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La luce di Trani: la prefazione di Claudio Angelini
Una passeggiata notturna fra pietra, ombre e fotografia nel testo che accompagna il volume del 1991.
Claudio Angelini scrisse questa prefazione per il volume fotografico “La luce di Trani”, pubblicato da Schena nel 1991 con immagini di Gianni Di Mango e Aldo Gazzaniga. La descrizione dell’illuminazione e delle lampade appartiene a quel momento: è una lettura d’autore della città, non una scheda degli impianti attuali.
La notte e la pietra
La notte èil rovescio semantico del giorno. Cambiano i fili che ci avevano guidato, cambiano i segni, i codici, i significati. Il territorio che avevamo calpestato, gli oggetti conquistati con la complicità della luce solare svaniscono. Il mistero nasce da questa nostra incapacità di ritrovare nelle tenebre i vecchi parametri geometrici e mentali.
La mancanza di luce priva le immagini di una dimensione positiva (il rilievo, quindi l'afferrabile) e le schiaccia contro la notte, trasformandole in un gigantesco schermo nero da cui possono sbucare pipistrelli e fantasmi.
Trani conserva la sua luce, notte e giorno. Eppure, il suo tessuto di tufo medioevale potrebbe farne una città di mistero. Un mistero tanto fitto da spaventare. A salvare la sua luce è uno strano equilibrio tra l'elemento orizzontale e quello verticale, tra le strade e gli edifici, tra la pavimentazione di pietra bianca, levigata dai secoli, e la pietra gialla porosa, delle case. Di notte, un qualunque bagliore, anche quello di uno zolfanello, schizza sulle strade ed è tenuto in vita, conservato, protetto dai muri di tufo.
Le lampade e il paesaggio urbano
A questo fenomeno, pressoché naturale, l'uomo ne ha aggiunto un altro, moderno ed elettrico. È la luce dei lampioni, sapientemente collocati nel centro storico della città, per assicurare un arredo urbano soffice e poetico. Le lampade sono a vapori di sodio, con una luce corretta che dà un effetto-fiamma, alonato e garbato, che sembra imitare i fili dell'aurora e del tramonto. Non so quanti watt siano impiegati ogni notte. Però l'effetto è suggestivo. Grazie a queste lampade la tenebra non è un mistero. E non è neppure un'illusione violenta ed abbagliante.
Fotografare senza flash
Una notte a Trani. Con due fotografi di successo, Gianni Di Mango e Aldo Gazzaniga. A fotografare senza flash i monumenti, le case, le chiese, il mare, le barche. Ma soprattutto le ombre, i chiaroscuri, l'alchimia tra la luce elettrica e le altre luci che accarezzano il suolo e i palazzi.
ASA 100 è la parola d'ordine. Per coloro che non sono esperti di arte della fotografia (come il sottoscritto), ASA 100 significa sensibilità bassa con alta esposizione. Come dire che, anche senza flash, basta un'occhiata morbida della macchina per frugare e stampare la notte.
È il miracolo di Trani che sembra dotata di una sua luce propria, anche quando è il momento del buio. È un voltaggio misterioso che accende le viuzze, gli spazi, dando calore al silenzio e riflessi alla pietra bianca.
Il rispetto della luce
Se Trani è affascinante di giorno, lo è ancor più di notte. Non so se i "maghi" dell'elettricità di Trani abbiano progettato l'impianto mediante computer, o se si siano affidati ad un artista. So soltanto che l'eliminazione di riflettori e di fonti di luce violenta testimonia di una sensibilità ambientalistica che fa dell'A. M. E. T. un organismo ecologico. Non è un caso che Fedederelettrica (Federazione Nazionale delle Aziende e dei Servizi Elettrici degli Enti Locali) abbia designato Trani Capitale della Pubblica Illuminazione.
Le fotografie realizzate da Gianni Di Mango e Aldo Gazzaniga hanno il merito di non forzare luce morbida delle notti di Trani. Lo slogan ASA 100 esprime un metodo di lavoro caratterizzato da un profondo rispetto. La macchina fotografica si è messa al servizio della Città ed ha scoperto, ha guardato, senza la pretesa di creare o di ingigantire gli effetti cromatici.
Era giusto che questo lavoro "artigianale" (nel senso rinascimentale) si traducesse in una pubblicazione in una mostra permanente. La fotografia è arte soprattutto quando è specchio della realtà e la ritrae con la stessa sensibilità dell'occhio umano.