Storia e documenti · Chiese e monasteri

Chiesa di San Domenico

Dalla Santa Croce domenicana alla chiesa settecentesca, con le cappelle patrizie e la testimonianza devozionale sull’esposizione sindonica inaugurata nel 2009.

Chiesa di San Domenico
Periodo storico
XVIII Secolo
Dove
Piazza Plebiscito

Da Santa Croce a San Domenico

In questo luogo nel 1224 il domenicano Beato Nicola Paglia da Giovinazzo fondò la chiesa di Santa Croce e l'annesso convento (successivamente destinato a carcere femminile). Il luogo, a oriente della città di Trani, fu scelto, secondo la tradizione, in seguito a una visione dello stesso Padre, compagno di san Domenico, che ebbe fama di insigne predicatore e di vita santa e che riposa nella chiesa dei domenicani di Perugia, pure da lui fondata. La ricostruzione della chiesa, denominata San Domenico e affidata ai domenicani, fu conclusa nel 1763. Una lapide interna ne ricorda la vicenda. Della antica chiesa di Santa Croce rimangono il campanile romanico e la cappella di San Giovanni, incorporata nel successivo complesso carcerario. Le due campane sono della ditta Giustozzi di Trani; la loro data di fusione non è precisata. La chiesa è adiacente alla villa comunale e si apre su Piazza Plebiscito. L’alta facciata barocca, a due ordini, in pietra bianca presenta un finestrone centrale che illumina l'interno e uno più alto a vento, oltre a quattro lesene aggettanti con capitelli e due grandi nicchie laterali vuote.

Gli arredi e le cappelle gentilizie

L'ampio interno a tre navate divise da pilastri, misura 40 metri di lunghezza e 25 metri di larghezza e conserva le tombe di illustri famiglie tranesi. Nella cappella De Angelis, a destra dell'ingresso, è venerata una bellissima Pietà in marmo del 1521 di stile michelangiolesco; nella cappella Antonacci è conservato un dipinto con l'adorazione dei pastori, mentre di grande valore artistico e storico è la tavola della Madonna del Rosario donata da Fabio de Boctunis nel 1558 (ricordata in una fase di restauro dalla descrizione storica). Da menzionare anche un dipinto raffigurante San Tommaso d'Aquino, donato dalla famiglia Campitelli. Invece in alto sull'ingresso della sacrestia una tela rappresenta il beato Nicola Paglia, fondatore della chiesa. Nella prima cappella a sinistra dell’ingresso, dove la pala d’altare mostra la scena della crocifissione, fu collocata nel 2009 la doppia immagine della Sindone, nel positivo e nel negativo fotografico: sono le copie su tela a grandezza naturale così come si possono osservare dopo gli interventi conservativi sul tessuto.

La testimonianza del Gruppo Sindonico Diocesano nel 2009

Il testo seguente conserva la meditazione del Gruppo Sindonico Diocesano che accompagnò l’inaugurazione delle riproduzioni il 3 maggio 2009. Le affermazioni sulla Passione e sulla risurrezione esprimono la fede degli autori, non una dimostrazione scientifica dell’identità dell’uomo raffigurato. In chiesa si esponevano riproduzioni fotografiche, non il telo conservato a Torino.

Con il beneplacito del nostro Arcivescovo, per iniziativa del Gruppo Sindonico Diocesano, con il contributo di benefattori a cura di don Mimmo De Toma, allora rettore della chiesa di S. Domenico, Trani ha il privilegio di possedere ed ostentare la copia fotografica della Sacra Sindone a grandezza naturale l’osservazione della quale consente di vedere meglio le ferite del corpo di colui che ha lasciato la sua impronta sul tessuto. Davanti alla Sindone, chi non ha la fede, vede semplicemente l'impronta frontale e dorsale del corpo di un uomo nudo, ma ben proporzionato, in stato di rigidità cadaverica, con i segni delle lesioni provocate dalla crudeltà umana. Immagine unica al mondo, che comunque non può lasciare indifferenti. Chi ha la fede prova la forte emozione di trovarsi davanti alla vera immagine di Gesù Cristo, al documento visivo della Passione descritta dai Vangeli, testimonianza della sua resurrezione. La Sindone esiste perché Cristo è risorto. Essa perciò è oggetto di venerazione, e invito a meditare sul mistero del dolore dell’uomo e dell'amore di Dio. Sostare con senso di preghiera e con animo sincero davanti alla Sindone può essere un aiuto efficace a camminare in una vita cristiana più autentica. In realtà sono esposte due copie su tela, fedeli riproduzioni della fotografia ufficiale della Sindone, realizzata da Gian Carlo Durante nel 2002, dopo l’eliminazione dei vecchi rattoppi sulle parti bruciate e di quanto era dannoso per la migliore conservazione del prezioso tessuto di lino. Una copia è la fotografia a colori naturali. L'altra, della stessa grandezza, è la stampa del negativo fotografico, realizzato con pellicola bianco e nero.

A cura del Gruppo Sindonico Diocesano

L’inaugurazione del 3 maggio 2009

L’ostensione permanente delle riproduzioni fotografiche della Sacra Sindone nella chiesa di San Domenico fu inaugurata il 3 maggio 2009, durante i festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso di Colonna. La destinazione permanente dell’esposizione non equivale a un calendario attuale delle aperture.

Il materiale dell’inaugurazione presentava il volto della Sindone nel positivo e nel negativo fotografico e riportava i patrocini della Provincia di Bari e del Comune di Trani.

Le memorie delle famiglie tranesi

La chiesa si osserva anche dalla Villa comunale, lungo la cui recinzione emerge il piccolo campanile romanico di Santa Croce.

Fra le famiglie ricordate dalle tombe e dalle cappelle compaiono i Filagieri, i Campitelli, gli Antonacci e i Palumbo. La Pietà del XVI secolo è stata accostata al modello michelangiolesco. La Madonna del Rosario del 1558, ritenuta di scuola tosco-umbra, fu donata da Fabio de Boctunis in memoria della moglie Vittoria Caracciolo. L’Adorazione dei pastori di Giambattista Calò costituisce la pala dell’altare della cappella Antonacci. Il Centro Internazionale di Sindonologia concesse l’ostensione permanente della copia fotografica a grandezza naturale; l’autenticazione della riproduzione riguarda la sua fedeltà all’immagine, non l’origine del telo.

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