Guida · Centro storico
Trani fra mare e centro storico: itinerario delle religioni
Un cammino nella Giudecca e nel centro antico attraverso luoghi di culto, comunità e stratificazioni urbane.
Girando per le vie del borgo antico si possono incontrare volti, ascoltare suoni, leggere scritte, che appartengono a mondi e a storie di popoli solo apparentemente lontani da noi, ma tutti accomunati nella stessa speranza, anzi nella certezza, di una vita che non si ferma a quella terrena. L’itinerario intreccia i luoghi della presenza cattolica, ebraica, ortodossa e musulmana descritti nella vita del centro storico; sedi di culto e celebrazioni possono cambiare nel tempo. Per intuire l'animo antico di questa città, bisogna addentrarsi nel suo cuore originario, salire le scale della "Porta aurea" con il torrione bizantino a fianco, superarne i confini della Giudecca, percorrere stradine dai nomi misteriosi, scorgere i Fondaci di London e Swezia, ancora così contrassegnati, e immaginare questi mondi di traffici con i magazzini pieni di spezie, di lane pregiate, di sete d'oriente, di incenso e di pietre preziose.
Trani, luoghi e incontri di religioni
1. Porta Aurea e Torre dell’Orologio
L’itinerario comincia da Via Cambio, a pochi metri dalla Chiesa di Ognissanti: girando a destra per Via La Giudea si entra nel quartiere ebraico (Giudecca) attraverso la Porta Aurea, tradizionalmente collegata alla cinta altomedievale e al IX secolo. Salendo le scalette sulla sinistra della Porta, ci si addentra percorrendo una stretta stradina, Via Porta Antica, fino a che d'improvviso ci appare, imponente, la Torre Civica detta dell'Orologio vecchio. Eretta nel 1473, è la più alta costruzione esistente nel centro storico, dopo il Campanile della Cattedrale. Posta al vertice del triangolo che delimitava l'antica Città di Trani, tra il Campanile della Cattedrale ed il Campanile di Santa Croce (oggi San Domenico, accanto la villa comunale), la Torre dava la rotta alle imbarcazioni per un rientro sicuro nel porto. Nella descrizione dei marinai Castel del Monte sembra “correre incontro” a chi naviga, sino ad allinearsi con uno di questi riferimenti: un modo per individuare gli aspri, fondali rocciosi legati alla pesca locale. Nella memoria locale la Torre civica rappresentava una sorta di “livella” dello sviluppo urbanistico: si racconta che nessun edificio potesse superarla in altezza; questa regola richiede però un riscontro documentario. Oggi reca ben visibile una delle più antiche riproduzioni in marmo dello stemma della Città. Una lettura tradizionale interpreta in chiave difensiva gli “inganni” formati dalla strozzatura di Vico Stregatizze, che consente a malapena il passaggio di una sola persona priva di armatura, e dal cavalcavia di San Donato che permetteva ai tranesi la difesa dall'alto dello slargo della piazzetta della Torre, attraverso quel dedalo di vie aeree che caratterizza il Borgo Antico.
2. La Giudecca
La descrizione di questa passeggiata restituisce un’immagine della pluralità religiosa cittadina: ricorda i musulmani diretti alla moschea di via Romito per ascoltare l’imam e le sure del Corano; i cristiani ortodossi che percorrevano via Beltrani, la strada della Cattedrale, per la messa domenicale a San Martino; gli ebrei impegnati nella lettura della Torah nella sinagoga di Scolanova. Queste memorie non costituiscono indicazioni sulle sedi e sugli orari attuali delle celebrazioni. Proprio quest'ultima, tornata al culto ebraico nel 2005 e concessa alla comunità dal Comune, suggella la definizione di Trani come "faro dell'Ebraismo in tutta la Puglia", reintegrando oltre alla religione, la filosofia, la cultura, le tradizioni e la gastronomia di un'antica comunità ebraica pugliese, fiera della sua Stella di David. Trani è stata un importante centro dell’ebraismo medievale, sede di quattro sinagoghe e di studi religiosi. I confronti spesso evocati con le cinque sinagoghe veneziane o le undici di Roma antica appartengono a epoche e contesti differenti e non costituiscono una graduatoria fra comunità. Di queste solo due sono giunte sino a noi, entrambe trasformate nel corso degli anni, in chiese cristiane: si tratta della Sinagoga di Scola Nova, datata fra XII e XIII secolo e sita nell'omonima piazza, e la Sinagoga di Scola Grande (poi chiesa di Sant’Anna, oggi Museo sinagoga Sant’Anna), risalente al 1247 e posta su Via La Giudea. Quest’ultima è stata trasformata nella Sezione d’Arte Ebraica del Museo Diocesano di Trani, dove hanno trovato posizione alcuni reperti della storia ebraica cittadina e non solo. L’allestimento descritto comprende gli antichi cippi tombali provenienti dal cimitero medievale, custoditi nella cripta. Nella zona superiore sono ricordate testimonianze della fase ebraica: copie di documenti archivistici, una mezuzah del XII–XIII secolo e frammenti di una Bibbia in ebraico del XIII–XIV secolo, accompagnati da pannelli sulla presenza ebraica a Trani e nel Mezzogiorno fino al XVI–XVII secolo. Alla fase cristiana appartengono invece l’altare ligneo settecentesco, l’abside medievale, le decorazioni seicentesche e il campanile.
