Documento e ricerca · Giustizia, istituzioni e città
Cento anni di AMET
Dall’illuminazione elettrica alla municipalizzazione e ai trasporti: impianti, persone e trasformazioni di AMET in un racconto scritto nel 2009.
Scritto nel 2009. Il centenario della municipalizzazione del 1º novembre 1908 ricorreva nel 2008.
La storia municipale di Amet aveva appena superato i cento anni. In realtà il racconto colloca l’arrivo dell’elettricità nel 1892, mentre la cronologia istituzionale di AMET data l’inaugurazione dell’impianto al marzo 1893, per effetto della concessione dell’appalto da parte del Comune alla ditta Antonio Barone e Fratelli con sede in Bari, avvenuta con atto del 17 settembre 1891. L’ubicazione dello stabilimento venne decisa nella zona di Canneto, nei pressi del mare, per la necessità di dotare lo stesso di notevoli riserve d’acqua, ricavabile dalle numerose sorgenti d’acqua presenti nella zona.
In seguito sarà proprio in quella zona che sorgerà la zona industriale di Trani con stabilimenti di trasformazione delle vinacce, aziende di lavorazione della pietra, lavorazione del legno, molini e tutta una serie di piccoli artigiani. L’azienda sorse nell’attuale loco, in cui insisteva una piccola villa ed era dotata di due pozzi di acqua salmastra e una vasca per l’acqua piovana. L’impianto di produzione era costituito da due motrici a vapore da 60 cavalli ciascuno, 3 generatori di vapore, 3 macchine dinamo elettriche a corrente continua a bassa tensione 110 Volts, 3 regolatori.
Per le condutture furono impiegati 4.200 Kg. di filo di rame, 300 valvole di sicurezza, 15 parafulmini. Per l’illuminazione cittadina furono installate 300 lampade, tante quante ne furono installate per illuminare il solo Teatro Comunale, ed 8 lampade ad arco per la Villa Comunale. I privati che desideravano fruire dell’energia elettrica per un impianto di tre lampade pagavano un canone annuo di £. 20,00 lire, oltre al costo di accensione pari a tre centesimi l’ora per lampade di 10 candele, da effettuarsi tramite un misuratore che veniva concesso in affitto al costo di £. 6,00.
La municipalizzazione e il personale
Con la ditta F. lli Barone i rapporti non furono idilliaci per cui, dopo una serie di contestazioni, il 1° novembre 1908, il Sindaco A. Quercia comunicava alla cittadinanza la presa di possesso dell’Azienda Elettrica che così veniva municipalizzata. All’epoca furono numerose le aziende Elettriche municipali sorte nei diversi comuni della Terra di Bari, tuttavia le stesse non ebbero lunga durata, a differenza di Trani che, come vedremo, venne privilegiata. Nel 1908 l’azienda venne municipalizzata ed il suo organico venne determinato in: 1 ragioniere-economo; 1 contabile magazziniere; 1 applicato di officina; 1 capo officina; 1 portiere; 1 fattorino; 3 macchinisti; 3 fuochisti; 6 elettricisti; 1 facchino. Tutti i dipendenti vennero iscritti alla Cassa nazionale di previdenza; per essi l’Azienda, oltre al contributo dei lavoratori, versava un contributo pari al 3% del salario erogato.
Per evitare nepotismi all’art.141 era previsto che non poteva essere ammesso all’impiego chi aveva vincoli di parentela fino al terzo grado col personale in carica e l’art.148, in caso di malattia, se il medico consentiva all’operaio di uscire di casa, questi aveva l’obbligo di presentarsi giornalmente dal suo Capo, affinché lo stesso si rendesse conto del suo stato di salute; inoltre, art.154, era vietato qualsiasi scambio di regali tra dipendenti e superiori, e, art.131, prevista la multa di una lira per contegno scorretto verso la clientela. Gli stipendi andavano dalle trenta lire mensili per il fattorino, alle £. 350,00 per il Direttore. Un impiegato, o un operaio specializzato percepiva poco meno di £. 200,00 al mese.
La tariffa a forfait per il consumo di energia per una lampada di cinque candele era di £. 1,50 al mese. All’accensione delle luci, la città era percorsa dal boato dei monelli, che si elevava alto e chiaro, sino a tutto gli anni cinquanta.
Impianti, combustibili e passaggio alla distribuzione
Nella sua lunga vita l’Azienda Elettrica Municipale si è trovata ad affrontare situazioni non semplici: già due anni dopo la “municipalizzazione” il Consiglio di Amministrazione decise di affidare all’Ing. elettrotecnico Giovanni Giorgi di Roma il compito di “accertare lo stato e l’andamento dell’Azienda e di consigliare i provvedimenti necessari per il suo avvenire”. La perizia creò notevoli problemi poiché, se da un lato sollevava questioni tecniche, dall’altra evidenziava il ruolo del personale in tali disfunzioni.
Dopo molte polemiche furono assunti i relativi provvedimenti di competenza e, sia pure lentamente, la vita dell’Azienda riprese il suo normale andamento, anche se l’entrata dell’Italia nella grande guerra del 15/18 apriva nuovi scenari per effetto della difficoltà di approvvigionamento del carbone necessario al funzionamento della centrale elettrica.
