Luogo da scoprire · Cattedrale di Trani
Cattedrale di Trani: storia e architettura
La pietra sul mare, le cripte e il campanile: una lettura completa del simbolo romanico della città.
- Periodo storico
- 1099 - 1143
- Dove
- Piazza Duomo
Scheda pratica
- Orari
- Aprile–ottobre: feriali 9–12.30 e 15.30–19, festivi 9–12.30 e 16–20. Novembre–marzo: chiusura alle 18 nei feriali e alle 19.30 nei festivi. Visite sospese durante le funzioni
- Biglietto
- Basilica a ingresso libero; cripte, ipogeo e campanile possono richiedere biglietto o prenotazione; gruppi e visite guidate su prenotazione
- Come arrivare
- A piedi dal porto in 5 minuti; dalla stazione circa 20 minuti; parcheggi a strisce blu fuori dal centro antico (ZTL)
- Ultima verifica
- ottobre 2026
Orari, tariffe e regole cambiano: i dati vengono da fonti pubbliche e vanno confermati prima della visita.
Una cattedrale vissuta
La Nostra Cattedrale è qualcosa che ci trova sempre impreparati per quanto, da bravi alunni, possiamo averla studiata, osservata, analizzata. Accade che quando ci troviamo di fronte a questo Monumento della genialità umana restiamo confusi e, come scolari che allo studio hanno preferito i giochi o il dolce far niente, restiamo muti, silenziosi, vergognosi, attendendo il suggerimento dai più bravi; ma per quanto possiamo guardarci intorno, nella speranza di ascoltare un suggerimento, alla fine comprendiamo che la risposta è solo dentro di noi. Trani è una Città particolare ed atipica con quella sua Cattedrale posata sugli scogli, una cripta posta sotto il livello delle acque del mare e la sua alta torre campanaria che vuol toccare il cielo. La Cattedrale è il frutto di una lunga lievitazione che, attraverso il lievito madre della Chiesa sommersa del tempo di San Leucio, è emersa dal fondo marino con le sue colonne di marmo verde per illuminarsi alla luce del sole ed innalzarsi su agili colonne in alto e poi ancora più in alto sino a raggiungere il cielo.
Per quanto l’occhio abbia percorso migliaia di volte la sua rosea superficie, la sua entità ci appare misteriosa ed indecifrabile; quel suo voler scavare nelle viscere del mare e slanciarsi verso il cielo ci smarrisce, così come quella sua facciata liscia e semplice, ma estremamente ricca di sculture e simboli, che aspettano un attento lettore che li sappia interpretare; poi quegli stili variegati che ci richiamano i templi buddisti, le antiche moschee, i grandi monumenti romani, e poi il suo decoro costituito da animali esotici e fantastici, inseriti in un ornato che si avvolge, si allunga e si ritorce, quasi a segnare un percorso che ci vuol condurre verso il segreto della vita.
La Cattedrale è dedicata a San Nicola il Pellegrino che scelse Trani ponendola sotto la Sua Santa protezione. Visitare Trani e non visitare la cripta di San Nicola il Pellegrino costituisce un grave torto che si fa a se stessi e non si può iniziare la visita della Cattedrale senza salutare il suo simpatico Padrone di Casa sempre pronto ad ascoltare i problemi degli altri. Dopo l’omaggio al Padrone di casa, ricordati che la Cattedrale è un luogo di preghiera che potrai rivolgere a Dio nel buio della Cripta di San Leucio tra gli odori del salmastro, o nella Chiesa di Santa Maria della Scala accanto ad un’antica colonna battezzata dal segno di croce, o nello splendido Soccorpo di San Nicola Pellegrino e, se sei di quelli che non si accontentano mai, nella grande navata superiore.
Per poter guardare la Cattedrale occorrono diversi giorni e molte stagioni: quando i raggi del sole s’inclinano i rossi dei tramonti l’accendono, nelle notti di luna la sua superficie si fa vellutata come la pelle di un’amante e nelle giornate di tramontana la spuma del mare si confonde con il biancore della sua pietra. Poiché non basta una vita per poterla guardare, padri gelosi ne trasmettono le emozioni ai figli affinché nelle generazioni si consolidi il legame d’amore che si perpetua attraverso e verso la Cattedrale.
