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L’epitaffio della Disfida di Barletta a Trani

Il monumento della Disfida, la ricostruzione ottocentesca e le parole di Giovanni Bovio: una memoria da distinguere dagli epitaffi fiscali barlettani.

Folla serale in strada

L’Epitaffio della Disfida ricorda la vittoria dei tredici italiani contro tredici sfidanti francesi il 13 febbraio 1503. Il monumento, detto anche Monumento della Disfida, fu edificato nel 1583: la sua storia appartiene quindi alla successiva celebrazione dello scontro, non al giorno del combattimento.

Un monumento fuori dal centro urbano

La scheda del FAI colloca l’Epitaffio nel territorio di Trani, lungo la strada provinciale 231. È un riferimento importante per orientarsi: il nome “Disfida di Barletta” non implica che il monumento si trovi nel centro di Barletta, né che faccia parte della passeggiata fra il porto e la Cattedrale di Trani.

La memoria locale ne ricorda l’abbattimento da parte dei Francesi agli inizi dell’Ottocento, indicando il 1806. Nel 1846 il Capitolo di Trani lo fece ricostruire nella forma di un sepolcro romano. Distruzione e ricostruzione raccontano anche come il significato attribuito all’episodio fosse mutato nel tempo.

L’iscrizione di Giovanni Bovio

Alla memoria del monumento appartiene un’iscrizione di Giovanni Bovio, da distinguere cronologicamente dalla ricostruzione del 1846. Il suo testo mette in risalto l’onore comune degli italiani, pur provenienti da terre diverse:

A XIII FEBBRAIO MDIII IN EQUO CERTAME CONTRO XIII FRANCESI QUI XIII DI OGNI TERRA ITALIANA NELL’UNITA’ DELL’ONORE ITALICO E TRA DUE INVASORI PROVARONO CHE DOVE L’ANIMO SOVRASTI LA FORTUNA GLI INDIVIDUI E LE NAZIONI RISORGONO

Le parole “ogni terra italiana”, “unità” e “nazioni” offrono una chiave di lettura civile dello scontro. È la voce dell’epigrafista che interpreta il passato: non una cronaca composta nel 1503. La biografia di Giovanni Bovio aiuta a collocare questo linguaggio nel suo impegno filosofico e politico.

Gli altri epitaffi di Barletta

Il monumento non va confuso con le colonne chiamate “Epitaffi” nella vicina Barletta. Quelle ricordate a Porta Nuova e Passo del Ponte recavano le tariffe delle gabelle. Nel 1647 furono abbattute dai cittadini nel clima delle rivolte seguite ai fatti di Masaniello.

Il medesimo nome indica dunque oggetti con funzioni diverse: da un lato la celebrazione di una vittoria, dall’altro iscrizioni legate alla fiscalità. Distinguere luogo, contenuto e data evita di sovrapporre due storie.

La memoria civica di Trani

Il racconto dell’Epitaffio si intreccia, nella memoria cittadina, alle violenze francesi subite da Trani, alla perdita del ruolo di capoluogo della Terra di Bari e al successivo prestigio della sua Corte d’Appello. Sono vicende distinte dalla distruzione del monumento. L’espressione “capitale culturale” descrive una valutazione di quel prestigio, non un titolo amministrativo acquisito grazie alla Corte.

Per una visita al monumento occorre verificare le condizioni di accesso specifiche: la sua presenza in iniziative culturali del passato non equivale a un’apertura permanente.

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