Luogo da scoprire · Centro storico e Giudecca
Museo sinagoga Sant’Anna, già Scola Grande
L’antica Scola Grande del 1247 riunisce architettura sinagogale, trasformazioni cristiane e lapidi ebraiche nel percorso del Museo sinagoga Sant’Anna in via Giudea.
- Periodo storico
- XIII Secolo
- Dove
- Via Giudea
Scheda pratica
- Orari
- 9.30–13.30 e 16–19, chiuso il lunedì (confermare al 0883 582470)
- Biglietto
- Intero 4 €
- Come arrivare
- Via La Giudea, nel quartiere ebraico, 5 minuti dalla Cattedrale
- Ultima verifica
- ottobre 2026
Orari, tariffe e regole cambiano: i dati vengono da fonti pubbliche e vanno confermati prima della visita.
In via Giudea, Sant’Anna conserva la storia di una sinagoga medievale divenuta chiesa e poi sede di un’esposizione dedicata alla comunità ebraica di Trani. È la Scola Grande, una delle quattro sinagoghe cittadine ricordate dalle fonti, oggi nota come Museo sinagoga Sant’Anna e legata al patrimonio del Museo diocesano.
L’iscrizione e la cupola
Un’epigrafe ebraica assegna la costruzione all’anno 5007 del calendario ebraico, corrispondente al 1246-1247; il museo adotta comunemente la data 1247. L’iscrizione riguarda la fondazione della sinagoga, non quella della successiva chiesa cristiana.
Il corpo rettangolare è sormontato da un tamburo ottagonale e da una cupola. All’interno, quattro arconi sostengono lo spazio centrale e ne organizzano la luce. La compattezza della struttura si distingue dall’aula allungata della vicina Scolanova: il confronto aiuta a riconoscere due differenti modi di costruire uno spazio sinagogale nel medesimo quartiere.
Sopra l’ingresso laterale orientale si conserva un piccolo timpano cuspidato, interpretato come possibile coronamento dell’Aron ha-qodesh, l’arca dei rotoli della Torah. Si tratta di un’ipotesi di reimpiego, utile per osservare il frammento senza confondere la posizione attuale con quella originaria.
La fase cristiana
La trasformazione in chiesa avvenne sotto gli Angioini, alla fine del XIII secolo. L’edificio fu dedicato ai santi Quirico e Giovita e in seguito a Sant’Anna. All’aula sinagogale furono aggiunti un’abside e altri ambienti; gli ingressi e l’organizzazione interna cambiarono.
La chiesa conservò dipinti con scene dell’Antico Testamento e conobbe numerosi interventi. Fra le fasi ricordate tra il 1841 e il 1978 vanno distinti gli abbellimenti ottocenteschi dai successivi lavori di recupero: gli stucchi aggiunti nel 1841 e nel 1888 appartenevano alla storia cristiana dell’edificio, mentre i restauri più recenti ne hanno reso leggibili le preesistenze.
Le lapidi e la cripta
Nella cripta sono state raccolte testimonianze funerarie provenienti dai cimiteri ebraici cittadini, databili fra XIII e XV secolo. Le iscrizioni restituiscono nomi individuali: Rabbi Adonyah ben Baruch, Rabbi Tanhum ben Mosè da Beaucaire, Ricca di Hayym, Astruga di Mastro Astruc e Bonafiglia, compagna di Giuda de Bonomo.
La collocazione museale non coincide con quella originaria delle sepolture. La cripta fu infatti realizzata nel Settecento per la confraternita cristiana di Sant’Anna; le lapidi ebraiche vi sono presentate come testimonianze della comunità, non come prova di un cimitero medievale sotto la sinagoga.
La casa del rabbino e il quartiere
Nelle vicinanze sorgeva Casa Ciardi, tradizionalmente chiamata casa del rabbino. Dopo la perdita dell’edificio, la sua bifora fu ricomposta nell’atrio di Palazzo Vischi. È una prosecuzione utile per seguire le tracce della Giudecca oltre gli edifici rimasti sul posto. Per la visita al museo si può consultare la presentazione della Fondazione S.E.C.A., senza affidarsi alle vecchie indicazioni di chiusura.
Orientarsi
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