Documento e ricerca · Cultura popolare e dialetto

Lessico dialettale tranese (1983): prefazione e introduzione

La storia del vocabolario di Francesco Ferrara nelle pagine introduttive di Mario Schiralli e Vincenzo Valente.

Foto d'epoca di uomo con reti

Il Lessico dialettale tranese di Francesco Ferrara fu pubblicato nel 1983 dalle Edizioni Caramastro. Qui si leggono la prefazione e l’introduzione del volume: due contributi sulla conservazione della parlata cittadina, non il repertorio completo dei vocaboli. I riferimenti al presente e alle trasformazioni della società appartengono all’epoca della pubblicazione.

Prefazione di Mario Schiralli

Nel 1954 la sig.ra Teresa Mendiola Ferrara, figliuola del poeta dialettale tranese Francesco Ferrara (1854–1944), “nobilissima figura di educatore, unanimemente lodato e apprezzato anche da Giovanni Bovio”, donò al Comune di Trani il Lessico dialettale Tranese, cui il suo genitore aveva “dedicato per anni le migliori energie”, purché ne fosse curata la pubblicazione.

Oggi, a distanza di circa trent’anni dalla donazione, grazie all’intraprendenza di due giovani editori di Bisceglie, Carelli e Mastrodonato, che hanno dato vita alle Edizioni Caramastro, l’opera di Francesco Ferrara viene finalmente pubblicata e inserita, come terzo volume, nella Piccola biblioteca di Studi Pugliesi, alla quale si augura la migliore fortuna.

“Il Lessico dialettale tranese-scrisse il dott. Benedetto Ronchi nella prefazione alle Rime e scene popolari tranesi di Ferrara (Milano, Azzella, 1974) – è una testimonianza eloquente di quanto possano la passione, l’impegno, la paziente e diligente dedizione di un uomo per una causa nella quale crede fermamente”.

“Quanti di Trani – rilevò ancora il dott. Benedetto Ronchi – sono oggi in grado non diciamo di fare uso, ma di comprendere il significato di vocaboli come tatudde (fratello maggiore), raranne (bisavo), recchenonne (scuse, pretesti), carvutte (buco), iazze (ovile) che pure fino a cinquant’anni fa facevano parte della lingua parlata dei nostri avi?”.

E cosa rappresentino il Lessico e lo stesso Francesco Ferrara nella storia del nostro dialetto, lo illustra ampiamente il prof. Vincenzo Valente nella introduzione a questo volume, per cui ogni altra aggiunta appare superflua. Dirò solo che la spinta a questa iniziativa, e cioè alla pubblicazione del manoscritto del poeta tranese, è venuta dal grande interesse che la gente ha manifestato verso questa opera.

E l’aspettazione della gente di Trani, di quanti hanno lasciato la città da diversi lustri, ma che a Trani, rimangono legati da vincoli di affetto, degli studiosi e dei giovani soprattutto, era già stata colta negli anni addietro da più parti e segnatamente dall’avv. Angelo Pastore che continuamente mi ha esortato a superare gli ostacoli che si frapponevano nella realizzazione dell’iniziativa, oggi assunta dagli Editori Biscegliesi.

Anzi, un suo più vivo desiderio, cui sento di aderire pienamente, è quello di vedere pubblicati altri manoscritti della Biblioteca “Bovio”. E non è detto che in un prossimo futuro ciò non sia possibile.

Intanto, per dirla con Mario Azzella, “licenziamo questo libro con il convincimento di aver mantenuto fede ad un sentimento di devozione a Francesco Ferrara e a Trani”.

