Tradizioni e cultura · Cultura popolare e dialetto
Aneddoti e leggende di Trani
Racconti serali, fantasmi, tesori e memorie del teatro: la città narrata dalla tradizione popolare.
Queste storie appartengono alla memoria orale e alla letteratura popolare della città. Fantasmi, tesori, prodigi e aneddoti non sono prove di fatti accaduti: mostrano il modo in cui i tranesi hanno immaginato i propri luoghi e personaggi. Le date dei racconti restano elementi della narrazione, da distinguere dalla cronologia documentata.
Le storie raccontate la sera
Quando le ombre si allungano e il giorno si accorcia era uso a Trani, dopo l'Ave Maria, spegnere l'infantile appetito con delle storie di guerrieri, marinai, draghi e di tesori nascosti, che propiziavano il sonno con la speranza al risveglio di mutare la propria vita. La televisione ed il cinema erano lontani ed ognuno realizzava la propria visione secondo i racconti delle nonne accovacciate a far vento sul fuoco. Nella città per ogni luce che si spegneva, iniziava una storia. Era questo il pane dei poveri e, quotidianamente ognuno riceveva la sua razione serale. Con il crescere dell'età si veniva esclusi da questo rito, il pane bisognava guadagnarlo, però la sera, nell'unica stanza, al puzzo delle sarde in salamoia, si ascoltavano in silenzio le storie narrate ai più piccoli invidiandoli per tanto benessere.
Syfridina e i fantasmi del Castello
Nelle sere buie e di vento, quel vento di greco che neppure il porto poteva tenere e che faceva ribollire il mare sotto la banchina innalzando le spume sin sotto le case, si raccontava della bellissima principessa Syfridina, racchiusa nel Castello di Trani che, nella sua vita, ha dovuto portare "di più l'abito di lutto che il velo da sposa" e di come abbia preferito il carcere nel Castello di Trani al chiostro e che a volte, fermandosi sotto la Porta di Mare, si sentiva il lento pianto di Syfridina, come di una nenia che pian piano ci addormentava.
Si racconta che il Castello sia infestato dal fantasma della nobile Armida che ebbe la sfortuna di innamorarsi della persona sbagliata, un soldato. Il padre lo venne a sapere, il giovane venne giustiziato e la ragazza messa nelle prigioni dove si lasciò morire di fame per il dolore. Ancora oggi il suo fantasma viene visto aggirarsi tra le mura del castello, con una lunga veste grigia, capelli scuri, occhi chiarissimi con lunghe ciglia. Sembra che si faccia avvicinare e addirittura toccare.
L’ipogeo di San Leucio e la dama bianca
Come anche nell'Ipogeo di San Leucio, sotto la celebre Cattedrale di Trani, apparirebbe un fantasma. Il fatto è recente. Una guida turistica afferma di aver visto per ben due volte la figura di un uomo con lunga tunica marrone, sulla trentina, con la barba incolta venirgli incontro. La guida in entrambi i casi svenne per lo spavento e, da allora non volle più lavorare in quei sotterranei.
O come a palazzo Broquier dove sono in molti a giurare di aver visto il fantasma della dama bianca. Secondo alcuni sotto un antico tappeto inchiodato al pavimento era stato trovato un abito bianco di seta del settecento, andato in polvere a contatto con l'aria. La scoperta ha scatenato lo spirito della dama bianca che si è rivelato a molte persone, senza mai mostrare il volto. Molte volte il fantasma si trattiene durante la notte nella biblioteca, ove è, ed usa sfogliare un antico libro le cui pagine, al mattino, vengono sempre trovate misteriosamente aperte, come di una persona che lì vi abbia trascorso la notte leggendo.
Federico II nelle narrazioni popolari
Si racconta che nel 1233 il capitano di una compagnia saracena venne ospitato a Trani da Simone de Rocca ed invaghitosi della giovane e bella moglie, non potendola avere con le buone, decise di violarla con la forza. Il povero Simone de Rocca si rivolse a Federico II per avere giustizia, ma l'imperatore mandò assolto il reo per insussistenza del danno con la famosa sentenza "dove c'è violenza non c'è vergogna" pertanto l'onore di Simone de Rocca era salvo.
Come pure si racconta che a Trani nel 1227 viveva felice il giovane Andrea, marito di Simonetta quando Federico II decise di partecipare alla crociata contro gli infedeli. Andrea per potersi pagare l'armatura, dovette impegnarsi una fibbia d'oro, due mantelli, un busto di pelliccia ornato di oro con cinto d'argento, una catenella d'oro, due orecchini d'oro della moglie e la promessa di portare quattro armature tolte ai nemici. Salutata la bella moglie e armatosi di spada, pieno di debiti, partì per la terra santa; però l'impenitente Imperatore, invece di scontrarsi con il nemico, iniziò a scambiarsi poesie con il suo avversario e, dopo i convenevoli, fu omaggiato con l'invio di un bel gruppo di bellissime baiadere arabe. Mentre il papa fremeva, Federico godeva ed il buon Andrea si convertì all'islam, con buona pace per gli orecchini della moglie Simonetta.
