Storia e documenti · Puglia e Basilicata: città d’arte e mete

Castello di Bari

Il castello barese racconta il rapporto fra difesa, potere regio e città, attraverso interventi normanni, svevi e rinascimentali.

Il Castello Svevo di Bari
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Il Castello di Bari, il cosiddetto Castello Svevo, è una delle presenze monumentali che raccontano la storia della città. Bari conobbe domini longobardi, musulmani, bizantini e normanni; fu capitale del thema bizantino di Longobardia, non di un territorio longobardo omonimo. La memoria di san Nicola, le cui reliquie sono custodite nella basilica e non nel castello, appartiene alla storia cittadina. Le mura urbane testimoniano le successive fasi di ampliamento e fortificazione.

La fortezza e la città

È proprio all’interno di queste mura, che si aprono in corrispondenza della Porta Vecchia e della Porta Nuova (dove attualmente sorge Piazza del Ferrarese), che si erge il castello, una rocca in cui l’ingegno fa da padrone, presentandosi come un castello nel castello. Le mura esterne, sovrastate dall’imponenza del castrum, sono esse stesse contenitore delle torri difensive del periodo medievale e della reggia rinascimentale, rafforzando il potere difensivo della struttura.

La fase normanna e gli interventi svevi

Nel 1156 le forze del re normanno attaccarono e devastarono la città, guidati da Guglielmo il Malo, incontrando, in ogni caso, una forte resistenza da parte dei cittadini baresi che lottarono fieramente per difendere il proprio territorio. Fu grazie a Federico II che il castello fu ristrutturato e reso più similare ad una residenza. Anche qui si impone il simbolo federiciano, un’aquila che stringe la sua preda tra gli artigli, scolpita sull’archivolto del portale. Artisti del luogo autografarono le decorazioni dei capitelli innalzati nell’androne, come Minerrus de Canusia, Melis de Stelliano e Ismahel. Le decorazioni e gli abbellimenti apportati da Federico II continuano poi nelle torri, con oculi e finestre.

Gli elementi del castello rimandano alla città e viceversa, in un dialogo silenzioso ma intenso che permette di poter affermare che il castello costituisse allo stesso tempo tanto la fortezza quanto il centro cittadino. Il Castello di Bari non sorge su di una collina, come frequentemente avveniva, bensì nella parte periferica della città, e da lì la scruta e la difende, a tratti la minaccia, poiché la sua imponenza sovrasta la piccolezza dei cittadini ed impone il potere dei sovrani che man mano si susseguirono al comando.

Racconti e corte rinascimentale

La tradizione ci narra che la presenza dell’Imperatore di Svevia in questi spazi fu collegata anche alla figura di Francesco d’Assisi, che fu provocato, ma non vinto, da una donna commissionata proprio dallo stesso Federico II, con il fine di testare la santità e la forza morale dell’uomo. Il Castello fu abitato anche dagli Spagnoli, che lo munirono di una cinta bastionata, o da Isabella d’Aragona e Bona Sforza, che lo resero ritrovo di filosofi e letterati, artisti e potenti, con caratteristiche proprie di una corte.

Dal controllo militare alla funzione culturale

Il rapporto fra castello e città può essere letto anche come una tensione fra autorità regia e comunità urbana. La fortezza difendeva un presidio del potere e poteva apparire minacciosa agli abitanti: è una chiave interpretativa, non la prova che tutti i baresi, in ogni epoca, l’abbiano detestata. Oggi il castello ha un’importante storia alle spalle, e conserva un grandioso valore artistico-culturale di fronte a sé, nella sua scomposizione in due parti principali: il mastio e i baluardi a scarpata con torrioni angolari a lancia sul fossato. La prima sezione ha un’origine bizantino-normanna e fu rimaneggiata sotto Federico II, mentre la seconda si caratterizza per l’imposizione della volontà di Isabella d’Aragona. Per accedere al Castello bisogna attraversare il ponte che si sospende sul fossato, situato sul lato sud, mentre è il lato nord della struttura che si affaccia sul mare. Al piano inferiore si incontrano il cortile interno, a pianta quadrata, con caratteristiche rinascimentali, ed il salone nel quale si stabilisce la Gipsoteca cittadina, mentre le precedenti descrizioni ricordano anche una funzione archivistica in una sala con volta a botte. Per molti anni il piano superiore ospitò gli uffici della Soprintendenza; i lavori conclusi nel 2017 lo hanno restituito alla fruizione pubblica. Le destinazioni storiche non descrivono automaticamente l’allestimento attuale.

A cura di Stefania Mola

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