Storia e documenti · Centro storico e Giudecca
Chiesa di San Donato e Torre dell’Orologio
Fra piazza Mazzini e via Porta Antica, San Donato e la torre civica conservano memorie di culto, stampa e misurazione pubblica del tempo.
- Periodo storico
- XV secolo; rifacimento della chiesa nel 1847
- Dove
- Piazza Giuseppe Mazzini e via Porta Antica
Scheda pratica
- Accesso
- Chiesa non normalmente aperta al pubblico
La chiesa di San Donato e la Torre dell’Orologio formano un complesso leggibile da piazza Giuseppe Mazzini e da via Porta Antica. La piccola chiesa e l’alta costruzione civica raccontano funzioni diverse ma vicine nella vita cittadina: la celebrazione religiosa e il tempo pubblico, annunciato per secoli dal suono delle campane.
La chiesa e le trasformazioni della piazza
Il nucleo religioso, originariamente dedicato a San Salvatore, ha una fondazione non definita con certezza. La prima attestazione documentaria ricordata risale al 1492. Dopo il crollo del soffitto, nel 1847 la chiesa fu in parte ricostruita, assumendo una configurazione nella quale la memoria più antica convive con interventi ottocenteschi.
L’apertura verso piazza Mazzini e la demolizione di edifici che ne impedivano la vista hanno reso più riconoscibile l’accostamento alla torre. Il punto di osservazione conta: dalla piazza si coglie il rapporto fra i due volumi, mentre da via Porta Antica si torna nella trama più stretta del centro medievale. La differenza fra i due affacci aiuta a comprendere come le trasformazioni dello spazio urbano abbiano modificato la percezione del monumento.
Nelle vicinanze si stabilì il tipografo Lorenzo Valeri, chiamato a Trani dall’arcivescovo Diego Álvarez. Questa presenza collega l’area anche alla diffusione dei testi su san Nicola Pellegrino, aggiungendo alla storia religiosa quella della stampa cittadina.
Le iscrizioni della torre
Un’iscrizione ricorda l’intervento del 1473 promosso dal sindaco de Piccionis, il cui nome è tramandato anche nelle forme De Piczonis e De Piccione. L’arma del magistrato si affianca allo stemma di Trani. Il segno civico raffigura il drago alato con una testa taurina nella zampa e una torre sul dorso: un’immagine della città da cercare prima di alzare lo sguardo verso la sommità.
Un’altra memoria attribuisce a Gabriele Gentile il completamento dell’opera a proprie spese e la collocazione dell’orologio. Sono testimonianze della committenza pubblica: questa torre rappresentava l’Universitas, ossia la comunità cittadina.
Un orologio da ascoltare
Il 20 dicembre 1541 un documento comunale registrò il pagamento di quattro scudi d’oro a Rinaldo Bors per una riparazione. La notizia attesta un meccanismo già in funzione, non la sua installazione iniziale. L’ora veniva comunicata dalle campane, secondo il computo dell’ora italiana, anziché da un quadrante moderno.
I rintocchi al tramonto e un’ora dopo accompagnavano la chiusura delle porte della città. Ne conserva memoria il detto:
Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori.
Alta circa venticinque metri e descritta con superfici intonacate di bianco, la torre emergeva sui tetti, pur restando inferiore al campanile della Cattedrale. Per completare la lettura di piazza Mazzini si può osservare la vicina chiesa di San Luigi: la sua facciata settecentesca e la storia del Conservatorio aggiungono un’altra funzione collettiva, quella assistenziale, allo spazio segnato dall’orologio.
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