Storia e documenti · Devozioni e Settimana Santa
Le sacre spoglie di santo Stefano a Trani
È questa la data in cui le sacre spoglie di San Stefano, Papa e Martire furono traslate da Trani a Pisa.
Da Trani a Pisa
Il 9 settembre 1682 è la data che questa ricostruzione indica per l’arrivo a Pisa delle reliquie venerate come quelle di santo Stefano papa e martire. Il trasferimento da Trani nel 1682 trova riscontro anche nella storia dell’altare pisano. La questione è molto avversata e forse ne vale la pena di riassumerla. Nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio 1537 il Duca Alessandro dei Medici venne assassinato da Lorenzino de’ Medici. Il decurionato di Firenze al suo posto elesse il giovanissimo Cosimo I de’ Medici, che all’epoca aveva 18 anni. Il 2 agosto dello stesso anno il giovane Cosimo I riportò una importante vittoria sugli oppositori a Montemurlo; ancora il 2 agosto 1554 Cosimo sconfisse l’armata franco-senese. Questa coincidenza del 2 agosto fece sì che quando Cosimo I nel 1561 fondò una religione militare autorizzato dal Pontefice Pio IV con il Breve Dilecte Fili emanato il 1 ottobre 1561 volle metterla sotto la protezione del santo alla cui memoria la chiesa aveva consacrato il giorno 2 agosto: questi era Santo Stefano Papa e Martire, per cui il nuovo Ordine prese il nome di Sacro Militare Ordine di S. Stefano Papa e Martire.
Le reliquie e le trattative
Le spoglie mortali del santo conservate all’inizio nelle catacombe di San Callisto a Roma, nel 761 vennero trasferite dal Pontefice Paolo I nella Chiesa di San Silvestro e Stefano. Nel 1160 le reliquie andarono disperse e riapparvero nel 1611 nella Chiesa di Santa Maria di Colonna dei Padri Minori Osservanti di San Francesco alle porte di Trani. Secondo alcuni vi pervennero a seguito del naufragio di una nave che trasportava il Sacro Corpo, avvenuto nei pressi del Monastero di Colonna, altri dicono che il corpo fosse stato involato da un monaco e trasportato a Trani. Nel 1656 il Granduca Ferdinando II chiese, inutilmente, di poterle ricevere in custodia. Alla sua morte, il suo successore Cosimo III riuscì ad ottenere l’autorizzazione dal Pontefice Innocenzo XI di trasferire a Pisa le reliquie del santo che nel frattempo era divenuto “Patrono di Trani”. Delle trattative per il trasferimento da Trani a Pisa delle spoglie di Santo Stefano venne incaricato il procuratore del Granduca Cosimo III, Orazio Pannoschieschi Conte di Elci.
La ricognizione e le pubblicazioni di Staffa
La consegna delle reliquie venne preceduta, per futura memoria, da una minuziosa ricognizione delle stesse descritta in un documento pergamenaceo conservato presso l’Archivio di Stato di Pisa: Istrumento di escavazione e consegna del corpo di S. Stefano Papa e Martire, fatta a Trani al Sig. Orazio Pannoschieschi dei Conti d’Elci, come procuratore di Cosimo III Granduca di Toscana e Gran Maestro dell’Ordine- 15 luglio 1682. Inoltre da parte di Giovan Luca Staffa venne realizzata una pubblicazione a stampa Relazione della Consegna del Sacro Deposito di San Stefano Papa e Martire, stampata in Trani con i tipi heredi Valerij, 1682. Tale pubblicazione conteneva anche un opuscolo dal titolo “Ritrovata del Corpo di S. Stefano, Papa e Martire Nel Monastero di Santa Maria di Colonna fuori le mura della Inclita e fidelissima Città di Trani, per Giovanni Staffa Nobile del Seggio del Campo di detta Città- In Trani per Lorenzo Valerij. MDCXXII- Con licenza dei Superiori- scritto sessanta anni prima con l’evidente scopo di sostenere l’autenticità del ritrovamento del Sacro Corpo.
Le reliquie del Santo vennero condotte a Napoli e imbarcate su una squadra di galere dell’Ordine di S. Stefano, al comando di Camillo Guidi, e trasportate a Pisa ove pervennero il 9 settembre 1682. Quando il Sacro Deposito pervenne a Pisa vi furono grandi feste il cui ricordo ci è stato tramandato da F. Paliaga nel suo Immagini eroiche e culto devozionale a Pisa nel XVII secolo: la festa per la traslazione del corpo di S. Stefano, che aveva lasciato una Città in lacrime, seppure arricchita, per trovare una Città in festa. Le reliquie di Santo Stefano non furono le sole reliquie di Santi presenti a Trani, ove secondo gli antichi scrittori, oltre al Corpo di San Nicola Pellegrino, e del già ricordato San Stefano, vi erano anche quelli di Santa Febronia, patrona di Patti in Sicilia, accostata nel racconto a Minori, dove la venerazione è riferita a santa Trofimena, San Ilarione, a cui venne dedicato il Monastero di Colonna nei primi tempi, San Leucio, attuale Patrono di Atessa e di Villavallelonga cui fu concesso di adottare il rito liturgico tranese, primo Patrono della Città di Trani, e San Felice Papa e Martire.
