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Trani: guida essenziale alla città
La Cattedrale e il Castello Svevo sorgono quasi sul mare; il centro antico scende verso il porto attraverso vie di pietra, chiese, palazzi e tracce della Giudecca.
Trani è una città da scoprire a piedi. La Cattedrale e il Castello Svevo sorgono quasi sul mare; il centro antico scende verso il porto attraverso vie di pietra, chiese, palazzi e tracce della Giudecca. La visita non richiede una successione frenetica di monumenti: il suo carattere emerge nelle relazioni fra architettura e paesaggio, fra storia mediterranea e vita quotidiana.
Come orientarsi
Il nucleo monumentale si concentra intorno a piazza Duomo. Da qui si raggiungono in pochi minuti il Castello, via Beltrani, la Giudecca e il porto. Sul lato orientale del bacino, il molo Sant’Antonio e il Fortino introducono alla Villa comunale e alla passeggiata verso Colonna. La stazione ferroviaria è più interna; arrivando in treno si attraversa la città moderna prima di entrare nel centro storico.
Cattedrale e Castello
La Cattedrale di San Nicola Pellegrino è il simbolo di Trani. La pietra chiara, il campanile, il portale bronzeo di Barisano e le chiese sovrapposte costruiscono un monumento complesso, non una semplice facciata sul mare. Di fronte, il Castello Svevo racconta la politica di Federico II, le trasformazioni angioine e aragonesi, la funzione carceraria e i restauri moderni. I due edifici vanno osservati insieme: potere religioso e imperiale definiscono il margine occidentale della città antica.
Giudecca, chiese e palazzi
Fra la Cattedrale e il porto si estende il quartiere ebraico. La Sinagoga Scolanova è tornata al culto ebraico; Sant’Anna, antica sinagoga trasformata in chiesa, ospita testimonianze della comunità medievale. Intorno, San Martino, Ognissanti, Sant’Andrea e San Giacomo mostrano la varietà dell’architettura religiosa. Via Beltrani e le piazze vicine conducono invece nel sistema dei palazzi: Caccetta, Antonacci Telesio, Lambert, Quercia, Covelli, Rogadeo e Casa de Agnete raccontano secoli di edilizia civile.
Il porto
Il bacino portuale è il centro visivo e sociale della città. Pescherecci e imbarcazioni da diporto convivono davanti a una quinta di case, ristoranti e locali. La storia del porto è molto più antica dell’immagine contemporanea: traffici, arsenale, galee e Ordinamenta maris hanno legato Trani all’Adriatico e al Mediterraneo. Il Fortino di Sant’Antonio offre uno dei punti migliori per comprendere la forma dell’insenatura.
Trani in un giorno
Al mattino si può iniziare da Castello e Cattedrale, proseguire nella Giudecca e raggiungere il porto per pranzo. Nel pomeriggio la passeggiata continua verso il Fortino e la Villa comunale, con una deviazione fra via Ognissanti e i palazzi del centro. Al tramonto conviene tornare sul porto o sul lungomare Cristoforo Colombo: la luce radente mette in risalto la pietra e il profilo della Cattedrale. Con più tempo si aggiungono il Monastero di Colonna, musei, chiese minori e un itinerario tematico dedicato al mare o alle religioni.
Storia in breve
Documentata dall’età antica e divenuta sede vescovile nel Medioevo, Trani conobbe una grande stagione portuale fra età normanna e sveva. Federico II ne rafforzò il ruolo; la comunità ebraica contribuì alla vita economica e culturale; in età moderna la Sacra Regia Udienza e poi la Corte d’Appello consolidarono la vocazione giudiziaria. Ottocento e Novecento portarono espansione urbana, servizi pubblici, guerre e trasformazioni economiche senza cancellare la struttura del centro antico.
Quando visitarla
Primavera e autunno sono adatti alle passeggiate lunghe. In estate è utile concentrare monumenti e centro storico nelle ore meno calde, lasciando porto e lungomare alla sera. Il vento può cambiare rapidamente la percezione della costa in ogni stagione. Orari di chiese e musei non sono uniformi: prima della partenza conviene controllare i siti ufficiali dei singoli luoghi.
Le pagine collegate sviluppano ogni monumento e tema. Questa guida serve come bussola: permette di passare dalla città nel suo insieme agli approfondimenti senza perdere la continuità del percorso.
Una città da scoprire
Di Emanuele Gianolio
Il ritratto conserva la voce evocativa dell’autore; i racconti sulle origini e sui segni della città vanno distinti dalla documentazione storica.
