Tradizioni e cultura · Riti e tradizioni di Puglia
La Settimana Santa a Taranto: riti e tradizioni pugliesi
I riti pasquali della Puglia e la Settimana Santa di Taranto, fra pellegrinaggi, Addolorata, Misteri e ritorno alla chiesa del Carmine.
La Settimana Santa in Puglia assume forme diverse dal Gargano alla Magna Grecia e al Salento. Confraternite, comunità parrocchiali e bande musicali danno vita a processioni nelle quali immagini, reliquie, canti e gesti penitenziali hanno significati locali. Cappucci, piedi nudi e marce funebri non compongono un rito uniforme: per comprenderli occorre riconoscere la città e la confraternita che li custodisce.
Accanto ai cortei devozionali, dalla Puglia Imperiale alla Valle d’Itria e alle terre di Bari, le rappresentazioni della Passione Vivente affidano a interpreti il racconto degli ultimi giorni di Cristo. Vicoli, corti e paesaggi rurali diventano scenari della rievocazione, ma luoghi e allestimenti dipendono dall’edizione. Processione, rappresentazione e celebrazione liturgica hanno ciascuna tempi e significati propri.
Taranto: tre momenti da distinguere
A Taranto il pellegrinaggio ai sepolcri, il corteo dell’Addolorata e quello dei Misteri scandiscono il passaggio dal Giovedì al Sabato Santo. Il lento dondolio dei confratelli, chiamato nazzecata o nazzecate nelle forme dialettali, rende riconoscibile il cammino. Le processioni possono impegnare un’intera notte, con durate tradizionalmente indicate intorno alle quattordici o quindici ore e variabili secondo l’edizione.
Il pellegrinaggio dei perdùne
Dal pomeriggio del Giovedì Santo le coppie di confratelli del Carmine, dette poste e note come perdùne o Perdoni, visitano le chiese del Borgo e della Città Vecchia. Scalzi e incappucciati, avanzano verso gli altari della Reposizione, comunemente chiamati sepolcri. Davanti all’altare una coppia subentra a quella che l’ha preceduta, mentre quest’ultima riprende il pellegrinaggio. La chiesa del Carmine è il riferimento di questo rito, che comprende anche una ripresa nella mattina del Venerdì Santo.
L’Addolorata da San Domenico Maggiore
Nella notte fra Giovedì e Venerdì Santo, in prossimità della mezzanotte secondo la consuetudine, parte da San Domenico Maggiore il pellegrinaggio dell’Addolorata. Il cammino rappresenta la ricerca del Figlio da parte della Madre. La confraternita dell’Addolorata e San Domenico descrive un corteo con quindici coppie di confratelli, accompagnato dal suono della troccola e dalle marce funebri delle bande. L’itinerario mette in relazione la Città Vecchia e il Borgo, con ritorno a San Domenico.
I Misteri dalla chiesa del Carmine
Nel pomeriggio del Venerdì Santo prende avvio la processione dei Misteri. Dopo il troccolante, che porta lo strumento ligneo con elementi metallici, sfilano il Gonfalone e la Croce dei Misteri. Seguono otto immagini, portate a spalla, che raccontano la Passione:
- Cristo all’Orto, nella preghiera del Getsemani.
- Cristo alla Colonna, nella flagellazione.
- L’Ecce Homo, con i segni della derisione.
- La Cascata, cioè la caduta di Gesù sotto la croce.
- Il Crocifisso.
- La Sacra Sindone, con la croce e il lenzuolo che richiama la deposizione.
- Gesù morto.
- L’Addolorata, distinta dal simulacro che esce da San Domenico.
Il corteo attraversa la notte e torna al Carmine la mattina del Sabato Santo. Il troccolante si avvicina al portone chiuso e bussa tre volte: è il gesto che introduce il rientro, atteso dai fedeli e accompagnato dalla musica e dagli applausi. L’attesa davanti alla chiesa fa parte dell’esperienza del rito quanto il cammino delle statue.
Seguire le tradizioni senza confondere i programmi
Per organizzare la visita, consultare gli avvisi annuali delle confraternite e del Comune: orari, percorso e accessi possono cambiare. Lasciare liberi i passaggi dei portatori e ascoltare le bande senza attraversare il corteo aiuta a rispettarne il ritmo. Per un confronto con altri riti pugliesi si possono approfondire Barletta, Andria e Canosa di Puglia, ciascuna con chiese, immagini e tradizioni proprie.