Documento e ricerca · Ottocento e Novecento

Un secolo di veletta e cilindro

Giuseppe Amorese racconta l’Ottocento tranese fra costume, teatro, salotti, vita politica, commerci e la tipografia di Valdemaro Vecchi.

Stampa ottocentesca con un ampio viale alberato percorso da signore e signori in abiti di metà Ottocento; a sinistra una chiesa con cupola e campanili, sullo sfondo una torre

Saggio di Giuseppe Amorese sull’Ottocento tranese. Le descrizioni di dimore e collezioni e i richiami a «oggi» appartengono al momento della scrittura e non costituiscono indicazioni di accesso attuale.

Spentasi lentamente l’ultima eco dei fatti del 1799, che hanno visto le strade della città di Trani lorde di sangue, una ventata di aria nuova prende a circolare nelle nostre contrade. Infatti con l’ epopea napoleonica, per la prima volta il nome d’Italia torna nella realtà della vita politica europea. Ed anche il Regno di Napoli rientra in questa orbita, di cui si avvantaggerà solo temporaneamente in quanto i tempi non sono ancora maturi perché il Sud acquisti libertà ed indipendenza. Ma se il nuovo modo di vivere, sorto ad imitazione di quello francese, viene accolto spesso senza alcun convincimento, vi è anche una presenza spontanea ed autonoma a riempire di sè la vita di tutti i giorni. E ad una prima fase di scelte disordinate, operate sotto la pressione degli eventi, segue una serie di innovazioni che segnano un sensibile progresso in tutti i campi. Anche l’evoluzione del costume si inserisce in questo particolare clima, aperto a rapide trasformazioni, risentendone profondamente. Nonostante la pressione fiscale, l’amministrazione della cosa pubblica è resa più funzionale, e finisce con l’essere di stimolo per le energie locali. Un peggioramento economico si delinea invece con l’imposizione (sotto Murat) del blocco marittimo contro le merci inglesi, dannoso soprattutto per questa parte d’Italia. Infatti nelle nostre regioni, per la scarsa disponibilità di vie di comunicazione terrestre, la maggior parte dei prodotti, specie se industriali, viene dal mare. D’altronde la Restaurazione, che segue subito dopo, con la sua politica gretta ed oppressiva, farà presto rimpiangere come felice il tempo passato. Siamo in un periodo ricco di aneliti di libertà, tanto da favorire sempre più il sogno della Unità Nazionale, che assume accenti di pura passione. Una passione che si avverte in strati di popolazione sempre più larghi: basti pensare alle prime cospirazioni carbonare, fino ai moti rivoluzionari del Quarantotto. È un sentimento che prende l’avvio da un’esigua minoranza, ma che si riflette nel modo di vivere, di agire, di atteggiarsi in modo romantico.

Il Romanticismo però, sorto come reazione al Classicismo, è avversato dai governi legittimisti proprio per la sua tinteggiatura politica. Da noi infatti, si diffonde assumendo caratteri particolari, che si manifestano in un risorgere degli ideali di fede, di libertà, di patria che tanto bene si incarnano in personaggi come Edoardo Fusco, Pietro Tisci, Lorenzo Festa Campanile, Teodorico Soria, Simone de Bello, Giuseppe Beltrani e via di seguito.

Teatro e salotti tranesi

Trani, ancora capoluogo della terra di Bari, nei primi anni del secolo, continua ad esercitare il suo fascino intellettuale e mondano sulle città vicine. E, malgrado la lotta che le viene fatta da Bari, città che si prepara ad assurgere a ruoli di primo piano, i suoi salotti continuano a mantenere un tono di eleganza e di impegno culturale che va ben al di là delle mura di un piccolo centro. Il Teatro, già in voga alla fine del secolo precedente, ha in questo secolo (il barone Riccardo Candida ne fa una ragione di vita) una sua intensa stagione grazie soprattutto al melodramma, forma d’arte che più di ogni altra esprime la passione del tempo. Enrico Ruggieri, Gennaro Barbarisi, Nicola Villani, Gaetano e Leopoldo Tarantini, Carlo Sessa, i tre fratelli Müller, Giuseppe Pandolfi e altri si succedono alla ribalta riempiendo l’aria di note musicali. La vita di ogni giorno assume un tono di raffinatezza mai conosciuto prima di allora, per la presenza di eleganti ufficiali e di belle dame nei ricchi palazzi signorili, alla cui porta domestici in livrea accolgono gli ospiti. Nel salotto di casa gli specchi dorati, sulle consolle dalle linee eleganti, danno lustro all’ambiente illuminato da lampadari di cristallo. Sul marmo del caminetto due candelieri d’argento si affiancano ad una pendola dorata che scandisce le ore con ritmo musicale. Ne fanno fede a tuttoggi le dimore patrizie che rispondono ai nomi di Mondelli-Bolognese, de Angelis, Antonacci-Telesio, Carcano, Campitelli-d’Amely, Davanzati Covelli, Del Giudice, De Gemmis, Palumbo-Quercia e via di seguito. Ed è proprio nella biblioteca di Palazzo Palagano, in Piazza Mazzini, che un avvocato di grido, Ferdinando Lambert, scrive una farraginosa Cronistoria di Trani, zeppa di dati e di date, da cui chi scrive ha preso le mosse per il presente lavoro. Ma lasciamo il buon Lambert intanto a scrivere, alla tremula fiamma delle candele mentre nella strada viene acceso il primo fanale a gas, e torniamo in argomento occupandoci di un male che fa strage di giovani, dell’epoca. È infatti di moda morire di tisi, non solo per la miseria che affligge larghi strati della popolazione, ma anche perché la temperatura necessaria a riscaldare gli ambienti è assolutamente insufficiente a farlo, provocando così malattie da raffreddamento.