Oltre la prima impressione
Questo articolo potrebbe iniziare così, come un depliant turistico: Trani è una bella e ridente cittadina affacciata sul basso Adriatico a sud del promontorio del Gargano, ricca di monumenti storici fra cui la famosa Cattedrale romanica protesa verso il mare. Tutto questo è senz’altro vero ed aggiungerei pure la cordialità e l’ospitalità dei tranesi verso i forestieri, infatti San Nicola Pellegrino, patrono della città, egli stesso di origine greca, ne è considerato il protettore.
Per chi viene a Trani da turista distratto basterà ammirare la Cattedrale, il Castello Svevo, lo splendido giardino pensile, il Monastero di Colonna: ne sarà appagato. In realtà questa città ha una sua intimità nascosta e misteriosa che emerge dai secoli bui del Medio Evo ed anche da più lontano nel tempo, fatta di segni che si intuiscono, che non sono evidenti ma che si percepiscono poco a poco; solo chi saprà inoltrarsi e penetrare in questa realtà antica cogliendone le tracce residue potrà dire di conoscerla veramente.
Leggende e memorie storiche
Racconta la leggenda che il nome di Trani deriva dal mitico eroe greco Tirreno che ebbe a fermarsi in questi luoghi, fondandola. Storicamente Trani è nominata per la prima volta nella “Tabula Peutingeriana”, una carta da viaggio romana conservata a Vienna, nei secoli seguenti la si trova pure menzionata in una carta geografica araba, ai tempi dell’emirato di Bari sotto il nome di Al Tranah.
Fu certamente centro importante per i Longobardi ed i Bizantini che se la contesero, infatti la sua prima murazione, in parte ancora visibile, risale a quel periodo. Al 1063 sono tradizionalmente datati a Trani gli “Statuta et ordinamenta maris”, forse la prima legge del mare adottata nel Mediterraneo medievale.
Dall’antica chiesa di Ognissanti, tradizionalmente detta dei Templari, narrano sia partita la prima crociata. È un racconto locale, non una prova dell’origine dell’intera spedizione né dell’appartenenza della chiesa all’Ordine; va distinto dal ruolo di Trani negli imbarchi verso la Terrasanta. Proseguendo nei secoli, Federico II, il grande imperatore, non esitò a far impiccare sul più alto torrione del castello il figlio del doge Tiepolo, prigioniero dopo la battaglia di Cortenuova, mentre, secondo il racconto, la flotta veneziana incrociava a vista ed ancora è in questo castello che Manfredi il figlio prediletto di Federico ebbe in sposa Elena Comneno, principessa d’Epiro, nel 1259 e qui dopo la sconfitta di Benevento, con l’inganno, ella fu consegnata con i suoi figli agli sgherri dell’Angioino.
Potrei continuare parlandovi della saga degli Hohenstaufen o delle grandi famiglie ebraiche di Trani che partecipavano ai commerci con le Repubbliche Marinare; potrei mostrarvi il luogo dove era un arsenale navale di Venezia durante la sua dominazione e raccontarvi del periodo della decadenza, del consolidamento della vocazione giudiziaria, con la Sacra Regia Udienza in età moderna, del saccheggio francese del 1799 e della successiva Corte d’Appello delle Puglie nell’Ottocento. Ma tutto ciò non credo vi farebbe penetrare lo spirito di questa città, antica e moderna nello stesso tempo.
Le strade e l’immaginazione
Per afferrarne il significato recondito bisogna girare per il Borgo Antico, salire le scale della Porta Aurea con il torrione bizantino a fianco superare i confini della Giudecca, il quartiere ebraico con le antiche sinagoghe tuttora esistenti, percorrere le stradine dai nomi misteriosi: Via Stregatizze, Via La Giudea, quella del miracolo dell’ostia fritta, con i fondaci di London e di Swezia ancora così contrassegnati, immaginare questo mondo di traffici con i magazzini pieni di spezie, di lane pregiate, di sete d’oriente, di incenso e di pietre preziose.
Solo così si può intuire l’animo antico di questa città, forte ed astuto, intelligente e contraddittorio, fiero e vile nel contempo ma pur sempre vitale nei secoli. E se capiterete a Trani d’inverno quando la gelida tramontana investe il suo castello proteso sul mare, forse vi parrà di sentire, nel sibilo del vento che rimbomba fra quelle mura possenti, il pianto degli ultimi Svevi eredi di una gloria andata perduta.
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