Itinerario · Trani e il mare

La bella vita a Trani: porto, vino e passeggio

Dal corso Vittorio Emanuele II alla Cattedrale, una passeggiata fra palazzi, piazze del porto, memoria teatrale e cultura del vino

Cartolina d'epoca di viale di Trani

Una passeggiata fra corso e porto

Questa proposta è un omaggio all'arte del convivio, alla cultura dell'accoglienza e del buon vivere. Trani, ieri come oggi "città slow", con un'antica tradizione legata al vino d'origine pugliese, che nelle vecchie osterie (i cosiddetti "trani") si poteva acquistare e degustare "sfuso". Nella "Perla dell'adriatico" la cultura del vino ha nel Moscato Reale il suo simbolo d'eccellenza e testimonia la qualità della vita in un contenitore culturale dove l'uomo è ancora protagonista della gioia di un lento e quieto vivere. Il ricordo degli anni Sessanta, quelli della “Dolce Vita tranese”, accompagna ancora la passeggiata. Beach club, locali serali, american bar e ristoranti appartengono a stagioni diverse dell’ospitalità cittadina: per una sosta conviene scegliere in base alle aperture e ai servizi effettivamente disponibili. Nel bagaglio di ricordi da portare a casa ci saranno lo stile, gli odori e i sapori di questa terra, vere e proprie esperienze di viaggio da raccontare.

1. Il corso Vittorio Emanuele II

Il percorso parte da Piazza Libertà, alla confluenza di Via Mario Pagano (l'antica carraia per Barletta) e Via Ognissanti (già Strada del Leone), e prosegue girando due volte a destra per Via Giovanni Bovio fino a Via Baldassarre, in cui a sinistra ci si immette su corso Vittorio Emanuele II (per i tranesi "il" Corso). È la Trani ottocentesca, il cui sviluppo urbanistico si estese lungo le naturali direttrici della viabilità cittadina (corso Vittorio Emanuele II, Via Cavour, Via Imbriani), dopo l'abbattimento delle mura federiciane, avvenuto in fasi ottocentesche che non vanno ridotte a un’unica data: il periodo 1840–1846 qui richiamato non esaurisce la storia delle demolizioni. Ed è in queste strade che troviamo alcuni mirabili esempi di architettura di quel tempo: il Palazzo Discanno che si fronteggia con il Palazzo Pugliese, sul Corso; Palazzo Barbera a poca distanza da questi su Via Badoglio; Palazzo Fabiano su Via Cavour a poca distanza dalla Villa Comunale; Palazzo Campione e Palazzo Maioni, lungo Via Imbriani, a pochi passi dalla stazione. La passeggiata intrapresa prosegue proprio fino all'incrocio con Via Imbriani, lungo il viale alberato che rappresenta il percorso shopping per definizione e vi conduce attraverso le più belle e rinomate boutique tranesi.

2. Piazza della Repubblica

Arrivati a Corso Imbriani si gira due volte a sinistra e, per via S. Gervasio, si giunge a Piazza della Repubblica, ove è situato il prestigioso Chiosco ottocentesco. La centralissima e verdeggiante Piazza della Repubblica è disposta in asse con la stazione (che dista meno di cinque minuti a piedi) e Piazza Plebiscito dalla parte opposta, più o meno alla stessa distanza. Sorge dove anticamente era la Porta Bisceglie, infatti è detta dai tranesi "Piazza Bisceglie", e al centro ospita un busto dedicato al figlio più illustre della città: Giovanni Bovio. Da Piazza della Repubblica si procede lungo Via Cavour ammirando i palazzi settecenteschi e in fondo alla via, a sinistra, avendo a destra la storica sede dell’AMET (azienda municipalizzata che produceva energia elettrica per la città), si giunge direttamente sul porto, con la stupefacente sorpresa della vista dall'alto dell'intera insenatura. Da qui l'occhio spazia sugli alberi maestri delle imbarcazioni da diporto disposte in file ordinate nei pontili e, dietro ad essi, la dominatrice del porto, la magnifica Cattedrale.

