Profilo biografico · Ottocento e Novecento
Antonio Bassi: scultura, incarichi pubblici e memoria civile
Lo scultore tranese fu anche amministratore fascista e ostaggio nel 1943: opere pubbliche e testimonianze restituiscono la complessità del suo percorso.
Antonio Bassi nacque a Trani nel 1889 e morì nel 1965. Si formò come scultore a Roma e a Vienna e lavorò soprattutto in Puglia. La sua biografia comprende opere ancora legate alla memoria dei luoghi cittadini, incarichi nel regime fascista e un intervento nella vicenda degli ostaggi del 18 settembre 1943.
Uno scultore negli spazi pubblici
Fra le opere ricordate a Trani figurano la statua dell’Immacolata in piazza Libertà, il Monumento ai Caduti nella Villa comunale, la lapide ad Antonio Piccinni e un altro monumento ai caduti nel cimitero. Il profilo dedicatogli nel volume La cultura del ’900 a Trani dal professor Di Palo ne richiama l’impostazione classica e gli studi compiuti anche a Vienna.
A questa presenza monumentale si aggiungono i medaglioni posti agli angoli delle due fontane presso il monumento a Giovanni Bovio, in piazza della Repubblica. Nel racconto cittadino il luogo delle sue sculture coincide dunque con lo spazio nel quale, nel 1943, Bassi si trovò in pericolo di vita.
Gli incarichi politici e il rastrellamento
Aderì al Partito fascista, fu podestà di Trani fra il 1935 e il 1936 e ultimo segretario del Fascio locale. Questi incarichi fanno parte della sua storia e non vengono cancellati dal comportamento successivo. Il 18 settembre 1943 venne trascinato in piazza con gli altri catturati: il suo nome compare nell’elenco dei 54 ostaggi.
La conoscenza del tedesco, collegata agli studi viennesi, gli consentì di parlare con l’ufficiale germanico. Le testimonianze gli attribuiscono così una funzione concreta nella mediazione: rendere possibile il colloquio fra persone che cercavano di scongiurare la fucilazione. Agì insieme a Giuseppe Pappolla, Francesco Petronelli e Raffaele Perrone, mentre Isabella Terrafino aveva sollecitato l’intervento dell’Arcivescovado.
Secondo il racconto dedicato al suo ruolo, non domandò un privilegio personale e rimase nella piazza con Pappolla fino alla liberazione dell’ultimo ostaggio. È un comportamento trasmesso da altre testimonianze: Bassi non lasciò una memoria pubblica scritta di quelle ore.
La discussione sul riconoscimento
Studiosi e cittadini hanno sollecitato un riconoscimento del suo contributo. L’ipotesi che gli incarichi fascisti abbiano pesato sulla mancata decorazione al valore civile appartiene a questa discussione e non dimostra, da sola, le ragioni di una decisione amministrativa.
La ricostruzione del suo intervento consente di tenere insieme elementi diversi: l’artista, il dirigente del regime e l’uomo minacciato insieme ai concittadini. La sua vicenda mostra anche quanto la salvezza del 18 settembre dipese da una rete di iniziative e dalla possibilità, in un momento estremo, di farsi comprendere.