Storia e documenti · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete
Gravina in Puglia
La gravina, gli insediamenti antichi e la cattedrale introducono una città di confine, da leggere oltre il solo ricordo di Federico II.
Gravina in Puglia si trova fra l’altopiano murgiano e il territorio lucano. La sua forma urbana e la sua storia si comprendono guardando prima di tutto la profonda incisione del terreno da cui prende il nome. Il paesaggio non è un semplice fondale: condiziona percorsi, insediamenti e rapporto fra la città costruita e gli ambienti scavati nella roccia.
Il nome e le città antiche
La formula latina grana dat et vina, «offre grano e vino», è una suggestiva interpretazione tradizionale del nome, collegata alla fertilità agricola. Non sostituisce però il riferimento geografico alla gravina. Anche l’appellativo di «Giardino delle delizie», attribuito a Federico II, appartiene alla memoria elogiativa del rapporto fra l’imperatore e questo territorio.
Gli antichi centri ricordati come Sidion e Silvium testimoniano una vicenda precedente al Medioevo. I rapporti con il mondo greco e magnogreco favorirono scambi e sviluppo, mentre le fortificazioni rispondevano alle esigenze difensive dell’abitato. Il 305 a.C. è collegato alla conquista romana di Silvium, non all’invenzione di questo nome da parte dei Romani.
Nell’età romana attività agricole e commerci continuarono a caratterizzare il territorio. Le trasformazioni tardoantiche e altomedievali contribuirono alla diversa distribuzione dell’abitato e all’uso degli ambienti rupestri presso il torrente. Attribuire l’intera nascita della civiltà rupestre a una sola incursione vandalica ridurrebbe a un episodio un processo molto più articolato.
La città normanna e la cattedrale
La presenza normanna, consolidata nell’XI secolo e ricordata localmente a partire dal 1069, apre un’altra fase della storia urbana. La cattedrale, voluta da Umfrido il Normanno, risulta già esistente nel 1092; l’edificio visibile in piazza Benedetto XIII è il risultato di molte trasformazioni. Dopo le distruzioni del Quattrocento, la ricostruzione sostenuta dagli Orsini ne modificò l’assetto, intrecciando preesistenze medievali e linguaggi rinascimentali.
Il confronto fra facciata, organizzazione interna e rapporto con il margine della gravina aiuta a non trattare il monumento come un’opera realizzata tutta nello stesso momento. La piazza costituisce inoltre un punto di partenza per riconoscere i diversi livelli della città: spazio religioso, tessuto abitato e paesaggio rupestre.
Il castello e il territorio federiciano
Sulla collina, il Castello Svevo di Gravina conserva oggi i resti di una residenza imperiale. La costruzione viene riferita al 1231 e il progetto è tradizionalmente attribuito a Fuccio, senza che l’attribuzione equivalga a una firma documentata. Il legame con la caccia è importante, ma non esclude funzioni di rappresentanza e amministrazione. Le frequenti permanenze della corte e le due riunioni annuali della Curia generale appartengono alla ricostruzione locale del ruolo della città: occorre distinguere queste indicazioni dalla documentazione dei singoli soggiorni.
Il percorso urbano e quello alle rovine non vanno confusi con una visita unica, tutta al coperto e su terreno uniforme. Per gli ambienti rupestri bisogna verificare quali siano effettivamente aperti e accompagnati da un percorso autorizzato; cavità e passaggi non segnalati non sono estensioni libere della passeggiata.
Chi desidera proseguire può confrontare Gravina con Altamura: due città vicine dell’Alta Murgia, ma con differenti rapporti fra fondazione medievale, architettura religiosa e paesaggio. Il confronto è più utile di una corsa indistinta fra monumenti tutti presentati come federiciani.
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