3. Piazza Quercia

Fra i ricordi del diporto e dell’ospitalità tranese ricorrono questi nomi, che non sono indicazioni di presenze abituali o di ormeggi attuali. Da Lucio Dalla a Massimo D'Alema, dal magnate tedesco degli utensili in ferro, il mitico Wurth, allo sceicco dell'Oman, fino alla straordinaria "Antonisa", ricordata per i suoi 38 metri e 40 cm come una delle imbarcazioni più ammirate del porto del "signor" Divani& Divani, Pasquale Natuzzi. Darsena comunale e Lega Navale Italiana contribuiscono alla vita del porto. Le cifre storicamente citate di circa 600 posti barca e di 120 punti vendita per l’azienda Benetton non descrivono dotazioni o dimensioni attuali. A Luciano Benetton è attribuito il seguente elogio di Trani, di cui non è stata identificata l’intervista originaria: "Trani più bella della mia Treviso!" "Il motivo? Per prima cosa il calore dei tranesi, poi il meraviglioso mare, l'ottima cucina e, senza dubbio, le straordinarie bellezze monumentali e paesaggistiche della città: il centro storico, la cattedrale, il porto, il castello, " Da questo punto in poi è tutto un brulicare di bar, ristoranti, american bar, locali che sembrano quasi "vetrine animate" per gente glamour, per concedersi un frizzante happy hour o un aperitivo lounge al calar del sole in un luogo in cui ogni angolo è una cartolina da fotografare e condividere con parenti e amici. La sosta può accompagnare l’osservazione del porto, senza presumere aperture continue o identiche condizioni di accesso ai locali. A pochi metri dal mare, Piazza Quercia, bianca e luminosa, è un punto di osservazione privilegiato, accoglienti bistrot di gran classe. Sulla Piazza si affaccia il maestoso Palazzo Antonacci Telesio, legato alla famiglia Antonacci e successivamente ai Telesio. Lo stemma all’ingresso reca la data 1761: la sola iscrizione non permette però di datare tutte le fasi dell’edificio. Il palazzo si sviluppa su più livelli: partendo dalle freschissime grotte, il meraviglioso androne, il primo piano o "piano nobile", il secondo piano successivamente destinato all’ospitalità alberghiera e la terrazza. Prima della ristrutturazione per la realizzazione dell'albergo il secondo piano non era mai stato abitato, avendo la sola funzione di camera d'aria per garantire il fresco d'estate e il caldo d'inverno al piano sottostante. Il palazzo è legato anche alla raccolta di carrozze Telesio. La Direzione regionale Musei Puglia ricorda che il museo privato fu aperto dal 1956 al 1992 e che, dopo la chiusura, la raccolta fu conservata qui in deposito; nel 2023 ha annunciato il progetto di una galleria a Copertino. Non va dunque promessa la visita di un museo attualmente aperto nel palazzo.

4. Piazza Teatro e via Zanardelli

Proseguendo la passeggiata sul porto, questa volta dando le spalle al mare e apprezzando la vitalità della terra ferma, si giunge a Piazza Teatro anticamente sede del Teatro Comunale danneggiato durante la seconda guerra mondiale e demolito nel 1958. Il richiamo al 1943 non va confuso con la data dell’abbattimento. Dalla punta di Piazza Teatro ci si immette a destra su Via Zanardelli, strada simbolo della città e della tranesità, piccolo scrigno e punto di riferimento per il passeggio di turisti e di residenti. Sembra strano pensare che fino a un paio di secoli fa, con la centralità del porto rispetto ai confini cittadini, questa piccola viuzza, per la sua posizione centrale e la sua importanza, nonché per le dimensioni evidentemente diverse da quelle odierne, era chiamata "Via Larga".

5. La banchina del porto

Scendendo per Via Zanardelli si ritorna sul porto percorrendo Via Statuti Marittimi con i suoi caratteristici porticati in cui oggi sono ospitati splendidi locali di tendenza fino all'antico fondaco dei Longobardi (antico passaggio diretto dal porto alla piazza del mercato del pesce, la Piazza Longobardi), già sede del Consorzio di Valorizzazione del Moscato di Trani. Il rapporto di Trani con il cinema si riconosce nelle riprese che hanno utilizzato questi luoghi; non implica che i film siano stati girati integralmente in città o che vi si incontrino abitualmente i protagonisti. Dagli anni settanta, quando Trani era il riferimento per i film di Mariano Laurenti sul genere commedia sexy all'italiana, al 1990 con i film di Salvatores e soprattutto di Lina Wertmuller (Sabato, Domenica e Lunedì) che ha visto girare attori del calibro di Sophia Loren; fino al 2007 quando è tornata ad essere set per la lavorazione del film "Bastardi" con Franco Nero, Barbara Bouchet, Don Johnson, Giancarlo Giannini, Eva Henger, solo per citarne alcuni. Il percorso prosegue per Piazza Trieste, salendo su per la piazzetta triangolare della Sacra Regia Udienza sede del magnificente Palazzo Valenzano. Dal 1790 al 1799, il Palazzo è stato sede della Sacra Regia Udienza e ospita la sede di Trani dell’Archivio di Stato di Barletta-Andria-Trani. Sempre sulla stessa piazza è possibile affacciarsi su Porta Vassalla, antico passaggio tra le mura longobarde che conduce al molo di Santa Lucia chiamato anche "La Terra Rass" (La Terra Rossa), in quanto fino a qualche decennio fa su quel molo le navi attraccavano per far carico di bauxite estratta dalle cave presenti sulla Murgia. Salendo sulla sinistra si entra in Piazza Dogali per poi girare a destra in vico San Nicola e sbucare alle spalle della Cattedrale, con una vista che rappresenta la più degna conclusione del nostro itinerario.

