Documento e ricerca · Dalle origini al Medioevo
San Redento, San Magno e le origini cristiane di Trani
La tradizione petrina, le figure di Redento e Magno e le origini cristiane di Trani nel saggio di Filippo Ungaro.
Saggio di Filippo Ungaro sulle tradizioni delle origini cristiane. La presenza di Pietro in Puglia e le vite di Redento e Magno appartengono al racconto agiografico. Il Redento collocato nel II secolo e quello battezzato direttamente da Pietro nel dipinto appartengono a tradizioni cronologicamente non conciliabili alla lettera; secondo la ricostruzione dell’Arcidiocesi, il primo vescovo tranese storicamente certo è Eutichio, attestato nel 501 e 502.
La vocazione petrina in S. Redento e S. Magno. L’aurora del Cristianesimo in Trani
Gli “Atti degli Apostoli”, attribuiti con il 3° Vangelo a S. Luca (I° sec. D. C.), “ut fama est”, ci forniscono notizie preziose sul Principe dei Dodici, ovvero su Simon Pietro di Betsàida (2^metà del I° sec. A. C. – 64 o 67 d. C.), il “Kefà” del Nuovo Testamento, quel “petros” destinato dall’Eterno a divenire l’inclita “roccia” della Chiesa Apostolica. Di S. Pietro sappiamo, ad esempio, che era presente a Gerusalemme intorno alla metà del I secolo d. C., in un’adunanza di Cristiani, tesa a far luce sui rapporti con i “gentiles” o pagani, i quali, in virtù dell’insegnamento di Paolo, iniziavano ad accostarsi alla Novella rivoluzionaria del Vangelo. In quell’occasione Pietro sostenne che la salvezza dell’uomo proviene dalla bontà di Gesù e non dall’imposizione della legge (“Atti”, XV, 10). L’autorevole fonte nulla più scrive di Pietro dopo quell’anno, onde tutto indurrebbe a pensare che la “roccia” della giovane “Ecclèsia” non si sia mai allontanata, dopo il 50 d. C., dalla Palestina.
Così non è, poiché vari documenti di scrittori, prevalentemente cristiani, attestano la presenza di Pietro in Antiochia di Siria, al Ponto (storica regione sul Mar Nero), in Asia Minore, a Corinto e, infine, a Roma, la città eterna di cui fu I° Vescovo con il “disonore” del martirio. Nel dibattito dell’epoca si ipotizzava di acquisire altre notizie, qualora fosse stata accertata l’autenticità dei così detti “Libri di Piombo”, quei 70 volumi su base metallica, indicati allora come scoperti tra il 2005 ed il 2007, in una grotta della parte settentrionale della Giordania. Composti, probabilmente, “post mortem Christi”, potrebbero, se veritieri, fornirci nuovi ragguagli sui primi Santi della Chiesa, tali da superare perfino la valenza dei noti “rotoli del Mar Morto”! Si tratta di un’aspettativa del tempo, non di una prova accertata dell’origine cristiana di quei manufatti.
“His rebus transactis”, ritorniamo ad occuparci di Pietro. Dopo aver affidato la Cattedra di Antiochia al Vescovo Erodio, l’Apostolo, consapevole della “voluntas Dei” che lo chiamava in Roma, s’imbarcò con alcuni seguaci, forse molti, a “Kòrintos” (Grecia), prese terra a “Brundisium” e, di lì, nel suo fervente anelito di portarsi verso l’Urbe, attraversò buona parte della terra aprica degli “Apuli”, seguendo, secondo questa ricostruzione, itinerari della regione poi attraversata dalla “Traiana”, inaugurata nel 109 d. C. e dunque posteriore al viaggio dell’Apostolo (rete viaria di grande comunicazione, la quale, collegando “Egnatia” a “Barium”, si biforcava, conducendo (sulla litoranea) a “Turenum”, “Salaria” e “Sipontum”, nonché (nell’interno) a “Canosium”, Herdonia”, Aecae, ecc.).
Quando avvenne la “peregrinatio Petri”? Alcune fonti sembrano propendere per gli anni dell’Imperatore Tiberio Claudio (41.54 d. C.): ci riferiamo a S. Girolamo, Paolo Orosio, e Tranquillo Svetonio. In particolare, Eusebio di Cesarea scrive, in linea con Clemente Alessandrino, quanto segue: “proprio all’inizio del medesimo regno di Claudio, la Provvidenza.... condusse per mano a Roma... Pietro...”(“Historia ecclesiastica, II,14).
Altre fonti individuano il viaggio di Pietro nel 64 d. C., qualche tempo prima del suo martirio. Un’altra ipotesi sembra orientata verso il 61 d. C., l’anno dell’arrivo in Roma di Paolo, il quale saluta Pietro, da poco presente in città.
In definitiva, non esiste certezza sull’anno della “peregrinatio” di Pietro, anche in virtù del fatto, di tutto rilievo, che sembra verosimile che Pietro abbia alternato brevi soggiorni in Roma ad alcuni allontanamenti per finalità missionarie.