Attraversando la chiesa di Santa Maria della Scala è la cripta di San Leucio che per primo ti accoglie. Trattasi di un antico ipogeo di rito greco dalla struttura affascinante, posta ad oltre un metro sotto il livello del mare. Gli ultimi gradini sono di pietra di scoglio scavati direttamente nella roccia; sotto l’ultimo gradino è posta una lastra tombale che la tradizione associa a un principe bizantino. Il racconto attribuisce la scelta a un gesto d’umiltà, perché tutti potessero calpestarla.
Basta solo questo a farci comprendere il misterioso fascino che aleggia nell’ipogeo, sulla cui volta in fondo si trova un’antica lastra sepolcrale che ha creato la leggenda del misterioso fantasma della cripta di San Leucio. Il fascino di questo luogo che ha incantato molte generazioni di pastori che durante la transumanza, prima di tornare nei loro luoghi d’origine, chi verso il Fucino e chi verso la Maiella, si portavano a Trani il venerdì Santo per avere soccorso da San Leucio, va vissuto in silenzio, sostando con un senso di una profonda religiosità, respirando un’aria dall’odore e dal sapore particolari che ci fanno avvertire come quello sia il cuore pulsante della grande Cattedrale. I pastori del Fucino di Villavallegrande ottennero una sacra reliquia di San Leucio e l’autorizzazione a celebrare con il rito tranese, mentre quelli di Atessa elessero a loro Patrono l’antico Santo già protettore di Trani. Lì dentro senti pulsare il tuo cuore battere all’unisono con quello della Cattedrale e, protetto dalla cavità sotterranea, torni ad essere un feto nel ventre materno. Ora sai perché San Leucio è il lievito madre della Cattedrale: esso è il piccolo fermento sul quale è cresciuta la sovrastante Chiesa di Santa Maria della Scala, un tempo arricchita da una pavimentazione a mosaico policroma, in cui s’innesta la fantastica cripta di San Nicolino: il santo bambino, il santo pellegrino, il santo del dono, il santo della gioia.
Il verde mare delle colonne della cripta di San Nicolino ci ricorda che siamo sul limite della terra, ai piedi di quel mare che il giovine San Nicolino non esitò ad attraversare per portarsi a Trani. La cripta è anticipata dalle azzurre colonne dell’adiacente Chiesa di Santa Maria della Scala, ove la croce apposta sulle antiche colonne ci ricorda il sacro rito della purificazione.
Per visitare la Chiesa di Santa Maria della Scala e la Cripta di San Nicolino, non basta l’esserci stati, occorre partecipare ai riti religiosi che vi si svolgono, sentire l’odore dell’incenso e respirare il fumo della cera per capire lo stretto legame che lega l’uomo a Dio e, come nell’uomo Abele che si oppone al proprio Caino, questa somiglianza determina una simbiosi con Dio attraverso le proprie opere.
Per capire la Cripta di San Nicolino occorrono più generazioni; occorre essere entrati portati per mano dal proprio genitore, che a sua volta, bambino, era stato condotto dal padre e questi dal proprio padre ed aver sentito senza capire: sarà il tempo che farà fermentare e maturare quelle parole che pian piano inconsciamente prenderanno corpo, attraverseranno più generazioni ed ogni generazione affiderà il suo messaggio alla successiva, per scavare in quella pietra dal colore rosa in cui è racchiuso il segreto della vita. Nelle viscere della Cattedrale conosci il tranese. I monumenti appartengono all’umanità, ma il senso del monumento appartiene solo ed esclusivamente al suo popolo. Conoscere e vivere il Colosseo non è per tutti, lo stesso come conoscere e vivere la Cattedrale di Trani. Ad ogni popolo è dato il suo monumento piccolo o grande che sia.
Attraverso le stratificazioni del tempo ci portiamo verso la navata superiore ed iniziamo a conoscere il popolo di Trani, guardiamo le belle pietre squadrate, così ben connesse da dare l’impressione di essere posate una sull’altra senza legante; sono piccole, rettangolari, ben sagomate, come se fossero state posate da tanti bambini in ricordo dei doni ricevuti da San Nicolino: ciliegie e qualche albicocca. E, come ciliegie si sono aggiunti ai primi mattoni, per salire, salire, salire. Vi è poi il bel portale, che come un libro, ci racconta le antiche storie, quelle che ogni padre si preoccupa di raccontare al proprio figlio perché le racconti ai propri figli e così via, come quegli archi che si rincorrono nelle volte come onde di mare.