Nota editoriale: la tisi, cioè la tubercolosi, è un’infezione causata da Mycobacterium tuberculosis, non dal freddo. Il passaggio appartiene alla rappresentazione storica e letteraria della malattia: povertà e condizioni abitative vanno distinte dalla sua causa infettiva.

Viaggi, trasformazioni e Unità

Il problema delle comunicazioni, per via di terra, non può dirsi certo risolto con la costruzione della prima ferrovia, iniziata nel 1839, con il collegamento tra Napoli e Portici. Ciò nonostante viaggiare diventa moda, ed i vestiti da viaggio vengono sempre più spesso descritti sui giornali del tempo. D’altronde i veicoli trainati da cavalli restano ancora il mezzo più diffuso di comunicazione. Regolari servizi di diligenza vengono organizzati per il pubblico mentre la rete stradale va lentamente migliorando. Le carrozze aperte poi, con la loro linea elegante, sembrano fatte apposta per incorniciare lo sfoggio delle ampie vesti femminili nella passeggiata quotidiana, di cui rimane traccia ancora oggi negli esemplari, in gran parte di famiglia, conservati nella scuderia del duca Telesio. L’inquietante rapidità di trasformazioni che si avverte non solo nell’àmbito del costume, ma in ogni altro campo del vivere sociale, non risponde solo ad una semplice evoluzione, bensì anche ad un profondo rinnovamento dei tempi. Più che mai essa esprime il carattere precipuo dell’epoca rispecchiando l’ambiguità del secolo, nel quale l’apparizione di nuovi concetti sociali coesiste con il rispetto di antiche tradizioni. Malgrado ciò le nuove conquiste della tecnica si fanno strada prepotentemente. Telegrafo, luce, telefono, acqua etc. fanno parte integrante di una nuova realtà. Nel frattempo la provincia è passata da Trani a Bari. Le ultime resistenze tranesi si attestano sugli spalti giudiziari, dove la vita forense continua a brillare di luce propria. Cadono i Borboni. Nasce il regno d’Italia. I garibaldini seggono in parlamento mentre gli ultimi realisti si fanno briganti. Il conte di Trani, Luigi Maria di Borbone, fratello minore di Francesco II, figura emblematica di un’epoca che tramonta, si uccide a Zurigo; il particolare dell’albergo riportato in questa ricostruzione non è qui documentato.

Commerci e cultura a fine secolo

Contemporaneamente la popolazione aumenta ed influenza le scelte di un’intera città. Sorgono anche da noi le prime industrie e apportano un loro contributo di nuove esperienze allo sviluppo di una società in via di evoluzione. La caduta dei confini interni apre ai meridionali la strada del vino. I nuovi pionieri, che faticosamente risalgono l’Italia da sud a nord, si chiamano Carola, Nigretti, Fabiano, Marasciuolo, Colonna, Musicco, Muciaccia, Palmieri, Botta, De Toma, Pasquadibisceglie, Cinquepalmi, Tarantini, Pastore, Ciardi, Curci, Di Venosa e via di seguito. Un cenno a parte, nel panorama di fine secolo, merita la figura di Valdemaro Vecchi che, trasferendo a Trani la sua tipografia, ne fa un polo di attrazione attorno a cui si raccolgono le maggiori intelligenze di Puglia. Tra di esse ben figurano i Discanno, i Ceci, i Lambert, i Malcangi, i Beltrani, i Festa, i Paolillo, i Pugliese, i Sarlo, i Trombetta, i Jatta, i Quercia, i Perrone-Capano, i Bisceglia, i Tarantini, i Cutinelli, i Francia e tanti, tanti altri a cui riguardano le nuove generazioni assetate di conoscenza. Il secolo ha quindi fine, così come ha avuto inizio, con bengala e luminarie che bruciano, in pochi attimi, gioie e dolori del tempo ormai trascorso in attesa di spendere sogni e speranze del tempo a venire.

Giuseppe Amorese

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