Una prima soluzione fu quella di sospendere l’erogazione dell’elettricità dalle 13 alle 17 di ogni giorno sino alla durata della guerra; l’altra soluzione fu quella di utilizzare materiale alternativo per alimentare le caldaie: sansa esausta e legna al posto del carbone. Ovviamente la decisione di limitare l’erogazione dell’energia elettrica sollevò molte proteste specie da parte dei commercianti e delle poche industrie che iniziavano a sorgere.
Con la fine della “grande Guerra” l’Azienda riprese la sua normale attività ma il problema dell’ approvvigionamento del carbone si ripresentò in tutta la sua drammaticità: a causa delle pesanti sanzioni sulle importazioni di materie prime, l’Azienda non era più in grado di produrre energia elettrica tanto che, per la prima volta, nel 1939 l’Azienda ebbe una perdita in bilancio di oltre quarantaseimila lire che dovevano salire a 212mila nel 1940.
L’inconveniente che se non fosse stato tempestivamente risolto avrebbe portato alla chiusura l’Azienda, ebbe la sua soluzione nella decisione di trasformare l’A. E. M., da produttrice, in distributrice di elettricità. La convenzione è qui datata 18 novembre 1940; un’altra ricostruzione di Sergio Tatulli indica il 18 novembre 1941. La data del contratto richiede il confronto con l’atto. Dal Podestà dell’epoca, l’Avv. Domenico Tolomeo, fu firmata la convenzione con la Generale Pugliese di Elettricità, auspice l’Ing. Domenico Tolomeo e l’Ing. Guido Cerrillo in virtù della quale, per la durata di anni quindici, la Generale avrebbe fornito elettricità all’Azienda municipale tranese, assicurando cospicue rendite alla città.
La Prima Cabina di trasformazione assunse il nome di “Vittoria” e fu inaugurata nel pomeriggio del 14 gennaio 1941 con la partecipazione di due autorevoli personalità: il Rag. Pappolla, Presidente dell’Azienda e Mons. Petronelli, Arcivescovo di Trani che, poco tempo dopo, tanta parte avranno nei fatti dell’occupazione tedesca.
Dall’azienda elettrica ai trasporti
Nel 1956 muore il Rag. Giuseppe Pappolla, una delle figure storiche dell’Azienda Municipale Elettrica di Trani che, quasi ininterrottamente, ne aveva retto le sorti dal 1940. Furono, quelli, anni difficili in cui l’approvvigionamento di energia si faceva sempre più crescente e che posero il Consiglio di Amministrazione di fronte a scelte complesse. Ancora una importante svolta nella gestione dell’Azienda si ebbe nel 1964 quando, con provvedimenti consiliari, venne deliberata l’assunzione diretta dei servizi di Trasporto Urbano e quello di Trasporto delle carni macellate, dando luogo alla nuova denominazione di “Azienda Municipalizzata Elettricità e Trasporti”.
Ormai erano lontani i tempi in cui a Trani si produceva l’energia elettrica: la storica ciminiera, ultimo simbolo dell’antico rione industriale della città di Trani, che aveva iniziato ad espandersi verso Via Barletta e che dava la rotta ai naviganti, ormai priva di ogni utilità, veniva abbattuta negli anni Sessanta: questo racconto indica il 1966, mentre Sergio Tatulli riporta il 1968.
Una ulteriore tappa significativa l’AMET la raggiunge nel 1973, sotto la Presidenza del Comm. Francesco Sorrenti quando ottiene dalla Regione Puglia l’appalto dei servizi extraurbani, riuscendo a rilevare una molteplicità di piccole aziende in gravi difficoltà economiche avviando un processo di risanamento delle relative gestioni. Dopo la trasformazione in S.p.A. del 15 marzo 2001, l’azienda, controllata al 100% dal Comune di Trani, rilevò il ramo ENEL delle grandi utenze elettriche. Il racconto datava l’operazione al marzo 2002, mentre la nota integrativa al bilancio AMET 2017 la colloca nell’esercizio 2003; riguardava un ramo con duemila utenze industriali e centocinquanta chilometri di rete elettrica, ponendo l’AMET di Trani tra le maggiori aziende italiane del settore. Nel 2008 una bella ed interessante mostra, con molta sobrietà, celebra la ricorrenza dei cento anni.
Il paesaggio industriale
Nella zona industriale di Trani erano ubicate, oltre all’A. E. M., anche la Distilleria Adriatica di proprietà della Stock, il Pastificio Campagna ora trasformato in case d’abitazione, il mobilificio Gusmai, laboratori di scalpellini ed altre attività industriali ed artigianali. Il paesaggio urbano documenta la trasformazione che la zona ha subito con la costruzione delle scuole in un primo tempo e di case per civili abitazioni dopo.
Dentro l’argomento
Approfondimenti
- 1 L'amministrazione di Trani prende possesso dell'azienda elettricaIl riscatto dai fratelli Barone, la consegna del 1908 e il passaggio dalla produzione alla distribuzione nella…
- 2 La luce di Trani: la prefazione di Claudio AngeliniUna passeggiata notturna fra pietra, ombre e fotografia nel testo che accompagna il volume del 1991.
- 3 La nascita dell'azienda elettricaDai lampioni a olio del 1811 all’impianto elettrico del 1893: progetti, appalti e contrasti prima della…
- 4 La storia di Amet TraniDall’appalto dell’illuminazione del 1891 alla gestione municipale del 1908, le origini del servizio elettrico e della…
- 5 Negli anni '60 nasce l'AmetL’ingresso nei trasporti nel 1964, l’azienda speciale del 1997 e la trasformazione in società per azioni del 2001.
Archivio fotografico