Tradizioni e cultura · Devozioni e Settimana Santa
Il Venerdì Santo
La processione dell’Addolorata fra devozione tranese, racconto delle origini e testimonianze ottocentesche di un rito vissuto nella notte.
Il Venerdì Santo a Trani è legato alla processione della Madonna Addolorata custodita nella chiesa di Santa Teresa. La partenza nelle ore notturne, il suono delle marce funebri e l’incontro fra il simulacro e la folla fanno parte della memoria del rito. Per comprenderlo è utile distinguere la tradizione sulle origini dell’immagine dalle testimonianze storiche sulla partecipazione dei tranesi.
Il racconto della Madonna e dei soldati francesi
La tradizione riportata da Raffaello Piracci colloca verso la fine del Seicento un tentativo di sbarco di soldati francesi. Un’altra versione, tramandata da TraniWeb e riferita genericamente al XVII secolo, racconta di soldati giunti nei pressi del porto per saccheggiare le case vicine. Due sottufficiali sarebbero entrati in un piccolo ambiente nei pressi dell’attuale Santa Teresa, dove alcune donne terrorizzate pregavano ai piedi di una bellissima statua della Vergine. Dopo aver allontanato le fedeli, avrebbero provato a impadronirsi dell’immagine: più tentavano di spostarla, più diveniva pesante e inamovibile.
Il seguito del racconto narra l’ira dei soldati e il colpo inferto alla fronte della Madonna: con una daga nella versione di Piracci, con le sciabole nell’altra versione. Dalle ferite sarebbe sgorgato sangue; dagli occhi sarebbero scese lacrime che, fermatesi sulle guance, si trasformarono in perle lucenti. I due uomini sarebbero fuggiti impauriti e lo sbarco in massa delle truppe sarebbe stato evitato. Quasi un secolo più tardi Giuseppe Carcano, ricordato come sindaco, avrebbe ritrovato la testa del simulacro, contribuendo alla diffusione del culto dell’Addolorata. Lo sfregio e le perle, che il racconto descrive ancora visibili sul volto ritrovato, sono elementi con cui la devozione riconosce la propria immagine.
Questa è una narrazione religiosa tramandata, non una dimostrazione storica del prodigio. Leggerla nel suo contesto permette di capire il legame affettivo con la Madonna senza confondere il significato della devozione con la verifica documentaria di ogni episodio.
La processione vista da Janet Ross
Una prospettiva diversa è offerta dalla scrittrice Janet Ross. Il suo racconto ottocentesco, ripreso nel volume di Malcangi dedicato ai viaggiatori stranieri, si sofferma sui partecipanti, sugli abiti e sul cammino penitenziale:
«Il Venerdì Santo ci fu una processione, formata quasi tutta di donne, linde e ben vestite. Fra esse moltissime in abito di seta nera e grandi catene d’oro sul petto; tutte con un grosso cero in mano, e le calze bianche insudiciate e rotte, pel camminare che facevano senza scarpe, sovra strade infangate. Anche gli uomini che prendevano parte alla processione, precedendo le donne, e i preti, tutti erano religiosamente scalzi».
L’osservazione fa emergere il contrasto fra abiti curati e piedi esposti alla fatica della strada. Il gesto penitenziale coinvolgeva donne, uomini e clero: la processione era un’esperienza condivisa nella quale il dolore religioso assumeva una forma visibile, fatta di passi, ceri e silenzio.
La partenza da Santa Teresa
Nella descrizione storica di Piracci, l’uscita avveniva alle tre del mattino, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo, dalla chiesa di Santa Teresa, affacciata sul porto. La banda intonava una marcia lenta mentre la folla accoglieva l’immagine. Il testo ricorda un percorso attraverso la città e le soste presso i luoghi chiamati popolarmente “Sepolcri”, legando la Madonna alle chiese visitate durante la Settimana Santa.
Il nome familiare di “Madonne”, conservato nella parlata locale, rende il carattere vicino e quotidiano di questa devozione. Il simulacro non rappresenta soltanto una scena della Passione: nella testimonianza di Piracci è la figura alla quale i partecipanti affidano anche i dolori personali e familiari. Il rito si può quindi leggere come esperienza religiosa e, insieme, come memoria della comunità.
Il calendario della processione dei Misteri
In una fase precedente della tradizione, nel pomeriggio del Sabato Santo la processione dei Misteri partiva dalla Cattedrale con tutte le confraternite cittadine. La testimonianza di Obiettivo Trani sulle disposizioni ricordate per il 2000 ne descrive invece il ritorno al pomeriggio del Venerdì Santo. Le due collocazioni appartengono a momenti diversi della storia dei riti e non vanno sovrapposte.
Assistere oggi senza confondere rito e spettacolo
Chi desidera seguire la processione dovrebbe consultare il programma dell’anno per l’orario di uscita, l’itinerario e le eventuali variazioni. Le tre del mattino appartengono alla descrizione qui ricordata e non costituiscono una promessa valida per ogni edizione. È opportuno lasciare liberi gli accessi e il passaggio del corteo, evitando flash e riprese invadenti nei momenti di preghiera.
La lettura può proseguire con il culto della Madonna Addolorata e con le altre tradizioni della Settimana Santa tranese. Il confronto aiuta a distinguere il giorno della celebrazione, la storia dell’immagine e le trasformazioni delle pratiche devozionali.
Riferimenti del testo storico
Raffaello Piracci, Il Tranesiere; Malcangi, Trani nelle impressioni dei viaggiatori stranieri. Testo tramandato da Obiettivo Trani; testimonianza citata di Janet Ross.
La variante con il tentativo di saccheggio delle case e i colpi di sciabola appartiene alla tradizione riportata da TraniWeb.
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