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La galea: struttura e vita a bordo

Remi, vele, equipaggio e pellegrini: una descrizione della vita sulle galee veneziane, nel contesto della navigazione adriatica.

Rievocazione in costume
Questo testo approfondisceLa marineria tranese: migrazioni, lavoro e testimonianze

La galea è una nave lunga e stretta, mossa da vele e remi. Per capire gli spazi e le abitudini della navigazione adriatica, questo racconto segue la nave dagli alloggi del capitano alle cuccette dei pellegrini. Il narratore parla in prima persona dei propri viaggi e descrive galee veneziane: non si tratta della descrizione di una specifica nave di Trani.

Misure, nomi delle attrezzature e spiegazioni etimologiche sono quelli del testo storico. Vanno letti nel loro contesto, senza trasformare automaticamente le antiche unità in misure moderne o estendere la descrizione a ogni epoca.

Galee da guerra e da trasporto

La galea è una delle imbarcazioni da mare di taglia media, e non è una delle più grandi, né d’altronde una delle più piccole. In Latino viene chiamata bireme e trireme. Isidoro, nel diciannovesimo libro delle Etimologie, la chiama una dorma. In ogni modo, la gente comune, che venga d’Italia o dalla Germania, la chiama galea. La nave prende questo nome perché la prua ha la forma di un elmo quando viene vista di fronte, e perché va incontro alle onde con l’arditezza di un uomo armato. Una galea è un vascello lungo, spinto dalle vele così come dai remi. Tutte le galee sono identiche, o molto simili nella forma, ma differiscono tra loro per le dimensioni, giacché alcune sono grosse, e vengono chiamate trireme, altre sono piccole, e sono chiamate bireme; e c’è un’altra differenza, che alcune galee sono navi da guerra, altre da trasporto.

Rematori e dimensioni

Nel mio primo pellegrinaggio ho attraversato il mare in una bireme, ma nel secondo in una trireme. Una bireme viene spinta da coppie di remi, mentre in una trireme i remi sono riuniti a tre a tre, perché su ogni panca ci sono appunto tre remi, tanti quanto i rematori. Ora, la galea a bordo della quale feci la seconda traversata aveva sessanta panche, e sopra ognuna di esse tre rematori coi loro remi; e se fosse stata equipaggiata da guerra avrebbe avuto anche un arciere per panca, insieme ai tre rematori.

La lunghezza era di trentatré cubiti, indicando con cubito la larghezza di un uomo che tiene entrambe le braccia larghe. Questa è la lunghezza misurata da prua a poppa, e la larghezza della galea è di sette cubiti, misurata all’altezza dell’albero di maestra. Ma se dovessimo misurare la larghezza della nave comprendendo i remi, sarebbe di tredici cubiti. In altezza, misurata dal pozzetto fino alla keba, o coffa, che è in cima all’albero, la galea misurava più di diciotto cubiti.

Tutte le galee della stessa dimensione sono così simili l’una all’altra in tutti gli aspetti che un uomo che dovesse passare dalla sua propria nave a bordo di un’altra se ne accorgerebbe a malapena, se non per il diverso equipaggio, giacché le galee veneziane si assomigliano l’una all’altra come nidi di passero. Sono costruite con il legname più robusto, tenuto insieme da molti pioli, catene e ferri.

La prua e le ancore

La parte più avanzata delle galee, chiamata prua, è affilata ove fende il mare, e ha un grande becco a guisa di testa di drago con la bocca aperta, tutta di ferro, con la quale colpire ogni nave dovesse incrociare. Da ogni parte del becco ci sono due buchi, grandi abbastanza perché un uomo possa infilarci la testa, attraverso i quali passano i cavi delle ancore, e da cui queste vengono appunto calate in acqua e issate; e il mare non può entrarvi eccetto che durante le tempeste più grandi.