L’interno della Chiesa superiore è maestoso, il pavimento una volta era tutto a mosaico ma, in seguito al suo sollevamento, venne in gran parte distrutto.
Secondo alcuni il mosaico era attribuibile al monaco Pantaleone, lo stesso che viene riconosciuto come autore del pavimento della Cattedrale di Otranto.
Le navate e la luce
L’interno della navata superiore è regolato dalla temperatura e dall’altezza del sole da cui è sapientemente illuminato. Una duplice fila di colonne di marmi preziosi divide la navata centrale dalle laterali.
Le Colonne sostengono archi a tutto sesto sui quali poggiano le gallerie dei matronei. Le absidi, quali imponenti torrioni, si aggettano fuori del corpo di fabbrica aumentandone la grandiosità. Le colonne sono possenti e sono mute testimoni della capacità tecnica delle maestranze che hanno elevato il tempio.
Se per visitare l’interno della Cattedrale sono necessari anni, per poter guardare e leggere la struttura esterna occorrono più generazioni. Perfettamente intonato alle fasce ornamentali in pietra, era posizionato il “portale” di Barisano da Trani, fine bassorilievo di bronzo posato su tavola di quercia alto cinque metri e largo tre, diviso in trentadue formelle. Si potrebbe cominciare dal portale, secondo alcuni, attribuibile a Nicola d’Apulia detto il Pisano, il massimo rappresentante e innovatore della scultura italiana. Tutta la maestosa fabbrica è riproporzionata dall’alta torre campanaria, opera di Nicolaus Protomagister, alta oltre cinquantotto metri che riequilibra l’inconsueta sopraelevazione della navata principale.
Nella premessa abbiamo specificato che per poter vedere la Cattedrale occorre consumare molte libbre di cera; molte altre volte torneremo ad illustrare il bel campanile o le numerose sculture che la ornano. Con queste poche immagini invitiamo i lettori a visitare insieme la nostra Cattedrale, prendendoci una buona tazza di tè, magari in compagnia del bestiario che vigila sulla bella costruzione.
La Cattedrale era anche il quartiere “dh lh seggiar”: la zona era piena di botteghe ed ognuno aveva la sua tecnica. Allora le sedie venivano fatte su misura: altissime per i piccoli uomini posti dietro i banconi o con le gambe corte per le vecchiette che il peso degli anni aveva chinato ed ognuno aveva la sua. Sotto l’alto campanile passavano i cariaggi che trasportavano i massi di pietra al porto; i traini avevano sempre al fianco due ragazzi con un secchio d’acqua pronti a raffreddare “la martddehin” - i martinetti - non appena il carro imbroccava la discesa per arrivare al porto. Ma la cosa più bella della Cattedrale erano le migliaia di falchi, falchetti, rondini, passeri e tanti altri uccelli migratori che, passando da Trani, trovavano rifugio nelle sue innumerevoli fessure e riempivano la piazza con il loro stridio. Quando passi davanti all’alto campanile interrogalo e saprai storie meravigliose, come quella scimmia posta in alto che ti chiede sempre: ma tu che vuoi da me?
Leggere il monumento
Da visitare in primis è la cattedrale definita da Lenormand "REGINA DELLE CATTEDRALI DI PUGLIA". Edificata in onore di San Nicola Pellegrino, un giovane greco morto a Trani in odore di santità il 2 giugno 1094, a diciannove anni secondo la cronologia diocesana. La costruzione, avviata alla fine dell’XI secolo e tradizionalmente legata alla canonizzazione del 1099, proseguì per fasi. Il 1142-1143 è associato alla traslazione delle reliquie, non alla conclusione di ogni parte della fabbrica; il campanile ebbe un cantiere successivo.
Costruita in pianta a croce latina è divisa in tre navate da colonne binate, caratteristica questa che distingue la Cattedrale di Trani da quelle romaniche di tutta la regione, sulla navata centrale si affacciano i matronei attraverso quattordici artistiche trifore.