Il viaggio è collocato nel I secolo d. C.; il passaggio attraverso la Puglia appartiene invece a una tradizione che non consente di ricostruire con certezza il suo itinerario.
Uno storico locale, citato dagli studiosi Felice Spaccucci e Giuseppe Curci nella “Storia dell’Arcidiocesi di Trani” (Ed. Laurenziana, Napoli, 1991, pp.10-11), afferma che “Quando S. Pietro Apostolo venne da terra Santa in Roma... si portò a Trani e(...) diè prima una volta per la Puglia e fu a Bari. E quel dire di alcuni, che il Santo Apostolo non ritrovò in questi paesi più che tre città, Taranto, Bari, Ruvo, non dimostra che queste tre solamente n’erano allora in Puglia, perché al fermo ve n’erano anche delle altre, come Andria, Trani, Canosa, Canne, e simili” (cfr. P. Antonio Beatillo, “Historia di Bari”, Napoli, 1637).
Ovunque Pietro si recasse, Egli affidava ai suoi seguaci l’incarico di fondare e formare le prime Comunità cristiane. Lasciò almeno tre Pastori nelle rispettive sedi: dai loro discepoli presero l’avvio le altre Chiese locali, compresa quella di Trani, la quale si riconobbe, “omnibus plaudentibus”, nel suo I° Vescovo e Martire, San Redento.
La costituzione delle Comunità, che avrebbero dato vita alle future Diocesi, avvenne dapprima nelle città costiere, a far data già dal 2° secolo, e, poi, nell’entroterra, lungo la “Traiana” (cfr., in merito, A. Massafra – B. Salvemini, “Storia della Puglia”, Ed. Laterza, 1999, vol. 2°, p.11). Il battesimo dei neofiti ebbe una consistente impronta apostolica in Trani, poiché la città evidenziava una notevole importanza negli itinerari del tempo, tanto da essere riportata nella tradizione cartografica romana con il nominativo di “Turenum”, nel segmento V della “Tabula Peutingeriana” (copia di una carta geografica d’epoca imperiale, scoperta nel 1507 ed affidata per la pubblicazione all’umanista Konrad Peutinger, ma, in realtà, edita nel 1598 dal cartografo-geografo Abraham Oertel). La presenza di “Turenum” nella carta, conservata in una copia medievale, non ne dimostra da sola l’esistenza nel I secolo: resta un’ipotesi che un discepolo di Pietro, non escludendo del tutto l’Apostolo, vi abbia portato l’annuncio della Buona Novella, considerando Trani, ‘ut ita dicam’, un territorio strategico per la capillare diffusione del Cristianesimo.
Secondo la tradizione, San Redento, “civis tranensis”, fu “protoepiscopo” della città, forse nel 2° secolo. Tali furono in lui, nel recepire con chiarezza l’annunzio apostolico, il “divina ardor” e la “solertia convertendi ad fidem”, che, ben presto, il popolo si raccolse fiducioso intorno alla sua persona, simbolo e baluardo della nuova fede, fino al punto di morire di martirio, pur di non rinnegarla.
Il suo nome potrebbe anche essere inteso come appellativo glorioso di colui che ha saputo guidare la Comunità verso la speranza del rivoluzionario messaggio di Cristo, vera alternativa all’insipienza pagana. Si confronti, in merito, il “Lexicon nominum virorum et mulierum” dell’Abate Carolus Egger (Ed. ‘Studium’, Roma, 1963) il quale, in riferimento al nominativo “Redento”, scrive tra l’altro: “... appellatur hoc nomine ob religionem Redemptoris Servatorisque Iesu Christi.... Ex his colligitur.... ut Iesus Christus significaretur, qui pretio sanguinis sui hominum genus e servitute peccati et a maledictio eripuit... Est igitur verbum Latinitatis christianae...(pp. 209- 210).
Ricordano, inoltre, F. Spaccucci e G. Curci, prestigiosi cultori di storia cittadina, che “La tradizione di San Redento... fu molto viva in Trani, fino al secolo scorso, quando ancora nel Duomo, nel soppalco della crociera dalla parte dell’Evangelo, vi era un grande dipinto, rappresentante Redento, nell’atto di essere battezzato dall’Apostolo Pietro...”(cfr. cit. “Storia dell’Arcidiocesi di Trani”, p. 13).
“... al di sotto, di esso, si leggeva: Sanctus Redemptus civis / Primis et Divo Pietro Apostolo / Baptizatus et antistes tranensis” (ibidem, p. 13).
San Magno fu degno e secondo “antistes” della neonata Chiesa di “Turenum”. Come, più tardi, San Nicola il Pellegrino, passò parte del suo tempo giovanile nel pabulo del bestiame, onde aiutare il suo nucleo familiare, che non versava in floride condizioni. Chi avrebbe potuto immaginare che il piccolo pastore sarebbe poi divenuto un autorevole “archimandrita” della Comunità tranese”
Secondato nelle sue attività dal padre Apollonio, un “gentilis civis”, sacro ad Apollo (come denota l’etimologia del suo nome). Magno incrementò le sue iniziative, procedendo all’acquisto di un modesto gregge e da quella intrapresa trasse qualche non rilevante guadagno, poi regolarmente devoluto agli indigenti.
