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Il Sabato Santo e la storia della processione dei Misteri
Dall'abbevescio di Cristo alla processione dei Misteri
Le pagine che seguono descrivono diverse fasi dei riti tranesi. I Misteri furono celebrati anche il Sabato Santo; la testimonianza sulle disposizioni diocesane del 2000 ne ricorda il ritorno al venerdì. Orari, percorso, precedenze e norme qui citati appartengono al loro contesto storico.
Il Sabato Santo raccontato da Janet Ross
Delle tradizioni del passato che si svolgevano in questo giorno, la scrittrice Janet A. Ross così racconta:
«Il sabato mattina, ben per tempo, sentii un grande alterco dietro il mio uscio; e qualcuno che spiegava come essendo io una signora, non conveniva entrare nella mia camera di albergo con la probabilità di trovarmi ancora in letto; si andasse piuttosto al n. 10 dove stavano degli uomini, lì dove si poteva senza inconvenienti di sorta. Quando discesi per la colazione, trovai, un uomo con un vassoio in mano, pieno di monete di rame e qualcuna d'argento, che mi chiese nell'inspiegabile dialetto del paese, una contribuzione «pell 'abbevescio di Cristo, e pe la battaria di Giesù» che tradotto in buon italiano vuol dire: per la Resurrezione di Cristo e per la batteria di Gesù. Poche ore dopo imparammo a nostre spese che cosa era "la batteria di Giesù". Successivamente recatomi in Cattedrale, mentre si discorreva, venne fuori un prete da una delle cappelle laterali, e subito si determinò un gran movimento nella folla composta in maggior parte di donne. Esclamazioni di gioia, battere di mani, pestare di piedi, e grida addirittura, eccitarono la mia curiosità: «è l'allegria dei peccati» mi si spiegò, e capii che era una strana credenza del popolo, quella cioè di ritenere come il prete benedicendo con l'acqua santa, assolvesse gli astanti dai peccati veniali. L'altare maggiore era interamente nascosto da una cortina celeste con in mezzo dipinta una croce gialla, sospesa al soffitto, per mezzo di carrucole. Alle undici precise la tenda cadde, e in quel momento il frastuono divenne incredibile, assordante. Come diceva uno di quei signori di Trani, «il terremoto non è niente in paragone». Colpi di bastoni sulle panche, urli acutissimi, sedie sbattute e spezzate sul pavimento; al di fuori sulle porte (che dovevano essere di ferro per resistere) colpi furibondi di ragazzi che battevano con dei pali preparati apposta per l'occasione: era questo "l'abbavescio" ovvero la risurrezione di Cristo. Contemporaneamente tutte le campane suonarono a distesa, e si lasciarono liberi una quantità di uccelli, destinati a morire di fame, perché tutte le finestre erano ermeticamente chiuse. Colombi, passeri, cardellini, allodole, fringuelli svolazzavano spaventati da quel chiasso indiavolato, e non potei fare a meno di pensare con tristezza alla loro misera ed inevitabile fine».
La memoria cittadina e i Misteri
Il commento riportato attraverso Malcangi ricorda un’interminabile frotta di ragazzi che, armati di padelle e di barattoli, giravano rumoreggiando per tutta la mattinata e fino alle prime ore del pomeriggio per far sapere a tutti che «have abbevesciute Criste». Tutto ciò continuò a succedere fino agli anni '30. Nel pomeriggio poi una nuova processione più fastosa delle altre: immagini a grandezza naturale di nostro Signore e della Vergine erano portate a spalle circondate da parecchi gentiluomini del paese, vestiti di nero e che non sapevano dove e come poggiare i loro piedi scalzi. (1) La processione dei Misteri, che in una fase precedente si svolgeva nel pomeriggio del Venerdì ed era stata poi differita al Sabato Santo, è un’usanza della Città della quale i Tranesi si mostrano particolarmente gelosi. Prevale principalmente l'antagonismo con Barletta, di plurisecolare memoria, alimentato dalla credenza popolare che, se per caso la processione non si svolgesse, essa passerebbe nella Città vicina.
Le precedenze del 1777
A Trani erano frequenti le contese per i posti di precedenza nella processione dei Misteri. Nel 1777 l'Arcivescovo Capece emanò una normativa per rimuovere tali inconvenienti. Previste quattro fermate innanzi ai quattro Sedili di Nobiltà (Arcivescovado, Portanova, Piazza dei Longobardi, San Marco) nonché al Sedile dei Decurioni (Piazza del Popolo), la processione doveva essere aperta dalla Congrega del SS. mo Sacramento con il suo gonfalone, sul quale era scritto S. P. Q. R. (Senatus Populusque Romanus), indi dovevano seguire in ordine le altre congreghe, cioè San Vito con il "Cristo all'Orto", l'Annunziata con il "Cristo alla Colonna", Santa Maria con "l'Ecce Homo", San Giuseppe con "San Pietro", Sant'Anna con "Cristo alla Croce", Rosario con la "Veronica", San Rocco con "San Giovanni Evangelista", San Nicola con "Cristo Morto e la Maddalena". Il Capitolo chiudeva la processione con la "Croce Nuda" e l'urna contenente un'ostia consacrata (in ricordo del miracolo eucaristico narrato dalla tradizione: il racconto devozionale non è prova storica contro la comunità ebraica). (2)
Immagini e confraternite nella testimonianza storica
Il prospetto tramandato distingue, dove indicato, la vecchia dalla nuova assegnazione (qui separate da una freccia). Non è un elenco aggiornato dei portatori e non va confuso con l’ordine del 1777 appena descritto.