Ma a Trani operarono anche grandi Maestri biblisti e talmudisti quali Isaiah ben Mali il Vecchio (nato intorno al 1180 a Trani) e suo nipote Isaiah il Giovane; i loro commentari sono ancor oggi oggetto di studio nelle più rinomate yeshìvot e le loro responsa sono di forte attualità. È per questo che passeggiando per le strade della Giudecca tranese può sfiorarti il soffio di uno spirito benevolo, il Mabit (acronimo di Mosheh Ben Yosef da Trani, Maestro della Legge vissuto nel sec. XVI), faro degli Ebrei di tutto il mondo che tuttora studiano sui suoi testi.
3. Via Beltrani
Dopo aver girato in lungo e in largo per i vicoli e le stradine del quartiere ebraico, brulicanti di piccoli laboratori artigiani, a contatto con i suoni e gli odori familiari della vita operosa e discreta degli abitanti del Borgo antico, si scende lungo la via Giudea per arrivare in Via Prologo ove si ammira l'imponente sagoma del settecentesco Palazzo Bianchi, alla cui estremità sorge la Chiesetta di San Nicolino, tradizionalmente identificata con la stalla dove morì nel 1094 il giovinetto greco che è divenuto il Santo Patrono di Trani. Salendo per Piazza Cesare Battisti e superando lungo la sinistra il Palazzo Candido, ci si trova in Via Beltrani, "accolti" da una piccola incisione in pietra posta frontalmente che raffigura tre "faccine" appena sorridenti che ci invitano a proseguire il nostro percorso. Percorrendo Via Beltrani dando le spalle alla Cattedrale si possono ammirare diversi edifici del XVI e XVII sec. a cominciare dal Palazzo Rogadeo, sede dell'Arcivescovado tranese con un’interessante facciata in tre ordini di arcate presente nel cortile. Proseguendo incontriamo il Palazzo Broquie con il suo originalissimo giardino pensile e subito dopo, sulla sinistra vi è Via San Martino in cui sorge l'omonima chiesetta posta a circa 2 metri sotto il piano stradale, inglobata in una costruzione civile cui si accede dal civico 16. Risalente al IX-X sec., la Chiesa si schiude sorprendendo il visitatore con una pianta a tre navate con abside ricordata anche per le celebrazioni di rito ortodosso romeno; l’uso liturgico non implica un’apertura continuativa. Sempre risalendo Via Beltrani, si giunge alla Chiesa di San Giovanni del XV secolo, interessata da un importante restauro nel 1770. Conserva un pregevole altare maggiore in marmo policromo ed alcuni dipinti di particolare interesse. A seguire sempre sulla stessa via si erge Palazzo Beltrani, un edificio con caratteri neoclassici settecenteschi, testimonianza dello sviluppo urbanistico che ha accompagnato il periodo più florido della vita economica e commerciale della cittadina portuale. Dimora del mecenate per due volte sindaco di Trani Giuseppe Beltrani, il Palazzo, dopo un lungo restauro, ospita la mostra permanente di un altro tranese illustre, il pittore Ivo Scaringi (1937-1998). La descrizione del primo allestimento della pinacoteca ricorda sette sale al primo piano e 87 opere dell'artista tra dipinti, acquerelli, pastelli e illustrazioni a stampa.
4. La chiesa di San Giacomo
In fondo a Via Beltrani, prima di giungere in Piazza Lambert, girando a destra sotto l'arco di Vico Romito si esce davanti alla Chiesa di San Giacomo, interessata da restauri che ne hanno consentito la riapertura. La chiesa di San Giacomo è un notevole esemplare dell'architettura romanica pugliese, per la ricchezza e la singolarità del suo corredo scultoreo. La fondazione, con intitolazione a Santa Maria dèRussis, sarebbe da ricondurre alla metà del XII secolo; poi a metà del '600, un notevole rifacimento ne modificò l'aspetto e vi fu l'intitolazione a San Giacomo. L'attuale facciata dell'edificio, caratterizzata nella parte alta da tre ordini di mensole zoomorfe ed antropomorfe, è il risultato dei rimaneggiamenti seicenteschi. Alla destra del portale si riconosce un gruppo zoomorfo tradizionalmente interpretato come una leonessa con il leoncino morto tra le fauci. La tradizione popolare vorrebbe identificare questa chiesa come il primo luogo di sepoltura del patrono San Nicola Pellegrino, tanto che nella cripta è ancora visibile, sotto il piano di calpestio, un rilievo raffigurante il santo morto.