Tutto l'insieme ispira un senso di maestosità e di grandezza, accentuate dall'arco trionfale che sovrasta l'accesso al transetto ed alle altissime absidi.
La luce e i punti di osservazione
La Cattedrale è un autentico gioiello di architettura, lo stile romanico, la linearità e la sobrietà dei tratti architettonici, fanno di questo "monumento" un esemplare unico nel suo genere.
Per godere al meglio delle varie "prospettive fotografiche", consiglio di scegliere più orari nell'arco del giorno. Per avere una buona prospettiva, chiara ed efficace, per fotografare il lato posteriore suggerisco la luce del mattino, valutando stagione e condizioni meteorologiche.
Per avere dei risultati "ottimi", nel fotografare la facciata, suggerisco il primo pomeriggio, adattando la scelta alla stagione. La prospettiva potrà apparire un po' piatta, in compenso la luminosità sarà ottima.
Se siete dei veri amanti della fotografia, il tramonto visto in prospettiva con la cattedrale, vi entusiasmerà. Per fotografare al meglio questo evento "giornaliero", il mio suggerimento, è quello di andare sul fortino "villa comunale"e attendere il tramonto. Fusioni cromatiche eccezionali colpiranno la Vostra fantasia, l'effetto dorato che si crea in quei momenti particolari, faranno, in ogni caso, forza gioco sul Vostro dito indice che continuerà a scattare "meravigliose" immagini da mostrare al vostro rientro.
Altri consigli su come fotografare al meglio la Cattedrale. Dopo la mezzanotte….., la posizione migliore per fotografare in "notturno" la Cattedrale è il muretto di cinta che porta al Castello Svevo. Trovate la posizione migliore per appoggiare il cavalletto, e scattate. I risultati, saranno sorprendenti
Dall’area della Sacra Regia Udienza, dopo una breve salita, si scoprono dapprima il campanile e poi la mole della Cattedrale.
Le chiese inferiori e le cripte
Attraverso due scalette si scende nella cripta di San Nicola. La cripta trasversale, intitolata a San Nicola Pellegrino, è stata progettata nel XII e ultimata nel 1142. È costituita da 42 crociere sostenute da 28 colonne in marmo greco, sormontate da capitelli realizzati con la stessa pietra. Un tempo l’accesso alla cripta era indipendente, testimoniato da due porte presenti ai lati delle absidi minori. L’estensione della cripta ricalca con molta precisione l’intera area del transetto della chiesa superiore, riproducendone anche l’architettura perimetrale. Dalla cripta di San Nicola si passa a quella di Santa Maria, questa chiesa inferiore, detta anche cripta longitudinale, si estende sotto le navate della chiesa superiore ed è stata costruita sulla stessa area della vecchia chiesa. Formata da tre navate, scandite da 22 colonne sormontate da capitelli di semplice architettura, di cui ben 21 sostituiti durante le varie fasi dei restauri che la chiesa ha subito nel corso degli anni. Le volte sono di tipo a crociera, con un profilo molto ribassato e ricadono sui capitelli e sulle semicolonne incastrate nei muri perimetrali. All’interno della Chiesa Di Santa Maria vi è il sepolcro di Passasepe Lambertini, realizzato all’inizio del XIV secolo, questo si trova in fondo alla navata destra, e raffigura l’Agnus Dei e i due stemmi della Famiglia. Sulla navata sinistra vi sono altri resti di affreschi, realizzati tra il XIV e XV secolo, tra cui una madonna con bambino e un S. Teodoro a cavallo.
Dalla Cripta o chiesa di Santa Maria, si accede all’ipogeo di San Leucio mediante una piccola scala posta sulla navata sinistra. La struttura dell’ipogeo, realizzata in precedenza rispetto alla costruzione romanica, si presenta in forma quadrangolare, circondata da un corridoio qui un tempo erano ospitate le spoglie del santo, giunte a Trani nel VII secolo.
