Storia e documenti · Giustizia, istituzioni e città
L’Alunnato di Giurisprudenza presso la Corte di Trani
L’alunnato istituito nel 1828 e la formazione forense a Trani, fra pratica nei tribunali, studenti sorvegliati e fermenti risorgimentali.
L’alunnato del 1828
Nel 1828 Francesco I, per la grande considerazione in cui teneva i Collegi giudiziari di Trani, con speciale decreto del 29 dicembre dispose l'alunnato di giurisprudenza presso la nostra Corte, con la motivazione che, essendo Trani sede di un Tribunale Civile, una Gran Corte Civile ed una Gran Corte Criminale, gli alunni avrebbero trovato copiosa materia d'istruirsi sia nel ramo civile quanto nel ramo penale. Inoltre Trani era la sede ideale dove studio teorico e pratica trovavano piena applicazione, (con buona pace per chi ritiene la formazione una moderna invenzione), anche se molti studenti preferivano Bari "per il rigore spiegato in Trani".
La supplica del 1852
Bari, approfittando del fervore rivoluzionario di Trani, cercò di trasferire là tale alunnato, tanto che Trani fu costretta a rivolgere supplica al Re il 24 agosto del 1852 per evidenziare la necessità che tali corsi si svolgessero nella propria città:
La Maestà Sua vedrà che è impossibile dividere lo studio delle leggi dal luogo di residenza dei Tribunali ove si fa pratica. Sentire mettere in discussione quelle materie che si sono apprese nelle lezioni è di grande utilità. In Bari non vi sono maestri, ma solo commercianti, mentre a Trani vi è finezza di Foro.
In sede di prima istituzione gli alunni furono sei tuttavia, la presenza a Trani di Scuole private di diritto, particolarmente famosa quella degli "attendibili politici" Vincenzo Vischi e Giuseppe Insanguine e l'elevatezza morale ed intellettuale dell'ambiente forense, faceva sì che nella città ci fossero molti più studenti di quanto ne fossero autorizzati. In quegli anni, nei quali si anelava alla libertà, Trani veniva considerata un covo di rivoluzionari, specie nell'ambiente degli avvocati: Teodorico Soria visse nella latitanza per più mesi e conobbero le patrie galere gli avvocati Lorenzo Festa, Luigi Troysi, Vincenzo Centofanti, Vincenzo Grilli, Federico Quinto, Luigi Minervini e i tanti altri che è ingeneroso non citare; infatti non bisogna dimenticare che qui vi era il "Pellicano" la Vendita carbonara più numerosa di tutta la Puglia con oltre 506 cugini e che il famigerato Intendente Luigi Aiossa, scrivendo al Re, diceva «quì risiede il nucleo della demagogia della provincia».
Studenti e magistrati nel Risorgimento
Il 15 aprile del 1859 l'Intendente riferiva al Ministro degli Interni di aver trovato un aumento degli studenti senza che gli stessi fossero stati autorizzati e di ciò accusava l'Ispettore di Polizia Capaccio sospetto di liberalismo. Dopo l’incendio dello stemma austriaco presso la sede consolare nel 1848, le manifestazioni per la morte dello studente Stradiota e la carnevalata allegorica del 1859 contro gli austriaci, il governo giunse alla decisione di allontanare da Trani gli studenti. Per questo motivo oltre cinquanta studenti provenienti da tutti i paesi della Terra di Bari furono allontanati e rispediti nelle proprie città con il marchio di "attendibili". L'Intendente Aiossa così concludeva il suo giudizio sulla vicenda: «Trani era il luogo dove la gioventù si corrompeva maggiormente, imbevendosi di quei principi guasti che professa una parte di quel Foro, che tiene sempre occupata l'attenzione dell'Autorità».
Il "covo" di Trani non era formato solo da studenti ed avvocati, ma anche da Magistrati come il giudice della Gran Corte Criminale, Mauro Morrone, posto in "attenzione di destino" nel 1850 e reintegrato in magistratura con l'Unità d'Italia, Giuseppe Di Renzo nome caro agli ambienti giudiziari tranesi, e Giovanni Rossi, Giudice della Gran Corte Criminale, perseguitato con il carcere e l'esilio, venne anche Lui reintegrato nella carica con Decreto di Vittorio Emanuele nel 1860, mentre masticando amaro il triste Aiossa concludeva «l'audacia dei demagoghi dipende dai continui favori che ricevono dalla Gran Corte».