Storia e documenti · Castel del Monte
La rete castellare sveva
Castelli e domus dell’impero formavano un sistema di governo del territorio, con origini, compiti e trasformazioni differenti da città a città.
La rete castellare di Federico II non fu una collezione di edifici identici, né nacque tutta durante il suo regno. In Puglia e Basilicata il sistema univa fortezze preesistenti, residenze e nuove fabbriche, collegate alla difesa, all’amministrazione e alla presenza itinerante della corte.
Che cosa contava lo Statutum
Lo Statutum de reparatione castrorum, riferito alla fase finale del governo federiciano e tradizionalmente richiamato con la data 1241, riguardava la manutenzione delle strutture. Il titolo richiama il tema della manutenzione e della riparazione delle fortificazioni.
Il numero di 111 complessi per Puglia e Basilicata comprende 69 castra e 42 domus. Molti interventi riguardarono edifici di origine normanna, la cui storia precedente non scompare con il passaggio all’amministrazione sveva.
- Castrum
- Termine usato per un complesso fortificato; l’esistenza di difese non esclude ambienti residenziali o compiti amministrativi.
- Domus
- Residenza o struttura demaniale legata alla presenza e agli interessi del sovrano; la parola non descrive necessariamente una piccola abitazione privata.
- Riparazione
- Intervento necessario a mantenere efficiente un bene del sistema regio, distinto dalla costruzione integrale e dalla successiva trasformazione monumentale.
Difendere, abitare, amministrare
Le funzioni potevano sovrapporsi: ospitare uomini e risorse, controllare collegamenti, accogliere la corte e rappresentare l’autorità regia. Anche un edificio di grande qualità architettonica non era per questo privo di significato politico.
La funzione di Castel del Monte resta un tema interpretativo. La raffinatezza degli ambienti e l’assenza di alcuni consueti apparati militari hanno favorito ipotesi residenziali e di altra natura; restano letture da confrontare con gli indizi materiali e documentari.
Intorno all’altopiano e lungo la costa si incontrano Barletta, Canosa, Trani, Ruvo, Corato, Terlizzi, Bari e Gravina, con testimonianze fortificate di diversa consistenza. L’immagine di una ragnatela può aiutare a visualizzare le relazioni territoriali, ma non prova che tutti i castelli fossero disposti geometricamente intorno a Castel del Monte o collegati da visuali dirette.
Come leggere differenze e numeri
I conteggi tramandati per la Terra di Bari indicano 13 castelli e 3 domus; per la Capitanata la ricostruzione qui richiamata indica 23 castra e 28 domus. Sono dati da confrontare con ambito geografico, data e criteri di censimento, soprattutto per il numero delle domus della Capitanata, non uniforme nelle ricostruzioni. Non misurano da soli quanto l’imperatore «amasse» un territorio: contano anche risorse, viabilità e necessità di governo.
Per vedere materialmente queste differenze si possono confrontare il castello di Barletta, trasformato fino all’età delle artiglierie, e il castello di Gravina, oggi in rovina. Sono testimonianze complementari, non varianti intercambiabili di un unico modello.
Testo originario di Michela Tocci.