Documento e ricerca · Ottocento e Novecento
La demolizione della ciminiera nell’area La Pietra
La demolizione del 2 febbraio 2009 nel commento dell’epoca, con la precedente testimonianza del maggio 2008 sulla ciminiera La Pietra.
Intervento scritto dopo la demolizione del 2 febbraio 2009. Valutazioni e appelli alle amministrazioni sono quelli dell’autore del tempo; il brano citato del maggio 2008 descrive invece la ciminiera ancora esistente.
Il 2 febbraio 2009 il piccone, o meglio le moderne tecnologiche attrezzature, ha distrutto un pezzo della storia della Città. La capacità distruttrice delle Amministrazioni cittadine risale ad oltre un secolo addietro, quando si eliminò il sepolcro dei Bebio per far sorgere una moderna casa; seguì la stessa sorte la Porta di Bisceglie, l’officina di produzione di elettricità della nostra A. E. M., il nostro Teatro; la fabbrica di campane Giustozzi; la chiesa di Sant’Antuono sotto il fortino è stata trasformata in ristorante per pochi danarosi ed ora è giunta l’ora dell’unico esempio di architettura industriale degli inizi del secolo scorso costituito dallo stabilimento La Pietra e rappresentato dal suo fumaiolo. Per fortuna dei tranesi alla demolizione del campanile della Cattedrale seguì una veloce ricostruzione perché, altrimenti, oggi non avremmo più neppure quello. Chiediamo all’Amministrazione Comunale che ci indichi le prossime demolizioni o cosa si attende che venga giù per fatiscenza: la Villa Comunale o qualcos’altro che ci sfugge?
La testimonianza del maggio 2008
L’occasione non ci è gradita, ma riportiamo quanto da noi scritto sulla ciminiera di La Pietra nel maggio 2008, perché è l’unico ricordo che di essa ci rimane: …“E poi le ciminiere, il simbolo del lavoro; quando la vedevi fumare, allora ti prendeva un senso di tranquillità e comignoli, campanili e ciminiere, tutti insieme, ti avvertivano che la città era viva. A Trani ci sono tante lapidi per ricordare quello o questo, monumenti che ricordano la brutalità della guerra, ma non esiste un monumento al lavoro, ad eccezione delle due fontane monumentali poste a fianco della statua di Giovanni Bovio che nessuno più ricorda. L’unico vero monumento al lavoro è la bella ciminiera, l’ultima a resistere, che svetta alta come un campanile all’incrocio di via Corato in ricordo di un’epoca che non esiste più.
Realizzata in mattoni refrattari rossi si innalza in modo monumentale a toccare il cielo celebrando l’unico vero grande sacrificio gradito a Dio. Ciminiera, Campanile e Comignoli a Trani sembrano dialogare tra la Rerum Novarum e la Convenzione O. I. L., la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e la Laborem exercens, ammonendo l’uomo che la giustizia sociale non è una lotta di classe, ma un diritto imprescindibile di tutti gli esseri. Oggi nel mondo post-industriale quella ciminiera giace in stato d’abbandono tra le erbe e da lungo tempo ha smesso di fumare, il vecchio stabilimento è divenuto uno scheletro buono solo per l’ossario ed il lavoro, come disse il Nostro Giovanni Bovio, attende ancora una legge. Quando passeggi per Trani con i tuoi nipotini racconta loro la storia di quei comignoli neri di fumo, da cui uscivano i profumi di antiche delizie, degli aerei campanili con il ricordo della tua Chiesa, quella che dava il là a tua nonna per una litania serale che raccomandava a Dio la famiglia e di quella ciminiera simbolo di riscatto dell’uomo dal retaggio servile.”…
Il dibattito dopo la demolizione
A demolizione avvenuta si è saputo che la Ciminiera era in pericolo di crollo e, per tutelare l’altra parte dello stabilimento sottoposto al vincolo di tutela quale archeologia industriale, secondo quanto riferisce l’autore, senza citare un provvedimento, la Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici di Bari avrebbe detto che, se non si intendeva restaurarla, la ciminiera poteva essere abbattuta, lasciando quindi tutto alla discrezionalità del progettista e della proprietà. Cose veramente inaudite! Un tempo nella nostra città, per salvare tre bellissimi pini sul Lungomare C. Colombo, nelle vicinanze di Marechiaro dove sorge il nuovo lido, si creò un’aiuola spartitraffico al centro della strada; oggi per far spazio a nuovi palazzi si demolisce un simbolo dell’operosità della città. Abbiamo più volte segnalato di come hanno operato e cosa hanno realizzato, in tante altre città italiane, per il salvataggio di aree di archeologia industriale, sia privata che pubblica (i mattatoi o le stazioni), ma nessuno ha evidentemente pensato almeno di rendersi conto di cosa parlavamo: non vi è peggior sordo di chi non vuol sentire. E poi abbiamo la pretesa di chiamare Trani città turistica!