Mario Schiralli · Direttore della Biblioteca comunale “G. Bovio” di Trani

Introduzione di Vincenzo Valente

In questi ultimi anni la Puglia ha registrato una discreta fioritura di lessici dialettali. Città come Grumo, Margherita di Savoia, Minervino Murge, che non ne avevano, possiedono ora un vocabolario del proprio dialetto, mentre altre che ne avevano già uno, come Bitonto e Molfetta, hanno visto venire alla luce edizioni di vecchi lessici interamente rinnovate, ed altre ancora, come Ruvo, Andria e Bisceglie, hanno avviato o realizzato nuovi lavori o hanno rivisto i loro vecchi lessici ristampati in edizioni anastatiche. La stessa Bari, che non ha mai avuto un vocabolario dialettale, ma solo dei glossari parziali, sta ritrovando, grazie a numerosi lavori inediti, la possibilità di realizzare un grande vocabolario dialettale barese.

Qual è il senso di questo ritorno ai dialetti e alle tradizioni popolari? Si tratta certamente di un fenomeno riflesso di cultura, con gli inevitabili aspetti di costume, in presenza di una congiuntura storica all’interno della quale sono maturate circostanze sociali e culturali per cui i dialetti non sono più riconoscibili come espressione di un'altra cultura, che si continua a definire impropriamente delle classi subalterne. L’improprietà è attuale e sta nel fatto che nel grande rimescolamento delle classi seguito alle vicende economiche e sociali degli ultimi tre o quattro decenni, non vi sono più classi che rappresentino in proprio quel patrimonio di cultura che è dialetto.

Una tendenza centrifuga forse irreversibile ha condotto fuori dal proprio alveo interi strati sociali, specialmente contadini e artigiani, convertendoli nel giro di una o due generazioni all’abbandono pressoché totale dei connotati tradizionali. Siamo di fronte a un fenomeno di rottura storica delle strutture socio-culturali tradizionali e il fatto è di tali proporzioni che ci coinvolge tutti.

Nell’ultima convivenza generazionale tra la vecchia società e la nuova il ritorno ai dialetti e alle tradizioni popolari non è solo un modo un po’ patetico di rendere omaggio a un mondo che se ne va, rivisitandolo nei suoi aspetti più caratteristici di lingua e di costume, ma un atteggiamento psicologico e mentale che si traduce in un bisogno di conoscenza delle nostre origini e della nostra identità storica. Sono fatti assai apprezzabili sotto il profilo civile e culturale. Uno di questi fatti è indubbiamente la pubblicazione del Lessico dialettale tranese che presentiamo.

Francesco Ferrara e il valore del lessico

Questo lessico porta il nome, caro ai tranesi, di Francesco Ferrara, la cui opera letteraria ha avuto qualche anno fa la fortuna di una riedizione per merito di un coraggioso editore che ha riproposto, e non solo ai tranesi, una produzione del tutto degna di figurare in primissimo piano in una rassegna di scrittori dialettali non solo pugliesi. La letteratura dialettale pugliese ha pochi nomi di sicuro prestigio, che escano dall’ambito provinciale e regionale e affermino la loro validità anche a livelli di più larga risonanza. Il nome di F. Ferrara è sicuramente tra questi pochi.

Benedetto Ronchi, benemerito studioso, proemiando al volume degli scritti del Ferrara, si augurava che non fosse quello l’ultimo tributo di omaggio al cantore della vecchia Trani. L’augurio è stato esaudito e questo lessico, compilato più di un mezzo secolo fa e rimasto inedito, viene ora pubblicato grazie all’entusiasmo e all’intelligente determinazione di alcuni giovani che hanno raccolto l’esortazione di Ronchi.

Il Lessico di Ferrara rappresenta un prezioso acquisto per gli studi dialettali e in particolare per la conoscenza dei dialetti della Puglia barese. Preparata certamente in tempi lunghi, questa raccolta rappresenta un momento di intatta integrità della parlata tranese. Il Ferrara non fu soltanto scrittore, ma anche studioso del vernacolo cittadino, come fa fede l’altro suo lavoro inedito Fonologia e morfologia del dialetto tranese. Questo fatto ha la sua importanza, perché assicura un buon fondamento tecnico nella soluzione dei non facili problemi che la compilazione di un lessico dialettale, specialmente pugliese, comporta, e garantisce requisiti di piena attendibilità ai materiali radunati.

