Documento e ricerca · Ottocento e Novecento
Antonio Bassi fra gli ostaggi: il contributo di Franco Di Pinto
Le opere dello scultore e le testimonianze sulla sua mediazione accanto agli ostaggi del 18 settembre 1943, nel contributo di Franco Di Pinto.
Secondo la data indicata in questo contributo, nel 2003 fu installata in piazza della Repubblica, nello stesso punto dove avvenne il tragico episodio del 18 settembre 1943 che poteva trasformarsi in una carneficina, una lapide recante i nomi dei 54 ostaggi (un’altra ricostruzione locale indica il 2005: la data della posa resta da riscontrare) così come erano stati riportati dal cancelliere arcivescovile mons. Altobello sulla lapide da lui fatta affiggere sulla facciata del Santuario dell'Apparizione in via Andria e benedetta dallo stesso mons. Petronelli nel primo anniversario dell'evento il 18 settembre '44. Leggendo quei 54 nomi (e non 50 come è stato sempre scritto) si scopre che tra gli ostaggi c'era lo stesso segretario del Fascio dell'epoca, lo scultore Antonio Bassi, che fu trascinato in piazza per subirne la stessa sorte. In quel tristissimo frangente il suo intervento presso il comandante tedesco fu, nella ricostruzione dell’autore, decisivo per la conoscenza del tedesco che gli permetteva di colloquiare con il comandante; le testimonianze non consentono però di dimostrare che fosse l’unico presente a comprenderlo.
Lo scultore e le sue opere
Infatti, dal volume del prof. Di Palo "La cultura del '900 a Trani", leggiamo che Antonio Bassi fu scultore, nato a Trani nel 1889 (quindi quel 18 settembre aveva 54 anni) e morto nel 1965. "Scultore di impianto classico – prosegue il Di Palo nel suo testo- studiò a Roma e a Vienna, raggiungendo una discreta fama nella regione". Basti ricordare le sculture che egli ha lasciato a Trani: il Monumento ai Caduti nella Villa Comunale e nel Cimitero; la statua dell'Immacolata in piazza Libertà; la lapide ad Antonio Piccinni, e (ironia della sorte) anche quei medaglioni posti ai quattro angoli delle due fontane che si trovano proprio in quel punto in piazza della Repubblica attorno al monumento a Bovio.
Avendo studiato a Vienna, Bassi conosceva il tedesco e poteva farsi comprendere dal comandante. La provenienza da Salisburgo e la religione cattolica attribuite all’ufficiale nei racconti locali restano indicazioni non documentate, da non assumere come dati biografici accertati di Friedrich Kurtz. Non solo, ma tutti sanno benissimo che all'epoca tra il Podestà ed il Segretario del Fascio c'era sempre stretta collaborazione, ed a Trani lo si vide anche quella mattina quando entrambi si batterono strenuamente per salvare la vita dei loro concittadini.
La permanenza accanto agli ostaggi
Ma c’è di più: Antonio Bassi non chiese alcun privilegio per sé, pur essendo segretario del fascio e pur potendo parlare in tedesco col comandante, per cui avrebbe anche potuto "accattivarselo" per salvarsi, ma non pensò mai minimamente di farlo. Con il podestà Pappolla rimase sino alla fine in quella piazza sino a quando non fu lasciato andar via l'ultimo degli ostaggi (mons. Petronelli era andato via dopo aver benedetto tutti e portando con sé il primicerio mons. Maggi che figura primo tra gli ostaggi) e dopo essersi accomiatati con una stretta di mano col comandante tedesco.
In quella occasione, soprattutto il Bassi, dimostrò di non essere affatto uomo di parte o di Partito, perché si preoccupò della salvezza di tutti gli ostaggi dimostrandosi primo nel dovere e nel sacrificio. Giustamente scrisse Raffaello Piracci: "Inchiniamoci riverenti alla memoria di Giuseppe Pappolla, Francesco Petronelli, Raffaele Perrone, Antonio Bassi". Ai loro nomi dobbiamo aggiungere anche quello di Isabella Terrafino in Quatera che insieme ad altre donne non esitò un attimo a recarsi in Arcivescovado per richiedere l'intervento dell'Arcivescovo. Senza dire che l'ultima parola spettò a quel comandante tedesco Friedrich Kurtz che Trani finalmente ha riportato sulla lapide di Piazza Repubblica con spirito di riconoscente gratitudine, giacchè senza il suo consenso quella giornata avrebbe avuto un tragico epilogo.