Documento e ricerca · Arte, storie e curiosità

Poesie, canzoni e pagine d’autore su Trani

Dalla canzoncina di San Nicola alle pagine di Brandi, De Sanctis e Macchia: le voci che hanno raccontato la città.

Monumento sul lungomare di Trani

La città si ritrova nei canti religiosi, nelle canzoni del dopoguerra, nella poesia dialettale e nella prosa di scrittori e critici. Questa antologia accosta generi diversi: ogni brano conserva la propria firma e il proprio contesto, senza confondere un inno, un discorso pubblico e un ricordo autobiografico.

Canzoncina in onore di San Nicola Pellegrino

La canzoncina faceva parte di un’antica Novena ristampata a cura del Canonico Priore D. Gaetano Mastronicola con i tipi della Tipografia Catino nel 1892. Per ragioni di spazio è presentata in forma ridotta, senza perdere tuttavia la sua freschezza.

Gran Protettor di Trani Nicola Pellegrino
col tuo favor divino salva la Città
Dal greco suol natio partisti sconosciuto
povero e senza aiuto per Dio e per la tua Fé
Di Trani gli nemici abbatti e noi felici
Tu renda in terra e mar
La gioventù tranese fa cresca nel timore
e nel Divino Amore sicché pervenga al Ciel
Sei Trani fortunata che un Santo pellegrino
alfin di suo cammino lieto donossi a te
Deh popolo Tranese Tu prega sempre, e imita
per tutta la tua vita Nicola il protettor

Buongiorno Trani

Canzone presentata al Festival di Trani nel 1955. Versi di Diego Calcagno; musiche di N. Pastina e N. Segurini. La raccolta ricorda che accompagnava l’apertura delle serate danzanti alla Lampara.

Ritornello

Buongiorno Trani
riviera di sogni lontani
buongiorno Trani
miraggio di un dolce domani
Noi torneremo a te
con la smania nel cuor
di ritrovar ancor
la felicità

Prima strofa

L’amoreè un bene perduto
che talvolta si ritrova
in un lido di velluto
caldo d’una luce nuova
Il Duomo ed il castello Svevo
nel trionfo della vite
tante storie son sopite
qui nel cielo è il medio evo

Seconda strofa

Le barcheche vanno a pescare
nel mattino bianco e rosa
Questo seno sta sul mare
come il seno di una sposa
Il piccolo Porto incantato
sembra un cesto di rubini
e di perle appeso ai pini
del suo parco profumato

Le cande du mare — Il canto del mare

Francesco Ferrara, poeta dialettale tranese, celebra il mare, il lavoro dei pescatori, la giovinezza e le speranze delle famiglie. Le grafie dialettali sono quelle della raccolta.

Già sponde da Chelonne u saule,
e u mare candanne doeice: ssbìegghiete o marnare
assuogghie la varchette, mitte vaele,
ve a Mmonde a ppische sott’a ssan Micaele
ca la tiedde a ccaste face u vugghie
e aspette u pesce friscche de la mugghie
e ccande u mare ddoeeice a le mmenènne:
“È nnutele pe stu calde a sceoci cherrènne;
levateve da nguodde vèste e ggiacche,
meniteve a ddefrescchè a la baracche,
ca stanne le nennille ad aspettarve
quann’assoeite frescche pe vvasarve
E ccande u mare e ddoeice: o Leune, Leune,
annargendarme viene la ffeteune
e ppè ccandè t’aspettene le Sseraene;
iae mezzanotte e ddormene le ggaddoeine,
t’aspèttene p’aballè le galoffoine”
e ccande e ccande u mare e ddoeice o viende:
na mme fè gnotte sta paranze
ca porte a bburde tutte le speranze
de sae famigghie, ca scetanne larme,
chiamene aiute da la Madonne du Carme

Inno a Trani — Cesare Brandi

Cesare Brandi, il noto critico d’arte scrisse l’Inno a Trani nel 1960, quando visitò la Puglia e ne rimase affascinato, tanto da intitolare il libro tratto dal suo viaggio “Pellegrino di Puglia”.

Là dove l’Adriatico già promette lo Jonio e perde il verde acidulo sotto le squame di un azzurro tiepido e denso, questa città che nessuno celebra, Trani, eleva un Duomo che è alto come un’acropoli e una torre che ne misura la distanza dal cielo.

Essa ha la facciata rupestre liscia ed appiombo come una mannaia, appena segnata in alto da una cornice meno sporgente di un ciglio, indica il senso di una forma più sorprendente che inattesa, enunciata e non confessa.

Col filo a piombo dei suoi profili scandaglia il mare, con gli incastri esatti degli spioventi s’addentella al cielo. Come attratti mare e cielo coagulano: acquistano fermezza di colore e solidità di materia immobile, e, di contro, la pietra che scopre in ruggine ed oro trova spessore aereo e il percorso di lunghi riflessi, lenti e glauchi come l’onda morta.

L’ignoto sublime architetto aveva compreso come condurre cielo e mare a cattivarsi l’architettura, come distruggere la naturalità informe nella perenne innaturalità della forma.

Se appena si ha cuore di voltare le spalle alla facciata, è guardata a vista dal Castello svevo che sta lì pronto, quasi costruito di blocchi di ghiaccio galleggianti sul mare, compreso nel silenzio delle prigioni: e una punta lontana, come certe lingue di terre appena emerse nella laguna, l’ormeggia.