Indubbiamente il lavoro è articolato in stringa economica, con riferimenti grammaticali assai scarni rispetto a quanto richiederebbero criteri editoriali più aggiornati. Ma non era possibile mettere mano a integrare il testo senza scompaginare il lavoro del Ferrara. In questi casi non c’è altra via che rispettare e riprodurre fedelmente l’originale evitando ogni altro intervento che non sia l’eliminazione di errori e incongruenze materiali.

Il valore del Lessico del Ferrara è ben altro e consiste nel “taglio” da lui eseguito nella parte più viva e interessante della parlata tranese. Nessuno penserà che questo, offerto dal Ferrara, sia tutto dialetto di Trani. La grande esperienza sociale e l’esercizio letterario hanno giovato moltissimo all’autore in questo lavoro e gli hanno consentito di apprestare una selezione di 4-5.000 vocaboli tra i più rappresentativi, in quanto attinti a tutti i livelli espressivi, escludendo le contaminazioni della lingua di cultura.

Ne risulta un complesso ricco ed equilibrato, in cui trovano posto vocaboli di ogni estrazione e uso sociale, purché autenticamente dialettali. Si potrebbe perciò definire un vocabolario dell’uso domestico tranese comprendente le voci che possono entrare a far parte della vita quotidiana comune; ma non mancano neppure i tecnicismi lessicali di arti e mestieri, della terra e, in misura minore, del mare, i nomi della suppellettile casalinga, l’aggettivazione, le interiezioni, le locuzioni più tipiche, che l’attitudine artistica consentiva all’autore di cogliere facilmente.

Sono anche rappresentate le categorie grammaticali del lessico, gli avverbi, le locuzioni avverbiali e trova anche spazio la fraseologia, specialmente sotto i verbi, in modo parco ma efficace.

Una prova della genuinità di questo lessico può venire dal confronto con altri vocabolari dell’uso pugliese quantitativamente anche più ricchi di questo del Ferrara. Non sono pochi infatti i vocaboli “nuovi”, cioè quelli non rappresentati in altri lessici pugliesi, ed è questo un caso che non si registra di frequente nei singoli patrimoni lessicali documentati, e ancora più numerose e interessanti sono le varianti morfologiche con cui si presentano voci tranesi del patrimonio comune pugliese.

Tutto questo non è dovuto allo scarto cronologico di oltre mezzo secolo con cui il Lessico tranese si pubblica, perché il confronto è fatto in assoluto, ma alla profonda conoscenza che il Ferrara ha del suo dialetto, di cui è in grado di documentare voci e forme non altrimenti note.

La memoria dei suoni e delle parole

Certo, questo vocabolario tranese, così come si presenta, sembra avere assai più valore storico e retrospettivo che attuale. La sua arcaicità tuttavia, è un fatto relativo e si può essere sicuri che esso ancora in larga misura appartiene all’esperienza linguistica tranese comune, anche se il possesso è assai più frammentario a livello individuale di quanto non fosse vent’anni fa.

Ciò che invece è trascolorato di parecchio è il registro fonico, specialmente il corredo dei suoni vocalici protratti in dittonghi e trittonghi, come non sarà difficile verificare un po’ da tutti, ma specialmente dai più giovani, che potranno a volte stentare a riconoscere a prima lettura anche parole del tutto comuni e di uso attuale. Per questa parte il tempo non è passato invano, ma ha lasciato un segno che si percepisce nella specie dei suoni prima di ogni altra cosa.

Per tutti questi motivi la pubblicazione del Lessico rappresenta non un punto d’arrivo, ma un punto di partenza, perché apre la possibilità di confronti interni ed esterni, di altre ricerche e studi in aggiunta a quelli che già esistono.

Una tradizione culturale condivisa

Il dialetto di Trani, a differenza di tanti altri dialetti pugliesi e non, ha avuta benigna la sorte, perché si avvantaggia di una duplice fortuna: la prima è di possedere uno studio di buon livello scientifico composto cinquantasette anni fa da R. Sarno, Il dialetto di Trani, Perugia 1925; la seconda è di aver trovato in Francesco Ferrara uno scrittore che ha nobilitato la parlata cittadina con la sua opera.

