Luogo da scoprire · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete
Ruvo di Puglia
La collezione Jatta e la facciata della cattedrale guidano alla scoperta di Ruvo, fra cultura peuceta, romanico e interpretazioni iconografiche.
Ruvo di Puglia permette di accostare due esperienze molto diverse: osservare le immagini dipinte sui vasi antichi e leggere quelle scolpite sulla facciata della cattedrale. Il Museo nazionale Jatta e la chiesa di Santa Maria Assunta sono i punti di partenza per comprendere una città la cui storia non si esaurisce nella stagione federiciana.
Dalla comunità peuceta alla città feudale
Le testimonianze di popolamento risalgono almeno al IX secolo a.C. Ruvo fu un importante centro peuceta, particolarmente fiorente nel IV secolo a.C.: non si trattò dell’arrivo improvviso di popolazioni provenienti da una Peucezia esterna al territorio. Gli scambi con Grecia, Magna Grecia ed Etruria favorirono la circolazione di olio, vino e ceramiche e la diffusione di modelli figurativi.
Nella tarda età repubblicana il centro assunse il rango di municipio romano. Le successive vicende attraversarono il dominio bizantino e le fasi normanna, sveva, angioina e aragonese. All’inizio del Cinquecento la storia feudale si lega ai Carafa e al cardinale Oliviero; il 1806 segna il superamento dell’ordinamento feudale, non una generica indipendenza politica della città.
L’accostamento del nome Ruvo al latino rupes, roccia, è una spiegazione tradizionale, non un’etimologia da considerare dimostrata dalla sola natura pietrosa del territorio.
Il Museo Jatta: oggetti antichi e storia del collezionismo
Il museo si trova nel palazzo Jatta, in piazza Bovio. La collezione, formata dalla famiglia Jatta nell’Ottocento, raccoglie soprattutto materiali rinvenuti nel territorio ruvese. Alla sua costruzione contribuirono Giovanni Jatta e il fratello Giulio; il nipote Giovanni junior ne curò l’ordinamento e il catalogo.
La visita racconta quindi anche il modo ottocentesco di esporre l’antico. Nelle sale storiche, arredi e disposizione valorizzano la qualità figurativa dei reperti più che una semplice successione cronologica. Il cratere del Pittore di Talos, con il mito del gigante bronzeo protettore di Creta, è un riferimento per riconoscere il dialogo fra immagini greche e contesto locale. Per collocazione delle opere e ambienti visitabili è opportuno consultare le informazioni del museo, senza confondere l’allestimento storico con ogni successiva esposizione.
Leggere la cattedrale dal basso verso l’alto
La costruzione fra XII e XIII secolo appartiene alla stagione del romanico pugliese. I tre portali, soprattutto quello centrale, introducono una facciata dove sculture, aperture e rosone svolgono ruoli distinti. Nella lunetta della bifora è raffigurato l’arcangelo Michele vittorioso sul demonio, non Gabriele. Il grande rosone a dodici raggi è cinquecentesco: anche qui l’aspetto attuale comprende fasi posteriori alla fondazione.
Sopra il rosone compare una figura seduta, tradizionalmente identificata da alcuni con Roberto II di Bassavilla, ma di interpretazione non univoca. Al coronamento si trova il Cristo Redentore con la banderuola. Altre letture hanno cercato riferimenti a Federico II o Manfredi in alcune sculture e richiamato un’iscrizione riferita al 1237: indizi e proposte interpretative non equivalgono a ritratti sicuramente identificati o alla prova di una committenza imperiale dell’intera chiesa.
Il confronto con Bitonto e il suo ambone offre un buon seguito alla visita: in entrambe le città osservare le figure prima di attribuire loro un nome aiuta a distinguere opera, contesto e interpretazione.
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