Scendete al Porto… troverete un meraviglioso occhio azzurro…. Ha banchine uguali, larghe banchine e chiese di quella stessa pietra d’oro, che vi rivolgono le splendide absidi, archi tarchiati e solidi dove comincia una città quasi araba.

Vorreste sottrarre e possedere per voi un tal geloso gioiello… requisirlo per pubblica inutilità …. espungerlo dalla grossolanità dei nuovi ricchi e del cemento armato,…. Nettarlo curarlo lustrarlo porgli alate sentinelle alle porte, darvi ingresso solo con lasciapassare di intelligenza, di gusto, di senno.

Il discorso di Trani — Francesco De Sanctis

Discorso tenuto da Francesco de Sanctis nel Teatro di Trani il 29 gennaio 1883 in occasione della presentazione del suo programma all’elettorato tranese.

Signori, questa è la prima volta nella mia vita che mi trovo a fare un discorso in teatro. Su questo palcoscenico mi sento come separato da voi, e la vita mi appare non più una missione, ma una scena, e l’oratore mi si trasforma in attore, che gonfia le gote e simula passioni e caratteri.

Questo non mi va; Io non sono un uomo di partito, non ho animo partigiano. La mia inclinazione non è di guardare dentro nel partito ma di guardare al disopra, là nel paese, del quale i partiti sono istrumento.

Quando io vedo uomini, che non escono da quella cerchia stretta, che si chiama un partito, e inventano una giustizia, una verità, una libertà a uso del partito, e vogliono il bene per sé e non per tutti, io mi ribello e dico: no; la giustizia è una, la verità è una.

Lasciamo stare i partiti e parliamo del paese. Noi abbiamo l’Unità nazionale, ma a questa unità manca ancora la base, manca l’unificazione.

E l’unificazione è quel lento lavorio di assimilazione che deve scemare possibilmente le distanze che separono ancora regione da regione e classe da classe.

E a ciò non conduce questo aguzzare di continuo le passioni e le differenze di classi e di regioni, e seminare odio, invidia, uno stato di guerra negli animi, perché l’odio non produce niente, ma distrugge tutto, e perché questo non è unificare, ma segregare l’Italia, è un delitto contro l’Unità nazionale.

Io vidi che il primo programma politico deve essere la nostra educazione, sola capace di creare quel buono e sano ambiente, dove possa fruttificare la sincerità, il sentimento della solidarietà, il dovere dell’abnegazione, la gioia del sacrificio.

E questa Italia che ride nel mio pensiero non ve la può dare che l’educazione; e noi signori pensiamo troppo all’istruzione e non pensiamo abbastanza all’educazione.

Ricordi — Giovanni Macchia

Della mia infanzia passata in quella incantevole città di Trani, ricordo con sforzo gli avvenimenti, assai meglio le sensazioni: il vento del mare che, denso come un velo, investiva la facciata della Cattedrale, nelle belle fredde giornate, quando si girava improvvisamente l’angolo della piazza, l’odore che quasi mi stordiva entrando nel boschetto della Villa Comunale; l’immenso muro nerastro della chiesa seicentesca che dava in quel boschetto, coperto fitto fitto di rampicanti. Poco prima passando dinnanzi alla Casa di pena per donne mia madre mi aveva detto: qui è chiusa la Tarnowska.

Giovanni Macchia, critico letterario e francesista nato a Trani, ricorda le sensazioni dell’infanzia: il vento, la Cattedrale, la Villa e la Casa di pena femminile.

Le divisioni grafiche dei canti aiutano la lettura della trascrizione conservata e non pretendono di ricostruire filologicamente la disposizione tipografica o musicale degli originali. La canzoncina religiosa è già indicata nella raccolta come versione ridotta; non viene presentata come testo integrale della novena.

Bibliografia e crediti

Autori e riferimenti sono indicati accanto a ciascun testo. Gli estratti restano quelli della raccolta; la suddivisione grafica dei testi poetici è redazionale e non riproduce un’edizione critica.

Continua in Storie e curiosità

Nella stessa sezione

Vedi tutti

Storie e curiosità

Il Festival di Trani

Il Festival nella Trani degli anni Cinquanta e Sessanta, la canzone Buongiorno Trani e la rievocazione musicale del 2000.

Storia e documenti 2 min di lettura

Storie e curiosità

Miracolo Eucaristico di Trani

Il racconto devozionale dell’ostia, la testimonianza di Bartolomeo Campi e la storia del reliquiario, da distinguere dalla verifica documentaria.

Documento e ricerca 3 min di lettura

Continua a scoprire

Potrebbe interessarti anche

San Nicola

San Nicola Pellegrino, patrono di Trani

Dalle origini greche al viaggio in Puglia, la vita di Nicola, il riconoscimento del culto e la memoria nella Cattedrale di Trani.

Profilo biografico 15 min di lettura

Personaggi

Francesco Saverio De Sanctis

Il critico letterario eletto deputato a Trani intrecciò insegnamento, impegno risorgimentale e difesa delle libertà nella vita politica nazionale.

Profilo biografico 2 min di lettura

Sapori

I «Trani»: le osterie pugliesi di Milano

Il nome di Trani nelle osterie milanesi racconta commercio del vino, migrazioni pugliesi e luoghi di incontro della città operaia.

Storia e documenti 2 min di lettura