Questi riferimenti, del resto ben noti, vogliono sottolineare l’esistenza di una tradizione che, culturalmente parlando, non è cosa di poco conto, in quanto costituisce la coscienza riflessa di un possesso che spetta a tutta la comunità degli utenti, a tutto il popolo che ne è il legittimo detentore e che nella propria lingua si riconosce e si realizza. Quando in una città esistono queste due condizioni, si può essere certi che lì il dialetto rappresenta un bene culturale comune, un richiamo e un interesse costante, che prima o poi non possono mancare di produrre nuove testimonianze e nuovi frutti.

E questo nonostante il fatto che negli ultimi anni le condizioni dell’istruzione e della cultura siano assai cambiate in virtù della scuola di massa e di profondi mutamenti nella società e nella vita di relazione, che hanno respinto ai margini l’uso e l’esistenza stessa dei dialetti.

L’affermazione recente e impetuosa dell’italiano contro i dialetti e la mancanza di una tradizione dialettale pugliese di prestigio hanno impedito la formazione sia di un dialetto regionale che di un italiano regionale pugliesi riconoscibili come tali, come invece è accaduto in altre regioni d’Italia. In questa situazione non sorprende il fatto che le parlate locali abbiano conservato da noi ancora parecchio vigore e il senso della distinzione e inconfondibilità grazie a certe peculiarità e connotazioni, che ciascuno sa riconoscere nel proprio dialetto.

Per quanto riguarda il dialetto di Trani va detto che, pur partecipando largamente del patrimonio lessicale comune pugliese, esso rispecchia nel suo fondo sociolinguistico le caratteristiche di una parlata “media”, vale a dire quella di una città di formazione sociale abbastanza livellata ed evoluta, che la contraddistinguono dalle altre città viciniori, non solo della Puglia interna, ma anche della costa.

Queste caratteristiche non sono soltanto quelle tecniche strutturali analizzate dal Sarno nel suo lavoro, ma qualcosa di più e di diverso: un misto di arguzia e gentilezza, di realismo popolare e di finezza di spirito, di partecipazione e discrezione.

Ovviamente tutto questo non si trova nel Lessico. Un vocabolario non è che un elenco di parole e di significati; non è la lingua nella sua pienezza, ma un’opera di anatomia linguistica. L’organismo nella sua piena vitalità è cosa diversa. Dire che risiede nella parlata del popolo è adoperare un’astrazione o una formula ripetitiva che è tutta da verificare e da conoscere.

Ma è proprio a questo punto che il discorso ritorna a Francesco Ferrara, “il più tranese di tutti”, alla sua opera letteraria, alla sua interpretazione acuta e affettuosa della psicologia popolare non come astratta categoria, ma come concreta rappresentazione che rivela e ricompone in unità un’immagine di vita in cui la Città non ha finito di riconoscersi.

Vincenzo Valente

Parole e nomi da esplorare

Per avvicinarsi alle forme della parlata locale si possono consultare anche i repertori dei nomi femminili e dei nomi maschili. Sono pagine autonome, da non confondere con la trascrizione integrale del dizionario.

Dentro l’argomento

Approfondimenti

3 pagine
  1. 1 Nomi di persona femminiliI nomi femminili nella parlata tranese, affiancati alle corrispondenti forme italiane.
  2. 2 Nomi di persona maschiliNomi maschili, diminutivi e forme familiari del dialetto tranese, con il corrispondente italiano.
  3. 3 Parole e modi di dire del dialetto traneseUn repertorio alfabetico della vita quotidiana: voci dialettali, significati e proverbi della tradizione cittadina.

Bibliografia e crediti

Prefazione di Mario Schiralli e introduzione di Vincenzo Valente al Lessico dialettale tranese di Francesco Ferrara, Edizioni Caramastro, 1983.

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