5. Piazza Mazzini
Lasciando la Chiesa di San Giacomo alle spalle si raggiunge Via Mario Pagano, l'antica Carraia per Barletta. La descrizione storica segnalava, al di là della strada, un parcheggio per bus turistici con servizi pubblici: disponibilità e destinazione attuali vanno verificate. A sinistra, ad angolo con Via Sant'Agostino, c'è la casa natale di Giovanni Bovio, umanista, filosofo, giurista e primo parlamentare tranese, che qui nacque il 6 febbraio 1837 in una modesta palazzina, restaurata. Di fronte si incontra la splendida Piazza Mazzini, sede di eventi e spettacoli estivi, su cui si affaccia la Chiesa di San Luigi, riaperta al pubblico nel 2004 come spazio culturale destinato a convegni, presentazioni librarie e piccole mostre. Proseguendo sulla Via Mario Pagano, prima della fine di Piazza Marconi, a destra c'è il Vicolo di Forno Vecchio percorrendo il quale si può godere di un inebriante perenne odore di pane fresco appena sfornato. Fuori dal vicolo si gira a destra costeggiando il possente edificio e giungendo all'ingresso della Chiesa di Santa Chiara riaperta al culto dopo un lungo restauro. Edificata alla fine del '300, la chiesa ha subito vari rimaneggiamenti conservando comunque l'originaria bellezza della sua facciata, per la linearità sobria, accentuata dal bugnato rustico. Attiguo alla trecentesca chiesa, l'ex Monastero omonimo, con la sua struttura rinascimentale, il pregevole portale che richiama quelli dei coevi Palazzo Caccetta (alla fine di Via Ognissanti) e Lambert (nell'omonima piazza), e la finestra sovrastante riccamente scolpita. Si riprende Via dei Carrettieri, lungo il lato sinistro della chiesa, e ci si immette ancora in Via Mario Pagano costeggiando il Palazzo De Angelis (angolo con via Marsala), distinto dal De Angelis-Ventricelli di via Ognissanti, riconoscibile dal caratteristico bugnato della facciata.
6. Piazza Libertà
Prima di giungere alla fine di Via Mario Pagano e del nostro itinerario, si passa avanti alla Chiesa di Sant'Andrea, che porta il nome del patrono dei pescatori, di fianco al Cinema Impero. La Chiesa, anticamente intitolata a San Basilio, è intrisa di leggende e per la sua dimensione raccolta ispira alla fede ed ai suoi riti. Risale ai primi decenni del XII sec. ed è una delle più antiche cappelle ad una sola cupola della Puglia, retta anticamente dai monaci basiliani che officiavano in rito greco. Ha una pianta a croce greca con una cupola centrale, a forma piramidale coperta da "chiancarelle" e sorretta da quattro colonne, di cui la prima sulla destra reimpiega un miliario romano iscritto, la cui attribuzione a Costantino richiede cautela. In essa si conserva ciò che resta della reliquia del cosiddetto "miracolo dell'ostia fritta". Tornando verso Piazza Libertà incontriamo la Chiesa di San Francesco, in origine detta della SS. Trinità, edificata nel 1176. Nel XVI secolo la chiesa passò sotto l'ordine dei francescani che si stabilirono nel monastero attiguo (oggi sede della nuova Biblioteca Comunale) mutandone il nome. Monumento nazionale, è una delle poche chiese romaniche di Puglia a contare ben tre cupole in asse, tutte costituite da "chiancarelle", di cui la centrale a forma ottagonale. Usciti dalla Chiesa di San Francesco, in alto, di fronte a voi le campane dell'Orologio sul campanile di San Rocco vi ricordano che è ora di pranzare!