Il becco di prua sale molto in alto, e da esso la pancia della nave si allarga e arrotonda appoggiandosi al mare. La prua ha una vela propria, chiamata dalum, che comunemente viene chiamata trinchetto; e sotto di essa v’è una piccola camera dove si tengono le corde e le vele, e lì dorme il capitano di prua, che ha un suo equipaggio che vive lì in quella camera e svolge il lavoro di quella parte della nave. A ogni lato della prua sono appese anche grandi ancore di ferro, che nelle stagioni appropriate vengono calate nel mare.

La poppa e il castello

La poppa, che è l’altra estremità della nave, non è affilata come la prua dove entra in mare, e non ha becco; al contrario è ampia e fa una curva verso l’alto sollevandosi dall’acqua, arrivando molto più in alto della prua, essendovi costruito sopra quello che chiamano il castello. Da lassù scende in mare la pala del timone, sopra il quale, in una camera ingraticciata, v’è il timoniere, con la barra nelle mani.

Il castello ha tre piani: il primo, con il timoniere e la bussola, e colui che dice al timoniere la direzione indicata dalla bussola, e quelli che guardano le stelle e i venti, e indicano la rotta attraverso il mare; quello centrale, contenente la camera del Signore e capitano della nave, e dei suoi nobili accompagnatori e compagni di Messa; infine il piano inferiore, che accoglie di notte le Signore, e dove viene serbato il tesoro del capitano. Questa camera non riceve luce se non quella che filtra dai boccaporti nel pavimento sopra di essa.

Da una parte e dall’altra della poppa sono sospese le scialuppe, una grande e una piccola, che nei porti vengono calate in mare, e usate per sbarcare la gente. A dritta ci sono gli scalini usati per scendere nelle barche in mare o per risalirvi.

Anche la poppa ha la sua propria vela, più grande di quella di prua, che viene chiamata mezavala, ovvero, “vela di mezzo”: il suo nome latino è epidromus. A poppa è anche issata la bandiera, che mostra da che parte soffia il vento.

Cucina, equipaggio e armamento

Dopo la seconda panca partendo dal castello di poppa, sulla destra, c’è la cucina, che non è coperta: sotto di essa c’è la cantina, e accanto la stalla con gli animali da macello, ove vengono tenute pecore, capre, agnelli, buoi, mucche e maiali, tutti insieme. Da lì in poi, sino alla prua, ci sono le panche con i remi.

A sinistra ci sono solo panche di rematori da poppa a prua, e su ogni panca tre rematori e un arciere. Tra due panche sul bordo della nave da ogni lato è appesa una bombarda a un perno girevole di ferro, e dalle due parti c’è una bombardana, da cui in caso di necessità si possono scagliare pietre.

L’albero maestro e le vele

Nel mezzo della nave si erge l’albero maestro, alto spesso e forte, fatto di molti alberi tenuti insieme, e sostiene il picco con la accaton, o vela maestra. In cima all’albero si trova una camera che i tedeschi chiamano “il cesto”, gli Italiani la “keba”, i Latini “carceria”. Sul ponte accanto all’albero c’è uno spazio aperto dove gli uomini si ritrovano per parlare, come in un foro; e viene chiamato proprio foro della galea. La vela di maestra nel suo punto più largo è fatta di cinquantatré pezze, ognuna delle quali misura più di un elfa; ma per navigare nelle diverse condizioni di vento si usano vele diverse, non grandi come la maestra. Durante le tempeste viene issata una vela quadrata di stoffa robusta, chiamata papafigo.

Il ponte e gli spazi di lavoro

Sul ponte superiore della galea vivono gli ufficiali e i rematori, ognuno sulla propria panca, e lì dormono, mangiano e lavorano. Tra le panche c’è uno spazio piuttosto ampio, dove trovano alloggio grandi casse piene di mercanzie, e sopra di esse si può camminare da poppa a prua, e su quel passaggio gli ufficiali corrono su e giù mentre i rematori lavorano.

