Profilo biografico · Personaggi di Trani
Matteo Renato Imbriani
L’impegno risorgimentale, i collegi di Trani e Corato e la battaglia per l’acqua nel percorso politico di Matteo Renato Imbriani.
Matteo Renato Imbriani fu un esponente del Partito radicale storico, legato a Trani sia dalla rappresentanza parlamentare sia dall’amicizia con Giovanni Bovio. Figlio del letterato Paolo Emilio Imbriani, seguì il padre in esilio e ricevette una formazione rigorosa, dapprima in un collegio privato di Torino, poi in un collegio militare.
Dalle campagne militari al Parlamento
Nel 1859 combatté con i piemontesi; nel 1860 fu con Garibaldi a Castel Morrone e nel 1866, con il grado di capitano, combatté nel Trentino. Si recò poi in Francia per riportare la salma del fratello Giorgio, caduto a Digione contro i prussiani nel 1871.
Napoli e la Puglia furono i centri della sua attività politica. Eletto nei collegi di Trani e Corato, coltivò nella città adriatica numerose amicizie. Il rapporto con Bovio appartiene a questo intreccio di vita personale e impegno pubblico: non soltanto una successione di mandati, ma una rete di interlocutori e di battaglie condivise.
La questione dell’acqua e quella sociale
Imbriani fu fra i promotori della realizzazione dell’Acquedotto Pugliese. Il suo contributo va inteso come battaglia politica per un’infrastruttura che avrebbe richiesto decisioni, progetti e lavori protratti oltre la sua vita. Nella cronologia dell’Acquedotto figurano la commissione istituita nel 1896 e il progetto tecnico del 1898; l’avvio dei lavori nel 1906 e l’arrivo dell’acqua a Bari nel 1915 sono successivi alla sua morte.
Il tema dell’acqua si affiancava alla condizione materiale delle popolazioni. Nel saggio di Susanna Pastore su Giuseppe Alberto Pugliese, Imbriani compare anche come promotore di aiuti ai coratini dopo i disordini del 9 gennaio 1894, quando la protesta per fame e disoccupazione provocò cinque morti. Il telegramma con cui chiedeva giustizia al Governo e ordine al popolo rende concreta la tensione fra riforma sociale e conflitto politico.
Casa Giulia e le parole di Mario Rapisardi
Imbriani morì il 12 settembre 1901 nella sua amata Casa Giulia, a San Martino Valle Caudina: la dimora non si trova a Trani. Nella memoria della sua ultima abitazione è ricordata una lapide ornata da elementi bronzei di quercia e alloro. Mario Rapisardi ne dettò l’iscrizione:
Matteo Renato Imbriani ammoniva da questa casa
il popolo prediletto d’intendere con opera animosa e costante
alla integrità e alla libertà d’Italia minacciate da rissose ambizioni,
insidiate da colleganze codarde.
Il sodalizio democratico,
ricordando il magnanimo cittadino e proseguendone l’opera,
ravviva la sua fede
nella vittoria dell’Ideale.
L’epigrafe è una testimonianza commemorativa, con il linguaggio solenne e polemico proprio di quella cultura politica. Il richiamo al sodalizio democratico e alla prosecuzione dell’opera presenta la memoria del defunto come un impegno dei vivi: aiuta a comprendere come amici e sostenitori volessero tramandarne l’eredità.