San Nicola Pellegrino
Secondo la tradizione agiografica, Nicola nacque a Stiro (Grecia) intorno al 1075 da famiglia umile e all'età di 12 anni iniziò la sua vita ascetica: fu allontanato dalla comunità di Stiro, perché creduto pazzo e decise di intraprendere un pellegrinaggio verso Roma che lo portò ad approdare in Puglia ad Otranto. Allontanato per via del suo modo alternativo di manifestare l'amore per Dio, dopo un lungo peregrinare, nel 1094 arrivò a Trani. Qui la gente non gli fu ostile e gli si accostò premurosa, ma purtroppo il suo soggiorno non durò a lungo: si ammalò e pochi giorni dopo, il 2 giugno 1094, morì. Per i prodigi che accompagnarono la sua tragica fine fu venerato dalla popolazione: nel 1099 fu proclamato Santo e in suo onore fu eretta la magnifica Cattedrale romanica a lui intitolata, che ancora oggi domina sul mare e su tutta la città. La descrizione della festa patronale ricorda celebrazioni tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, senza costituire un calendario per l’edizione corrente, in onore di San Nicola Pellegrino (San Nicolino per i tranesi, da non confondere con San Nicola vescovo di Mira e patrono di Bari) che verso la fine del XI secolo, dopo aver peregrinato per tutta la Puglia, arrivò a Trani, brandendo una grande Croce e al grido di “Kyrie eleison – Signore, abbi pietà”, infiammò alla penitenza e a "tornare a Dio".
La tradizione del miracolo dell’ostia
Il racconto seguente appartiene alla devozione cristiana locale e non costituisce una ricostruzione documentaria degli eventi. La figura della donna ebrea è parte di una narrazione segnata da stereotipi antiebraici, che non giustificano accuse contro persone o comunità.
A pochi passi dalla Chiesa di Sant'Andrea, nella Via Attilio Lagalante, si trova la Chiesa del Miracolo Eucaristico o Cappella di San Salvatore, anticamente detta dell'Ebrea, al cui interno si custodisce una tela sulla quale è descritto l’episodio attribuito dalla leggenda a una donna ebrea chiamata Zanches. Nel racconto, la donna, con la complicità di una cristiana compiacente, un giorno mescolandosi tra i fedeli in un'assemblea liturgica, si accostò alla comunione con intenzione malvagia. Ricevuta l'ostia consacrata per le mani del celebrante, tornò al suo posto e invece di consumarla, l'avvolse in un fazzoletto. Terminata la celebrazione, tornò a casa con l'intenzione di irridere e schernire la fede dei cristiani nell'Eucaristia; accese il fuoco, pose dell'olio in una padella e quando l'olio cominciò a friggere, vi immerse la santa ostia. La narrazione devozionale attribuita a Fra’ Bartolomeo Campi (1625) recita:
«A contatto con l'olio bollente, l'ostia divenne miracolosamente carne sanguinolenta e si sparse tanto sangue fuori dalla padella da allagare tutta quella maledetta ed esecranda casa».
Secondo la medesima tradizione, la notizia del prodigio, in un baleno, fece il giro della città e ne fu informato anche il Vescovo che, sgomento per l'orrendo sacrilegio, indisse una processione penitenziale di riparazione. Nel 1706 la casa indicata dalla tradizione fu trasformata in cappella. La reliquia, costituita da due pezzi ineguali di ostia “fritta”, di colore bruno nerastro nella parte superiore e di colore bruno rossastro lucente in quella inferiore, fu messa dentro un antico reliquiario, dono del tranese Fabrizio de Cunio, datato al 1616 in questa descrizione. I resti dell'ostia furono portati in Cattedrale processionalmente e quella santa particola fu custodita con ogni riverenza e devozione. Oggi si conserva nella Chiesa di Sant'Andrea.
Gli orologi pubblici di Trani
La passeggiata ricorda sette orologi pubblici storici: quello dell'omonima Torre, del Castello, della Cattedrale, di San Rocco, del Palazzo Comunale, della Stazione e del Palazzo Vischi. I primi due erano segnatempo laici, mentre il terzo canonico, il quarto lo possiamo definire concordatario, in quanto posto sotto le campane, il quinto legato alla famosa "ora di Trani", il sesto ferroviario, mentre l'ultimo era autarchico. L'Orologio di San Rocco venne inserito sopra il campanile preesistente nel 1910 e, all'epoca, rappresentò un’innovazione nella misurazione pubblica del tempo, destinata a modificare per sempre usi e costumi secolari. Infatti, in virtù del Regio Decreto del 10 agosto 1893 che unificò l'ora in tutta Italia, l'orologio venne regolato sul sistema convenzionale dell'ora francese (le nostre 24 ore con inizio dalla mezzanotte) e non più sul bio ritmo solare e sulla luce.
Orientarsi
Le tappe del percorso
Le linee uniscono le tappe in modo schematico: il tragitto effettivo dipende dalle strade e dagli accessi scelti.
- 1 Porta Aurea e Torre dell’Orologio Via La Giudea e via Porta Antica
- 2 Sinagoga Scolanova Piazza Scolanova
- 3 Via Beltrani L’asse dei palazzi nobiliari
- 4 Chiesa di San Giacomo Via Romito
- 5 Piazza Mazzini Il centro ottocentesco
- 6 Piazza della Libertà Verso la città nuova
- 7 Cattedrale Piazza Duomo