I pellegrini nella stiva

Vicino all’albero maestro c’è il boccaporto principale, tramite il quale scendendo sette scalini si arriva alla stiva, ove vivono i pellegrini, e dove si mette il carico nel caso delle galee da trasporto. La stiva parte dalla cantina, verso poppa, e arriva fino alla piccola cabina di prua, è larga da una parte all’altra quanto la stessa nave, ed è come una grande camera spaziosa. Non riceve luce se non quella che filtra dai quattro boccaporti di accesso.

Qui ogni pellegrino ha la sua cuccetta per dormire; le cuccette sono piazzate lungo tutta la nave in modo che una è proprio adiacente all’altra senza alcuno spazio tra di esse, e ogni pellegrino giace proprio accanto a un altro, lungo entrambe le fiancate della nave, con la testa rivolta verso il fasciame e i piedi allungati gli uni verso quelli degli altri.

Dal momento che la stiva è larga, nel suo mezzo, tra le file di cuccette, c’è posto per i bauli e i cofani dei pellegrini, dalla cantina fino alla cabina di prua, nei quali i pellegrini tengono i loro oggetti privati, e i piedi di coloro che dormono da ognuna delle parti si allungano fino a toccare questi cofani.

La chiglia, la sentina e la vita quotidiana

Sotto i pellegrini c’è un grande spazio che arriva fino al fondo della galea, e questa è la chiglia della nave, dato che questa non ha la pancia piatta come altre navi, ma è affilata da prua a poppa, e il suo fondo è così acuto che quando non è in acqua non può stare dritta sulla terra, ma deve giacere su una fiancata. Questa chiglia affilata è riempita di sabbia fino alle tavole della stiva, sulle quali camminano i pellegrini; e questi sollevano le assi del ponte e seppelliscono in quella sabbia le loro bottiglie di vino, e le uova e le altre cose che devono essere tenute al fresco.

Laggiù, in questo posto ove vivono i pellegrini, c’è il pozzo dell’acqua di sentina, proprio vicino all’albero di maestra, e questo pozzo non contiene sozzure umane, ma tutta l’acqua che in modo palese o invisibile entra nella galea filtra e si raccoglie in quel pozzo, e ne emana il più rivoltante tanfo, un odore peggiore di quello che proviene dalle latrine che raccolgono gli escrementi umani. Questo pozzo dev’essere svuotato con le pompe ogni giorno, ma se c’è brutto tempo l’acqua dev’essere estratta senza sosta.

Lungo le fiancate esterne della nave sono predisposti dei ritiri per svuotare le budella. L’intera galea, dentro e fuori, è coperta della pece più nera, e lo sono persino le cime, le tavole, e tutto il resto, in modo che non marciscano facilmente per l’umidità.

Le cime per manovrare le vele e le ancore occupano gran parte della galea, perché sono molte, e lunghe, di gran spessore e di diversa natura. È stupefacente vedere la moltitudine delle cime e come si raccordano e avviluppano per tutto il vascello.

Una nave come una piccola comunità

Una galea è come un monastero, perché il posto della preghiera è sul ponte superiore vicino all’albero, dove è anche il foro; la parte centrale della poppa fa le veci di refettorio comune; le panche dei rematori e le cuccette dei pellegrini sono il dormitorio; la casa del capitolo è accanto alla cucina; le celle, sotto i ponti di prua e di poppa; la cantina, la cucina e la stalla sono tutte a cielo aperto sul ponte superiore. Così, in breve e passando sopra a molti particolari, potete avere un ritratto di una galea.

Il legame con Trani

Una vicenda direttamente legata agli armatori tranesi è raccontata nella Galea del Leone. Per il porto e i suoi traffici, il percorso prosegue negli approfondimenti di Trani e il mare.

Bibliografia e crediti

Descrizione storica conservata nei materiali TraniWeb; autore e traduttore non identificati nella copia disponibile.

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