Il Moscato di Trani

È un vino dolce molto conosciuto indicato per accompagnare i dolci tipici della regione, soprattutto la pasticceria secca di mandorle, o da bere insieme a delle macedonie di frutta. Si ottiene da uve, lasciate maturare fino quasi all'appassimento, provenienti dal vitigno Moscato bianco (più noto come Moscato Reale o Moscato di Trani) in una percentuale che non può essere inferiore all'85%. Se ne producono due tipi: il "dolce" e il "liquoroso". Il primo ha colore giallo dorato, profumo intenso e sapore dolce e vellutato. Il disciplinare distingue titolo alcolometrico totale ed effettivo: per il dolce prevede almeno 12,5% vol totale, con almeno 2% vol da svolgere; per il liquoroso almeno 18% vol totale e 16% vol effettivo, con almeno 2% vol da svolgere. Non sono quindi due semplici gradazioni equivalenti. L’immissione al consumo è prevista dal 1° marzo successivo alla vendemmia per il dolce e dal 1° novembre per il liquoroso, non da una generica regola di un anno d’invecchiamento. Ambedue vengono serviti in un bicchiere da dessert alla temperatura di 10/12 gradi.

I “trani”, le osterie del popolo

Erano gli anni Sessanta quando Giorgio Gaber cantava "Trani a gogò", raccontando l'atmosfera delle osterie economiche e modeste che vendevano vino sfuso alla periferia di Milano. Un'abitudine cominciata all'inizio del Novecento, quando le botteghe che proponevano assaggi al bicchiere a poco prezzo iniziarono a esporre le insegne con le scritte "Trani e Barletta", o soltanto "Trani" per indicare la provenienza dei vini sfusi, che arrivavano appunto da quelle cittadine del Sud Italia. Sembrerebbero essere proprio queste osterie il precedente più prossimo dei moderni wine bar, insieme ad un antenato ancora più illustre: il "bàcaro" veneziano. In queste taverne, spesso vecchie di oltre quattro secoli, si servono ancora oggi i “cicheti”, piccoli assaggi di cucina, dal baccalà ai crostini, spesso accompagnati da un calice di vino locale. Luoghi di ritrovo popolare, ma anche rivendite al dettaglio delle bottiglie, i "trani" e i "bàcari" sono stati affiancati negli anni Settanta e Ottanta dalle enoteche, fiorite in gran numero soprattutto nelle grandi città e nei pressi delle zone di produzione più importanti dei vini italiani, come la Toscana e il Friuli. Semplici bottiglierie, che col tempo sono diventate boutique sempre più raffinate in cui trovare etichette di qualità e vini rari.

Il Teatro comunale

Costruito nel 1792, il Teatro di Trani nacque per dare alla città (all'epoca capoluogo di Provincia del Regno di Napoli, abituata alla fruizione degli spettacoli teatrali) un grande teatro: fino al 1855 fu l'unico teatro stabile della Terra di Bari. Dedicato inizialmente a "San Ferdinando", il suo nome fu cambiato nel 1860 in quello di "Teatro Comunale". Ricostruito nel 1801 dopo un incendio accolse tutti i "grandi" dell'epoca: da re Ferdinando II di Borbone a Giuseppe Bonaparte, a Gioacchino Murat. Non solo: qui furono messe in scena le più grandi opere di prosa e lirica dell'epoca, da Goldoni a Molière passando per Paisiello, Donizetti e Verdi. Le cronache dell'epoca raccontano che alcuni di questi artisti arrivarono appositamente a Trani per mettere in scena le loro opere. Molto presto il "Comunale" di Trani acquisì una grande fama: con la sua capienza di circa 500 posti nella platea, circondata da tre file di 15 palchi per piano, acquisì notevole importanza locale; il primato di secondo teatro dopo il San Carlo di Napoli resta da dimostrare. Dopo i danni bellici richiamati al 1943, il teatro fu demolito nel 1958. La promessa di una “immediata ricostruzione” non ebbe seguito. Del ricco addobbo interno, fu salvato dalla demolizione il bellissimo Sipario che raffigura la "Promulgazione degli Statuti Marittimi", opera del pittore Biagio Molinaro che lo realizzò nel 1863, in occasione dell'ottavo centenario dello storico evento. La tela del Molinaro per le sue eccezionali misure (metri 6,20 x 9,20), è una testimonianza monumentale della pittura teatrale. È documentata la sua conservazione nell’aula magna della scuola elementare “E. De Amicis”, senza che ciò equivalga a un ordinario accesso museale o dimostri un primato dimensionale assoluto. Dal 2007, dove sorgeva il "Comunale", si gode di una delle più belle piazze di Trani, che del "Teatro" porta solo il nome.

Orientarsi

Le tappe del percorso

Le linee uniscono le tappe in modo schematico: il tragitto effettivo dipende dalle strade e dagli accessi scelti.

  1. 1 Corso Vittorio Emanuele II La via del passeggio
  2. 2 Piazza della Repubblica Fra il corso e il porto
  3. 3 Porto e piazza Quercia Via Statuti Marittimi
  4. 4 Piazza Teatro e via Zanardelli Il teatro comunale scomparso
  5. 5 Banchina del porto Il fronte delle case sul porto

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