaneamente in auge e in declino, ricercati e rifiutati, apprezzati e condannati, al centro e ai margini nella luce e nelle tenebre. È un’ambiguità che, nonostante tutto li rende, ancora oggi un popolo unico più che raro, circondato da un denso alone di mistero”. Il complesso tema dell’ambiguità, dell’enigmatica identità del “popolo eletto” viene evidenziato dall’approfondimento dei temi dell’usura, delle persecuzioni e della giudecca.

Memoria e identità plurale

Il viaggio termina ai nostri giorni. Anche nel clima secolarizzato dell’età post moderna e dopo la nascita dello Stato d’ Israele, “Mosè del duemila in Puglia e nel mondo” vive la tensione tra “vecchio” e “nuovo” e mai dimentica la Terra Promessa. “io credo con immensa fede nella venuta del Messia e sebbene ancora tardi ogni giorno io ansiosamente attenderò”. Era questo il canto di fede e di speranza dei deportati alle camere a gas. È ancora questa speranza che unisce il popolo eletto in Israele, nel mondo e in Puglia. Dopo aver letto questo affascinante saggio, prendiamo coscienza della ricchezza della storia pugliese e della nostra identità plurale: sentiamo scorrere nella linfa della nostra cultura pugliese la linfa non solo della cultura greca, latina, cristiana, araba, spagnola, francese, ma anche della cultura ebraica.

Francesco Bellino Ordinario di Filosofia Morale Università di Bari

Bibliografia e crediti

Recensione al saggio Gli ebrei in Puglia di Anacleto Lupo, Edizioni del Rosone; la qualifica universitaria è quella indicata nella firma del testo.

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