Cronologia · Puglia Imperiale: città e borghi vicini
Castello di Barletta
Dal nucleo normanno ai bastioni di Carlo V, il castello racconta come cambiarono rappresentanza regia, difesa e vita culturale di Barletta.
Il castello di Barletta non appartiene a una sola dinastia: il suo aspetto deriva da un nucleo normanno, interventi svevi e angioini e una profonda trasformazione nell’età delle artiglierie. Guardare soltanto i bastioni significa perdere le tracce medievali; cercare ovunque Federico II significa invece attribuirgli opere realizzate secoli dopo.
Le fasi della costruzione
Età normanna e 1202. Il castello ha origini normanne e compare in un documento del 1202. Una prima attestazione scritta non coincide necessariamente con l’anno di costruzione.
Federico II. Nel 1228 il castello è legato alla dieta precedente la partenza per la sesta crociata; nel 1240 figura nell’organizzazione dei castelli della Terra di Bari. Due lunette scolpite con aquile che artigliano una preda conservano la memoria della fase sveva.
1269–1291. Gli interventi angioini, avviati sotto re Carlo I e associati a Pierre d’Angicourt, interessano il palazzo e gli spazi della rappresentanza regia, con una cappella e nuove difese. Carlo I d’Angiò era re, non imperatore.
1458–1481. La fase aragonese rafforza la cinta e prepara ulteriori trasformazioni dell’apparato militare.
Carlo V e il Cinquecento. Sotto il sovrano asburgico prende forma il sistema dei quattro bastioni angolari a lancia, con postazioni di tiro lungo le cortine. Al progetto è legato il nome dell’ingegnere Evangelista Menga. La lapide con lo scudo imperiale e la data 1537 testimonia questa fase, non la conclusione dell’intero cantiere: i lavori proseguirono, con ulteriori interventi anche fra 1552 e 1559.
Osservare una fortezza trasformata
Le aquile delle finestre possono essere lette come immagini del potere imperiale. L’accostamento fra forza dell’animale e acutezza dell’intelletto è però un’interpretazione simbolica: non una funzione tecnica dell’edificio né una spiegazione documentata di ogni rilievo federiciano.
I bastioni rispondono a esigenze differenti da quelle delle torri medievali. Le loro sporgenze e le aperture di fuoco permettono di comprendere la relazione fra difesa delle cortine, visuali di tiro e adattamento all’artiglieria. Il rafforzamento del fronte rivolto alla città mostra che la protezione del castello non si esauriva nel controllo dell’orizzonte marino.
Il percorso d’ingresso attraversa il ponte in muratura e l’androne, mettendo in relazione il cortile quadrato con gli ambienti dell’antico corpo di guardia e la cappella, legata anche alle sepolture dei castellani. Scale e collegamenti conducono ai livelli superiori e agli spalti, ma la presenza architettonica di un passaggio non implica che sia sempre incluso nel percorso aperto al pubblico.
Dal presidio al luogo della cultura
I restauri avviati nel 1970 appartengono ormai alla storia della conservazione del monumento, non a un generico intervento «recente». La destinazione culturale ha riunito funzioni differenti: Museo civico, raccolte pittoriche e lapidarie, biblioteca, esposizioni, conferenze e spazi di rappresentanza comunale. Le precedenti sistemazioni comprendevano anche utensili, armi e gli uffici dell’Azienda di soggiorno e turismo.
Per organizzare la visita è utile distinguere il castello come edificio dalle collezioni e dagli ambienti effettivamente accessibili nel giorno scelto. Il percorso può proseguire nella città di Barletta oppure sviluppare il confronto con il Castello Svevo di Trani, evitando di sovrapporre le vicende dei due monumenti.
Testo originario di Alberto Gentile.