La tempesta del 1327 nel racconto morale
A volte i racconti si fanno didattici, come quando nel racconto ambientato nel 1327 a Trani imperava il vizio e la città aveva violato i sacri trattati di amicizia con i Veneziani. La punizione dal cielo non si fece attendere. Infatti nel marzo di quell' anno, verso la quarta ora dall'Ave Maria, iniziò a soffiare sulla città un venticello che ben presto si trasformò in una bufera. I marinai accorsero al porto per rinforzare le gomene, ma era già tardi perché una galera, perduto il sostegno delle ancore, andava a spaccarsi contro l'isolotto di san Giorgio posto al centro del porto. Un’altra nave carica di mercanzia andava ad incagliarsi tra altre due navi e, sbattute dal mare, affondavano. I marinai ora non badavano più alle navi ma tentavano di salvare se stessi: la bufera si era trasformata in uragano e molti marinai perivano colpiti dai rottami o sfracellati sugli scogli. Le donne raccolte sulle rive del porto all'improvviso videro il molo Santa Lucia spaccarsi in due, i tetti delle case volare, alcune torri poste a difesa della città, crollare. Intanto l'uragano si era girato a pioggia e gli scampati mentre si dolevano delle perdite subite, all'improvviso furono travolti dalla piena che scendeva dalle Murge. In breve la città venne sommersa dalle acque tanto da sembrare una nave in naufragio.
Il quadro di san Nicola che non voleva partire
Un giorno il Re di Spagna si era invaghito di un quadro rappresentante San Nicola Pellegrino, realizzato dal pittore tranese Francesco Marchese, che si trovava a casa Manfredi, in via San Martino; senza porre indugio ordinò che il dipinto fosse messo in una cassa ed imbarcato sul suo vascello. L'indomani spirava un fresco vento di ponente ed il re, fatte issare le vele ordinò la partenza. Ma per quante manovre facesse il buon capitano, la nave non mollava la banchina pur essendo le vele piene di vento e la bandiera reale sventolante in alto. E così Trani riebbe il suo San Nicola ed il Re poté partire con grande soddisfazione dei tranesi.
Tesori nascosti e rivalità cittadine
Ma i racconti più belli erano quelli dei ritrovamenti dei tesori come quello del contadino che, nello zappare una sua vigna in contrada Curatoio, rinvenne una cassa piena di gioielli e oro e San Michele ebbe la sua chiesa.
O come quando, nell'abbandonare la sua casa, che doveva essere demolita per fare spazio alla nuova villa comunale, Nicola'u fringuelle affidò dieci barilotti al vicino raccomandandogli di custodirli perché pieni di chiodi. Passarono gli anni e di Nicola, partito per Patrasso, non si seppe più nulla. Quando i figli del vicino, morto il padre, aprirono i barilotti li trovarono pieni di napoleoni d'oro.
A Trani vi è un antico motto in ricordo della rivalità tra le famiglie Palagano e Caccetta: "Per li gatti e li cani, non si può più stare a Trani". Non si è mai chiarito quali fossero i cani e quali i gatti e se col tempo siano stati addomesticati.
Gli scherzi e la passione per il teatro
I tranesi avevano una grande passione per il teatro, e molti aneddoti riguardano la vita del teatro; Si racconta di un certo Don Pietro Vitali, suonatore di contrabbasso, il più vecchio suonatore d'orchestra di Trani, che nella sua vita aveva collezionato centinaia di verbali per non aver mai rispettato un orario. Molte volte bisognava andarlo a prelevare direttamente da Tata Seppe che vendeva il miglior vino di Trani.
O come un altro orchestrale passato alla storia, un certo De Luca, suonatore di corno inglese che, per via della sua parrucca subì uno scherzo atroce. L'orchestra aveva già attaccato il preludio del secondo atto dei puritani quando, nell'alzarsi il sipario, si alzò anche la parrucca abilmente legata allo stesso. Gli spettatori ebbero uno spettacolo aggiuntivo vedendo il grasso De Luca dimenarsi e saltare sul palcoscenico nel tentativo di recuperare la parrucca. Solo dopo molte risa si abbassò il sipario e De Luca poté tornare all'orchestra.
Molte volte quando le Compagnie di opera scarseggiavano erano gli stessi avvocati del tribunale di Trani a salire sul palcoscenico, come accadde per la rappresentazione del Maometto di Voltaire, o come nel 1922 la stagione teatrale venne inaugurata con la rappresentazione del dramma in tre atti di R. Bracco "Il perfetto amore", magnificamente interpretato dall'avv. Cataldo Trombetta e Carlo Protomastro.
Gli inizi del cinema nella memoria cittadina
L'avvento del cinematografo avvenne ad opera di Francesco Bellucci il quale aveva allestito nella villa Comunale uno spazio con un vero cinematografo; allora il cinema era un sistema complesso e complicato perché i film erano muti e sotto la scena correva la didascalia, mentre un volenteroso pianista, con un occhio allo spartito ed uno alle scene, seguiva l'evolversi della trama sempre tragica e piagnucolosa. Unico problema era che pochi sapevano leggere. Francesco Bellucci risolse il problema ingaggiando giovani studenti per cui l'analfabeta che comprava il biglietto riceveva anche il testimone che raccontava la trama del film allo sprovveduto spettatore.