Documento e ricerca · Personaggi di Trani
Giovanni Macchia: «Dedicato a Trani, mia piccola patria»
L’infanzia tranese, la luce del mare, la musica e il teatro nel ricordo dello scrittore.
Giovanni Macchia rievoca i suoi primi dieci anni a Trani nell’articolo del 17 ottobre 1989. Il brano conserva la sua voce in prima persona; le divisioni tematiche aiutano a seguirne il percorso dalla memoria infantile alla vocazione letteraria.
L’infanzia e la città della luce
Io ho passato a Trani, in questa meravigliosa città, i primi dieci anni della mia vita. Furono anni dolcissimi e inquietanti, infatti nella mia fanciullezza si mescolano sentimenti contraddittori, di gioia e di paura insieme. Trani è per me, ancora oggi, il paese della luce dove l'antico, la bellezza della pietra si alleano alla straordinaria lucentezza e alla mobilità dell'azzurrissimo mare; ma è anche la città della guerra, ove un bambino, nella notte, senza capirci nulla, nella difficoltà di prendere sonno, sentiva di lontano, attraverso i megafoni le voci lugubri delle sentinelle. Ma perché quegli anni sono rimasti nella mia memoria così limpidi e così precisi? Forse perché sono come staccati dal resto della mia vita. Per ragioni familiari infatti mi sono allontanato da Trani quasi bruscamente e non vi sono tornato che poche volte. E quegli anni non sono stati offuscati o resi grigi dal velo della consuetudine, come accade a chi continua a vivere nello stesso luogo. E posso così affermare con sicurezza che nulla in me esiste che non sia stato annunciato allora, nella mia infanzia tranese, e che non ritrovi ancora oggi qualcosa delle esperienze che ho attraversato.
Educazione, libertà e immaginazione
Gli annunci, i segnali di quella che sarebbe stata la mia esistenza, non furono affidati, come accade di solito, alle letture precoci. L'immaginazione infantile fu risvegliata con mezzi più diretti. Erano impressioni, colori, sensazioni, suoni. E devo essere grato soprattutto a mia madre di avermi concesso, nella sua semplice idea di educazione, la più ampia libertà. Ella aveva capito che ciò che definiamo cultura batte tante vie, per arrivare anche nella mente di un bambino. E quelle vie non erano occupate soltanto dalle ore di scuola e dalla lettura dei libri scolastici. Nel suo amore per me, mia madre l'aveva capito. E una fonte di cultura era anche racchiusa nella parola divertimento. E così quel poco che ho realizzato nella mia attività di studioso è sempre nato da una disposizione d'allegria, come sanno molti dei miei amici e dei miei allievi. L'intelligenza è allegria scrissi una volta e regala a chi l'esercita un senso pieno di felicità quanto più sembra liberarsi da un fondo di malinconia. E di questa allegria e di questa malinconia insieme, nell'accensione della fantasia, nell'esercizio dell'ironia voglio dare due soli esempi in quegli anni lontani.
Il teatro e il cinema
Lascio da parte la letteratura, che mi si rivelò più tardi, in età matura, e accennerò allo spettacolo e alla musica. La passione dello spettacolo ha dominato tutta la mia vita. Ma è a Trani che ho scoperto, per la prima volta, quale emozione può esercitare su di un bambino l'immagine di un palcoscenico col suo sipario o il rettangolo dello schermo, in una semplice sala di proiezione. Uno spettacolo è un luogo di delizie e d'incanti: è uno spazio vuoto da riempire di colori, di luci, di ritmi misteriosi, di personaggi e anche di gesti buffi e meccanici.
Il teatro è rimasto per me un'infanzia ritrovata ed è a Trani che ho avuto la grande rivelazione del cinema muto e ho adorato attori oggi dimenticati. La musica ha avuto troppa importanza perché in questo ringraziamento che rivolgo alla mia città, io non ne debba almeno accennare.
La musica nelle case
Mio padre aveva dato a tutti i suoi figli un'educazione musicale e il pianoforte era lo strumento d'obbligo. La nostra casa risuonava di note e si poteva ascoltare di tutto. Nulla mi pareva più incantevole del suono di un pianoforte nelle belle serate d'estate e, dalle finestre aperte quel suono si espandeva nelle vie diritte e vuote. Mi diventarono familiari anche le opere liriche e il mio primo incontro con la Rivoluzione Francese avvenne nel piccolo antico Teatro: rappresentavano "L'Andrea Chenier" di Giordano.
La Cattedrale e la città del diritto
La bellezza della mia città non poteva sfuggire neanche a me, quando, di prima mattina, girando improvvisamente l'angolo della Piazza per raggiungere la mia Scuola, vedo la Cattedrale snella e monumentale, investita dal vento del mare, denso come un velo, nelle limpide giornate d'inverno. Voi mi perdonerete, ma allora io non potevo conoscere quale centro giuridico fosse Trani fin dai tempi di Carlo V, che cosa fossero gli Statuti Marittimi e perché proprio a Trani vivesse quel gran numero di personaggi togati. Sapevo vagamente che Trani era la sede dell'unica Corte di Appello delle Puglie e che mio padre presiedeva la Corte d'Assise. Voi dunque mi assolverete se, abbandonata la mia città, dopo molti ricordi e rimpianti, io mi sia deciso a prendere un'altra strada e giunto a Roma, passati molti anni cominciai ad alimentare il mio grande vizio, che ancora mi attrae, verso una cosa splendidamente inutile: "la letteratura". E questo amore per la letteratura mi allontanò ancora di più da Trani e dai confini stessi della mia Patria, avvicinandomi verso altre contrade: la Francia.
Il ritorno a una piccola patria
Occuparmi di letterature straniere, tengo a ripetere, non fu un tentativo d'evasione dai luoghi e dalle passioni tra cui ero nato e vissuto e che ho sempre intensamente amato. Fu la mia un'apertura come verso certi profumi che un tempo giungevano qui dall'Oriente e che poi mi giunsero d'Oltralpe, non una chiusura. E Trani cominciò a vivere per me di un'esistenza mitica e non c'era altro mare al di fuori di questo; e un giorno, leggendo una novella del Boccaccio, sognai di essere divenuto quel Landolfo Rufolo, che, fatto naufragio, si salvò e, montato sopra una barca, marina marina, era arrivato qui, a Trani, ove fu riconosciuto e festeggiato dai cittadini. È quello che sta accadendo oggi in questa sede. E senza essere Landolfo Rufolo e senza aver fatto naufragi, ancora una volta di tutto questo affettuosamente ringrazio.