Il pavimento dell’ipogeo è costituito da lastre in pietra, ed è possibile scorgere, in prossimità dell’entrata, una lastra tombale. Sulle pareti sono visibili resti di affreschi conservati in pessime condizioni. Ritornando all'edificio principale, la facciata è interrotta da poche aperture, andando dall’alto verso il basso, una monofora, il grande rosone incastonato in una cornice a rilievo e circondato da sei figure zoomorfe, tre finestre a tutto sesto di cui la centrale più grande ed ornata da due leoni e due elefanti con colonnine. Al livello inferiore vi sono una serie di otto archi ciechi addossati alla parete, quattro per parte al portale, sostenuti da semicolonne con capitello corinzio, doveva essere la struttura portante del portico abbattuto nel settecento per ordine dell’Arcivescovo Davanzati.
La facciata e il portale
La facciata principale è ornata da un bellissimo portale incorniciato da stipiti ed archivolti finemente traforati con intrecci vegetali in cui si alternano scene sacre e profane. L’archivolto esterno molto movimentato nel traforo, poggia su due colonnine sorrette da due belve. Il portale è chiuso da una stupenda porta bronzea a due battenti, opera di Barisano da Trani, databile alla seconda metà del XII secolo. Le 32 formelle comprendono soggetti sacri e profani, non soltanto personaggi biblici. La porta bronzea originale, dopo il restauro, è stata collocata all’interno della chiesa superiore.
Il campanile
Collegato alla Cattedrale da un arco ogivale, il campanile alto circa 59 metri fu iniziato nel XIII secolo e completato nel Trecento, con l’ultima fase sotto l’arcivescovo Iacopo Tura Scottini (1352-1365); ecco spiegata la differenza di stili architettonici tra la base ed i diversi piani. L'arco ed i primi due piani, così come riportato su una incisione del cornicione dello stesso arco sono dovuti alla bravura del tranese Nicolaus Sacerdos. Si presenta ornato nei primi due piani da bifore romaniche appartenenti al XIII secolo. Il terzo ed il quarto piano sono aperti rispettivamente da trifore e quadrifore risalenti al secolo successivo. L’ultimo piano ed esattamente la cella campanaria è ornato da pentafore ed è coronato da una cuspide ottagonale. Lo slancio e la leggerezza dell’insieme sono esaltati dal ritmo delle aperture crescente dal basso verso l’alto. Nel XX secolo e precisamente negli anni 50 il campanile, date le sue precarie condizioni statiche venne smontato e ricostruito fedelmente con lo stesso materiale (sui conci è conservata la numerazione del rimontaggio).
Ritornando al maestoso tempio le facciate laterali gli conferiscono un senso di snellezza dovuto al susseguirsi di archi chiusi impostati su alti pilastri. Guardando la facciata posteriore sobria di elementi decorativi si ha l'impressione che tre canne di uno smisurato organo sorgano dal mare, sono queste le altissime absidi.
Trani attorno alla Cattedrale
Molte sono le chiese da visitare: Trani conserva un importante gruppo di edifici religiosi medievali.
La Cattedrale di Trani, celebrata come “la regina delle cattedrali di Puglia” con una formula tradizionalmente attribuita a François Lenormant, è il simbolo dell’età artistica del “romanico” e del periodo normanno svevo, di più di due secoli, XI – XIII nel quale la città raggiunse il massimo fulgore economico-commerciale ed artistico, imponendosi come porto tra i più importanti dell’Adriatico; lo attestano i rapporti con Genovesi, Pisani, Fiorentini, Veneziani, Amalfitani e Ravellesi e la presenza di una fiorente comunità ebraica. In questo periodo furono edificate le chiese romaniche, oltre alla Cattedrale, di Sant’Andrea, San Giacomo, di Ognissanti, tradizionalmente associata ai Templari, della S. Trinità (San Francesco), Santa Maria di Colonna e Santa Maria di Giano, oltre a numerose altre di cui restano ruderi o solo testimonianze. Naturalmente a quest’età appartiene anche il grandioso Castello. Non a caso in questo periodo, insieme ad altri famosi, opera a Trani alle porte della Cattedrale, lo scultore Barisano da Trani, che operò anche alle Cattedrali di Ravello e di Monreale; alla storia delle maestranze artistiche attive nel territorio appartengono anche Anseramo, Nicola da Trani e Simone Raguseo. Il loro accostamento non documenta, da solo, un rapporto diretto di discepolato con Barisano. A questa età, non a caso, appartengono anche gli Ordinamenta Maris Trani, tradizionalmente datati 1063: un riferimento importante per la storia degli usi marittimi, la cui datazione e trasmissione richiedono di distinguere tradizione cittadina e problemi documentari.