| Immagine | Assegnazione tramandata |
|---|---|
| Cristo in Gerusalemme | S. Donato → S. Giacomo |
| Gesù col calice e l’ostia dell’Eucarestia | S. Michele |
| Angelo confortatore | S. Luigi → Angeli Custodi |
| Cristo nell’orto | S. Vito |
| Cristo alla Colonna | SS. Annunziata → Sacro Cuore di Maria |
| Ecce Homo | S. Maria di Dionisio |
| Cristo con la Croce | S. Anna |
| S. Pietro | S. Giuseppe |
| S. Veronica | SS. Rosario → B. V. del Carmelo |
| Calvario | S. Leucio → Maria SS. dell’Apparizione |
| Maddalena | S. Leucio → S. Nicola |
| Cristo morto | S. Nicola |
| Addolorata | S. Rocco |
| S. Giovanni | S. Giacomo |
| Croce nuda | Rev.mo Capitolo Metropolitano |
| Urna d’argento col Santissimo | Rev.mo Capitolo Metropolitano |
Il corteo e l’itinerario ricordato
Nella descrizione storica, la processione è aperta dal Gonfalone nero dell'Arciconfraternita del Ss. mo Sacramento, detta dei Bianchi, che ha anche il privilegio del baldacchino. I portatori delle varie immagini, come pure i Sacerdoti, che recano i turiboli, la Croce e l'urna col SS. mo, procedono a piedi completamente scalzi, con qualunque tempo. Con quello che abbiamo detto prima è appena il caso di notare che vi partecipa S. E. l'Arcivescovo, col Capitolo. Seguono le Autorità cittadine, con a capo il Sindaco che reca la chiave dell'Urna. Come abbiamo visto, il numero delle immagini, cui si è poi aggiunto anche l'artistico e grande Crocifisso ligneo che si venera nel Santuario del Crocifisso di via Andria, è rilevante, e possiamo dire che è superiore a quello che compone altre processioni similari delle città vicine. Ecco il vecchio itinerario della processione che, partendo dalla Cattedrale, si snoda per via Duomo (oggi via Beltrani), piazza Sedile Portanova (oggi via Lambert), via Sant'Agostino, via Pedaggio Chiara, Via Nigrò, piazza Mazzini, via Mario Pagano, piazza Libertà, via Ognissanti, piazza Sedile San Marco, via Angelo Prologo, piazza Cesare Battisti, via Tribunale, piazza Duomo, Cattedrale. Lungo il suo percorso entra nelle Chiese di San Giovanni, San Luigi e Santa Chiara, anticamente appartenenti a conventi femminili di clausura, perché si voleva offrire anche alle monache la vista della Processione di Penitenza.
L’urna eucaristica
Altro particolare notevole di questa processione è l’urna del Santissimo. Il racconto associa il periodo dal Giovedì al Sabato Santo a limitazioni della Comunione e della benedizione eucaristica. Questa formulazione storica non sostituisce le norme liturgiche: in particolare, il Giovedì Santo la reposizione invita all’adorazione del Sacramento custodito nel tabernacolo chiuso, distinta dall’esposizione nell’ostensorio. La testimonianza ricorda per Trani il privilegio di recare addirittura in processione il Venerdì Santo (portata al Sabato Santo poi nuovamente spostata al Venerdì) l'Ostia consacrata e di ricevere persino la Benedizione Eucaristica alla fine, in ricordo del miracolo dell'ebrea. Per commemorare questo strepitoso miracolo e quasi per riparare al sacrilegio che lo provocò, anticamente si portava in processione proprio l'Ostia miracolosa, e solo in un tempo successivo, per evitare l'ulteriore usura della preziosa reliquia, la si sostituì con un'altra Ostia ugualmente consacrata. Tutti questi particolari, di cui abbiamo cercato di essere prodighi, senza tuttavia dilungarci eccessivamente, fanno della Processione dei Misteri di Trani una cosa singolare, che veramente meriterebbe non solo l'afflusso totale della cittadinanza, che tuttora si verifica, ma anche quella di paesi forestieri, tanto è particolare e singolare. (3)
Riferimenti
(1) Malcangi - "Trani nelle impressioni dei viaggiatori stranieri"
(2) Di Biase - "Le Confraternite laicali della Diocesi di Trani in età moderna"
(3) Raffaello Piracci - "Il Tranesiere"
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