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La difesa della Corte d’Appello di Trani nel 1903: il discorso di Giacinto Francia
Il discorso dell’8 marzo 1903 contro il trasferimento della Corte d’Appello, tra diritto, lavoro e identità cittadina.
L’8 marzo 1903 Giacinto Francia intervenne al Teatro di Trani contro il paventato trasferimento della Corte d’Appello. Il discorso lega la difesa della sede giudiziaria al lavoro, all’economia e alla tradizione civile della città. Si conserva la forma dell’orazione, comprese le reazioni del pubblico riportate nella trascrizione.
L’appello alla città
Popolo di Trani, la mia parola non suoni frustranea ed audace dopo quella dei cospicui oratori che mi precedettero e specie di quella di Gaetano Quercia, che nel mio animo ha rievocato la veneranda figura dell'antico patrizio romano che si faceva addurre nel foro per portarvi la saggezza del suo consiglio, mentre Annibale era alle porte (Applausi, bene, viva Quercia)
Quando si combatte una grande battaglia civile, non è vano che, dopo il consiglio dei capitani, si ascolti il fragore delle armi del giovine milite! Quando la campana del Comune suona a martello per annunziare che un grave pericolo sovrasta la città, non è tempo di sillogismi! (bene, urla di evviva)
Potremmo rispondere che è giusto solo quello che non attenta alla vita della terra natale o elettiva nel cui grembo si accolgono le ceneri sacre dei nostri morti. Ma la nostra causa rifulge dalla gran fiamma del diritto!
La riforma della giustizia
Può essere santa ed informata ad alti principi giuridici e liberi la riforma di avvicinare la giustizia al popolo, di rendere con l'unicità il magistrato direttamente responsabile delle proprie sentenze. Ma perché giustizia possa affermarsi in Italia, quante altre riforme bisognerebbe far sorgere a lato di quelle avvisate nel disegno di legge!
Altrimenti questa sembrerebbe una vana velleità riformatrice, intesa ad affidare al capriccio incontrollabile di un sol magistrato meglio ingrassato la roba, la libertà l'onore dei cittadini! Bisognerebbe ascoltare i gridi di dolore che salgono dagli abissi della miseria, chiedenti indarno da secoli il riconoscimento effettuale dei diritti civili. Bisognerebbe stroncare l'albero maledetto del fiscalismo che dopo aver succhiato con le sue radici avide la linfa nazionale, le effonde tramutata in sangue in terre di conquiste lontane per riportarne lutto ed onta.
Bisognerebbe elevare l'anima giuridica dei popoli, e ciò si ottiene, vegliando a che gli articoli dei codici non si pervertino in strumenti faziosi di poteri più o meno occulti o di caste sfruttatrici. Venga la riforma giudiziaria, ma garantita da altre riforme, e specie da quelle della coscienza!
Le conseguenze per il lavoro cittadino
E soprattutto non si presti alle ingordigie di alcune città, che, non sazie delle proteiforme risorse alimentatrici della loro ricchezza, vogliono attentare ai sacri diritti di Trani in cui una longeva tradizione forense plasmò una vera coscienza giuridica popolare, vigile sentinella dei corpi giudiziari.
Trani che attraverso una lunga serie di anni appuntò le sue attività economiche nella vita giudiziaria, sarebbe rasa al suolo, se da essa emigrassero gli organi intorno a cui si agita la molteplice vita forense.
Sarebbero colpiti i possessori di fabbricati e di terreni che vedrebbero ridurre ad amara irrisione le loro risorse. Sarebbero colpiti i commercianti che vedrebbero inaridire le loro fonti industriali.
Sarebbero colpiti i lavoratori del pensiero, i professionisti, che vedrebbero sventolare, dopo aver consacrato la loro intelligente attività alla ricerca di una pura sorgente di vita, proprio nell'età del riposo meritato sarebbero condannati ad esulare, a ripigliare la dolorosa via crucis della lotta per l'esistenza, per esplorare in tempi di concorrenza sanguinosa, nuove problematiche, scaturigini di vita.
Sarebbero colpiti i lavoratori della mano che vedrebbero sventolare, dinnanzi al loro casolare dalla livida fame, il vessillo della disoccupazione (grandi applausi).
Una protesta comune
Tutte le classi sarebbero colpite; e lì sulla Piazza della Libertà, ove all'alba del secolo della rivoluzione si erse l'albero simbolico della Libertà, sventolerà, segnacolo di lutto, la toga gloriosa in cui si avvolsero già i cavalieri del diritto, i sommi giureconsulti che onorarono la nostra curia. Quando la squilla della propria terra suona l'ora della battaglia, tutti i cittadini devono obliare innanzi al pericolo comune ogni ragione di rancore. Si proclami oggi tregua di dio, senza abdicazioni delle proprie idealità, sul campo della comune iattura. (bene) Da Trani partano accenti d'ira di neri o di bianchi, di una classe o d'un'altra; ma voci di tranesi affratellati nell'amore della comune madre (benissimo).
Da questa assemblea plebiscitaria, dal popolo di Trani parta una voce, e non una voce supplice, non belato di gregge di agnelli pronti a farsi sgozzare o ad evirare; ma protesta fiera di un popolo cosciente deciso ad opporre tutte le armi civili per non farsi cancellare dalla storia con un frego di penna.
Giovanni Bovio e Nicola Barbato
E questa voce sia raccolta pure dall'illustre concittadino Giovanni Bovio, a cui noi, come a maestro venerato, mandiamo il nostro augurio (Viva Bovio, viva il nostro concittadino). Ma accanto a sé Giovanni Bovio troverà un apostolo di civiltà, Nicola Barbato, la cui ricchezza morale riconosciuta da tutta l'Italia onesta, si eleva di mille cubiti al di sopra delle ambizioni bieche degli avventurieri della politica! (benissimo)
Se gravi dolori familiari lo tengono lontano da noi, a Piana dei Greci, egli è spiritualmente in mezzo a noi, egli, che se si sente del suo partito innanzi alle urne, sente di essere rappresentante di tutti i cittadini nel Parlamento. Egli sarebbe qui, se questa agitazione non fosse stata promessa, prima della sua partenza.
Per smentire le voci tendenziose propalate da speculatori ignobili di pubbliche calamità, posso attestarvi che l'eminente uomo ci dichiara che non solo egli, ma i giuristi più competenti di parte sua, avrebbero propugnato i diritti storici di Trani che tutelano, non offendono gli interessi nazionali della giustizia!
La voce di Trani in Parlamento
Perciò egli raccolga la voce di questo popolo e la folgori in grido di protesta virile nell'Assemblea Nazionale! E questa voce corruschi nella molteplice eloquenza, che le diverse generazioni di illustri oratori fecero risuonare nelle nostre aule giudiziarie. Questa voce eccheggi negli accenti di coloro che, in questa terra, fecondarono con il loro sangue lo spirito libero. E dica che, nel secolo della libertà, s'osa contro Trani consumare ciò che non osava neppure la rabbia borbonica.
Dica che, se nello stemma di Trani, attraverso lo scudo vermiglio del sangue della fede libera, campeggia la testa taurina, simbolo della prudenza civile di questo popolo, del suo spirito pacifico, fecondatore di libertà e di progresso, aleggia anche il drago fiammante, che sta a significare l'antica fierezza del comune libero, che già seppe divampare contro le prepotenze dell'impero di Bisanzio per difendere la forte torre dei suoi diritti storici. Questo popolo saprà virilmente e civilmente tutelare la sua storia! (benissimo, bravo, applausi e molte strette di mani).