La leggenda attribuisce la sua fondazione a Tirreno, figlio dell’eroe omerico Diomede, ma il nome Turenum compare nella Tabula Peutingeriana, testimonianza itineraria della tradizione geografica romana: questa attestazione non consente di fissare da sola la fondazione della città al I secolo. La documentazione storica di Trani parte, tuttavia solo dal IX sec. nell’età dei Longobardi e poi Bizantini, quando fu elevata a sede vescovile. Nell’età federiciana dato lo sviluppo delle numerose attività locali, allargò considerevolmente la sua cinta muraria; cinta muraria che restò in piedi fino al 1846. Sotto gli Angioini ci fu un periodo di crisi, da cui si risollevò nel XV secolo sotto gli Aragonesi con grande espansione commerciale, di quest’età sono testimonianza il palazzo Caccetta, il palazzo Palagano, oggi Lambert, il palazzo Vischi, il monastero di Santa Chiara. Dopo il dominio veneziano (1496-1530) che vide sorgere le chiese di Sant’Agostino e San Rocco, Trani passò sotto il dominio spagnolo nel quale fu il centro più importante, giudiziario ed amministrativo della Terra di Bari, tanto da divenirne capoluogo. In tal modo giunse al culmine la fortuna di Trani nella quale vennero a convergere i centri direzionali, giuridici, culturali ed intellettuali della Puglia a cui non fu estranea la presenza dell’Arcivescovado e della Sacra Regia Udienza Provinciale. A tale assunta importanza naturalmente seguì una grande espansione edilizia, che doveva fornire sedi adeguate ai principali esponenti del potere amministrativo, giudiziario, politico ed economico, ed ecco il fiorire di prestigiosi palazzi quali Palazzo Torres (ora sede del tribunale), Beltrani, Lopez, Bianchi, Ventricelli, Covelli, Antonacci, Quercia e Chiese come Santa Teresa, San Domenico e San Lorenzo. Comunque l’avvenimento cruciale anche per le sorti future di Trani fu la completa devastazione che subì nell’aprile 1799, quando, dopo alterne vicende nelle quali il popolino aveva preferito il regime borbonico, massacrando l’elite liberale che lottava per gli ideali della rivoluzione, la città fu punita duramente e messa a ferro e fuoco. Conseguentemente perse ogni supremazia fino ad allora conquistata e fu declassata da Murat e Bonaparte in favore della città di Bari. Mantenne sempre alta, comunque, la tradizione culturale, da ricordare V. Vecchi che pubblicò la prima rivista letteraria e storica della Puglia e quella giudiziaria, poiché nel 1817 fu sede della Gran Corte Civile con giurisdizione su terra d’Otranto e Bari, e nel 1861 fu Corte d’Appello delle Puglie, oltre che per i territori suddetti, anche per la Capitanata. Tuttavia questo ultimo ruolo fu perso nel fascismo quando Trani venne privata anche di quest’ultima importante competenza giudiziaria. La struttura urbanistica di Trani si divide in tre parti: La zona antica, le cui mura furono abbattute nel 1846, è delimitata dal porto, via M. Pagano e Via Alvarez: essa è la parte più suggestiva, rimasta integra nel suo valore storico ed artistico, per la buona conservazione dei palazzi e delle strutture non deturpate esteticamente da sconci e brutture modernistiche. Poi vi è la parte ottocentesca dotata di vie spaziose e rettilinee, e di palazzi decorosi e signorili, situata ad oriente e mezzogiorno del borgo antico. Infine la terza parte, costituita dall’espansione edilizia novecentesca, che ha praticamente congiunto il centro di Trani, con quella che era la zona residenziale-giardino verso la penisola di Colonna, e con le linee direttrici verso Corato ed Andria, si compone di quelle strutture edilizie moderne e, a volte, funzionali, che sono tipiche di tutto il nostro Paese. È evidente, per quanto detto, che Trani è riuscita a conservare le bellezze naturali: porto, villa sul mare, penisola di Colonna, inserendo in esse un prodotto architettonico di alto livello storico ed artistico, che si è mantenuto integro fino ai nostri giorni.
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La Cattedrale e la luce del mare
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