Figura moralmente ineccepibile, remissivo e paziente, animato da un fervente spirito di carità, pronto a dirimere ogni sterile controversia, sollecito nel provvedere con generosità d’animo ai bisogni dei sofferenti, Magno possedeva, di fatto, tutti quei requisiti che si addicono ad un buon Pastore.
I preziosi insegnamenti, culminati con il Sacramento del Battesimo, ricevuti da San Redento (cfr. “Atti del Martirio di S. Magno”), nel nome dell’Apostolo Pietro, esaltarono in lui, consolidandolo ulteriormente, quel fecondo patrimonio spirituale ed etico, che lo rese “Magno” nei fatti e meritevole di assurgere ai fastigi della prestigiosa Cattedra Vescovile tranese, “ex voluntate civitatis et Dei”.
Il suo aspetto, da cui trapelava tanta mansuetudine, tale da ispirare serenità e piena fiducia in chi si affidava a lui (come denota, in particolare, un affresco della metà del secolo XIII, custodito nella Cripta del Duomo di Anagni e raffigurante il Santo nell’atto di operare un miracolo), spingeva verso la sua paterna Figura gli afflitti e, naturalmente, i poveri.
Consapevole della missione santa ricevuta da Dio, “per non stare indarno” (mi si consenta l’utilizzo del verso 104 del canto XI del “Paradiso” di Dante, il quale si riferisce all’ansia di S. Francesco di non perdere tempo nel portare la Buona Novella in altri luoghi), San Magno volle ripetere l’itinerario di Pietro verso la Città eterna.
Al ritorno, sorpreso da alcuni “milites” nell’atto di pregare in uno speco, subì l’agognato martirio nei pressi di “Fundi” (Fondi, l’antica ‘aedes’ degli Aurunci, posta sulla Via Appia, oggi in provincia di Latina).
La data dell’evento è attestata negli “Atti del Martirio di San Magno, vescovo e cittadino tranese”. Essi fanno fede dell’accadimento “... sub Decio et Valeriano persecutoribus sub anno Tristi CCLI...”. La tradizione citata colloca il martirio nel 251 d. C., anno della morte di Messio Traiano Decio, autore di una sistematica persecuzione contro i Cristiani. La menzione congiunta di Decio e Valeriano presenta però un problema cronologico: Publio Licinio Valeriano regnò dal 253 al 260 e non subentrò a Decio nel 251.
In quegli anni Roma era attanagliata dalla nota anarchia militare del 3° secolo d. C. e, pertanto, gli Imperatori, intendendo porre un freno alla crisi, e con ogni mezzo, vollero restaurare la tradizione religiosa del vecchio Impero. A farne le spese furono i Cristiani, contro i quali la reazione persecutoria si scatenò violenta.
Ammirate e commosse per la forza della fede dei Pastori, le Comunità cristiane onorarono i Santi Martiri come loro “Protettori”: lo stesso avvenne per San Redento, e, poi, per San Magno, cui la ‘Civitas’ dedicò anche un tempio, la cui memoria è richiamata dall’istituzione di una Parrocchia, consacrata in Trani, per l’appunto, a San Magno. E, anche, “Anagnia” (l’odierna Anagni, in provincia di Frosinone), patria di Innocenzo III, Gregorio IX, Alessandro IV e Bonifacio VIII, invoca ed onora San Magno, in virtù della sua eroica vita e della sua luminosa opera di evangelizzazione, come “Protettore”.
“Tantam Evangelii ad observantiam caritatemque pervenit” San Magno, da divenire “signum conspicuum” della bontà di Dio, che soccorre le Sue greggi, affidandole all’operato dei Suoi Archimandriti, i quali si conformano a quel “Codice Pastorale (jo. 10, 1-18. 26-29), sancito dal Nuovo Testamento, che vede in Cristo il “Princeps Pastorum”.
Fortunata e privilegiata sei, o Trani, che ti specchi in quel mare compartecipe della tua santa storia: fu esso, alcuni secoli dopo ed in degno complemento alla venerazione per San Redento, San Magno, Sant’Eutichio e San Leucio, a diffondere sulle coste della solatia 'Apulia' l’eco dolcissima del salmodiare, docile e mite, di San Nicola di Stiri, l’altro grande campione dell’infinita misericordia di Dio! E, o “Turenum”, ancor più favorita dalla Divina Provvidenza, la quale, manifestandosi spesso, nel procedere dei secoli, con i prodigiosi eventi del Miracolo Eucaristico, del S. Crocifisso di Capo Colonna e delle Apparizioni della S. Vergine (“mirabile visu dictuque...”), volle premiarti per l’antica fede dei tuoi Santi Padri!
Filippo Ungaro
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