Beltrani e la discussione storica
Della questione della traslazione del corpo di San Stefano se ne occupò G. B. Beltrani in un suo lavoro Memorie edite ed inedite sulla penisola di Colonna in Puglia apparso sulla bella rivista Archivio Storico Artistico Archeologico e Letterario della Città di Roma, diretta da Fabio Gori, con i tipi del Salviucci nel 1877, ove l’illustre Autore cita sulla base di un documento del 1139 la penisoletta di Colonna «terra sancti protomartiris stephani», e ciò molto prima del 1160 cui la ricostruzione riferisce il furto delle ossa e il trasporto a Trani. Va però distinta l’identità dei santi: l’iscrizione nomina Stefano protomartire, non Stefano papa. Da sola non prova la presenza delle reliquie del pontefice. In merito il Beltrani citando il volume dello Staffa dichiara che il volume è rarissimo e che Lui aveva avuto occasione di vederne solo due copie, una dell’Avvocato Adolfo Parascandolo, e l’altro del Sig. Domenico Vischi. In relazione agli studi del Beltrani pare che uno dei motivi per cui Trani acconsentì al trasferimento di S. Stefano fu l’assalto piratesco dei pirati di Dulcigno del 1667 che, secondo Festa Campanile, turbarono la quiete dei frati, e nel 1682 trovandosi capitano di Bisceglie Orazio Pannocchieschi, conte di Elci, questi si sia interessato per il trasferimento di S. Stefano a Pisa, sede dei cavalieri di S. Stefano. Come si legge, una vicenda complessa dalle sottili sfumature.
Per completare questa piccola annotazione non ci sembra ozioso citare che a Barletta nella Chiesa di San Ruggero, tra le altre, si conserva un’urna con sette grossi ciottoli di fiume che, come vuole la tradizione, servirono per il martirio di santo Stefano. Il riferimento alla lapidazione appartiene al protomartire e non va sovrapposto alla vicenda delle reliquie del papa. In merito vi era un’autentica oggi purtroppo andata perduta. Infine particolarmente degna di menzione, per il culto di S. Stefano in Terra di Bari, l’abbazia benedettina di S. Stefano di Monopoli, in seguito passata ai Cavalieri Gerosolimitani e poi ai Cistercensi.
Di G. B. Beltrani, padre di Giovanni ci piace ricordare tra le altre opere, Documenti longobardici e Greci per la storia dell’Italia meridionale nel medio evo edito a Roma dalla Tipografia Poliglotta, 1877, e Il Conte Alberigo da Barbiano e la Regina Giovanna II e gli Ebrei di Trani edito dalla Tipografia Scienze Matematiche e Fisiche, 1877, Roma.
L’Ordine e la memoria marittima
L’Ordine dei Cavalieri di S. Stefano fu istituito da Cosimo I de’ Medici; al breve pontificio del 1° ottobre 1561 seguì l’approvazione degli statuti il 1° febbraio 1562. Cosimo ricevette l’abito di gran maestro il 15 marzo 1562 nella Primaziale di Pisa; la ricostruzione ricorda il nunzio pontificio monsignor Cornaro. L’Ordine, come è indicato nella Bolla di Pio IV con la quale vennero approvati i suoi Statuti e conferito a Cosimo I e suoi discendenti il titolo e l’abito di Gran Maestro, nasceva per la lode e la gloria di Dio, la difesa della fede cattolica, la custodia e la protezione del Mare Mediterraneo dagli Infedeli. I Trofei conquistati e conservati dall’Ordine nel Tempio dei Cavalieri, Centro spirituale dell’Ordine, testimoniano i trionfi della Marina Stefaniana, gloria della marineria italiana. A questo proposito vogliamo ancora ricordare che nell’antica chiesa di Santa Maria della Croce, a Barletta, oggi distrutta, erano allocate le bandiere prese ai turchi dopo la vittoria di Lepanto dagli equipaggi marinari della Terra di Bari che parteciparono alla gloriosa impresa, comandati dal governatore di Terra di Bari ed Otranto Ferdinando Caracciolo, insieme all’armata Stefaniana e che in ricordo di questa vittoria a Barletta è stata dedicata la Chiesa di Santa Maria della Vittoria, ove una bella tela del Fracanzano ne ricorda l’evento, mentre il culto della Madonna del Rosario, di cui vi è un quadro nella nostra chiesa di San Domenico, è legato a questa battaglia, secondo il nesso devozionale stabilito nella memoria cattolica fra la vittoria di Lepanto e il Rosario. Il racconto non consente di assumere come già istituita prima della battaglia la successiva festa liturgica della vittoria.
A Colonna il racconto lega al trasferimento delle reliquie anche l’altare ligneo donato da Cosimo III; la data del dono richiede una verifica distinta da quella della traslazione.