Documento e ricerca · Ottocento e Novecento
Il 18 settembre 1943 a Trani: fatti e testimonianze
Francesco Morra confronta memoria cittadina, testimonianze e interpretazioni della mancata rappresaglia, nel contesto delle riprese documentarie del 2012.
Testo di Francesco Morra legato alle riprese documentarie del marzo 2012. I riferimenti all’attualità e alle ricerche in corso appartengono a quel contesto. I dialoghi iniziali sono una ricostruzione narrativa, non verbali stenografici; le ipotesi sui pensieri e sulle motivazioni del comandante sono interpretazioni dell’autore.
Quando i cittadini di Trani quella mattina del 18 settembre 1943 sentirono in lontananza i rumori dei camion tedeschi avvicinarsi da Barletta capirono subito che quella sarebbe stata una giornata drammatica. Venivano i tedeschi armati di tutto punto, con i mitra spianati a rastrellare la gente per effettuare una rappresaglia: 50 ostaggi dovevano essere catturati e 54 ne presero di tranesi ignari e innocenti; li ammassarono lì, a Piazza Vittorio Emanuele; di fronte a loro un plotone di esecuzione. Una donna, terrorizzata, andò dall'Arcivescovo di Trani, Monsignor Francesco Petronelli: «Venga monsignore, venga, i tedeschi vogliono fucilare i cittadini» gridò implorando. Preoccupato Monsignor Petronelli arrivò in Piazza Vittorio Emanuele; con lui il Podestà di Trani, Giuseppe Pappolla. I 54 cittadini di Trani tremanti sotto le armi spianate dei tedeschi videro il podestà e l'arcivescovo confabulare con il comandante del plotone, un tenente dei paracadutisti della 1ª Divisione.
Avrebbe il tenente dato l'ordine di sparare, uccidendo così 50 persone innocenti? Avrebbe il tenente compiuto un eccidio ancora più efferato di quello che le stesse truppe tedesche avevano effettuato a Barletta solo 6 giorni prima, il 12 settembre 1943 quando 11 vigili urbani e 2 netturbini furono trucidati dai colpi di mitra? Sotto il sole di Trani, uno sconosciuto tenente, un arcivescovo, un podestà e 54 cittadini tranesi sotto tiro delle mitragliatrici. È questo il momento più drammatico di quel 18 settembre 1943 a Trani.
La rappresaglia minacciata
Ma perché i tedeschi volevano fucilare 50 ostaggi? Era una rappresaglia: due giorni prima, il 16 settembre, un camion carico di militari tedeschi aveva fatto una puntata esplorativa verso Trani lasciando la linea di difesa stabilita a Barletta; arrivati nei pressi del cimitero di Trani si scontrarono con una pattuglia Alleata, giunta anch'essa in avanscoperta dalla direzione opposta, da Bari; la pattuglia Alleata, affiancata da alcuni bersaglieri italiani del LI Battaglione, aveva teso un'imboscata ai tedeschi; 5 militari tedeschi persero la vita. Appena il comando tedesco di Barletta seppe delle vittime decise di vendicarsi; il 18 settembre fu la data stabilita per la rappresaglia: e ora 54 tranesi erano lì, pronti come agnelli sacrificali.
«È colpa anche dei cittadini di Trani se 5 tedeschi sono morti - sosteneva il tenente. Perciò i tranesi devono avere una lezione e devono morire». «Ma no, ma no signor Tenente, ma li guardi i nostri concittadini, li guardi i nostri ragazzi, cosa c'entrano loro» implorarono l'arcivescovo e il podestà. «Sono innocenti, sono innocenti» gridarono. Il tenente sembrava irremovibile: allora l'arcivescovo e il podestà si posero davanti al plotone e dissero che si sarebbero fatti fucilare insieme agli ostaggi. Il tenente rimase turbato, rifletté, pensò: la tensione nell'aria si tagliava a fette; un solo cenno e i 54 ostaggi sarebbero caduti uno dopo l'altro sotto i colpi dei mitra. Poi alla fine il tenente fece le sue valutazioni: forse pensò la stessa cosa che scrisse Heino Niehaus nel suo diario: «eravamo seduti su di un nido di vespe». Alla fine il tenente diede l’ordine di non sparare e se ne andò con le sue truppe. Ai 54 ostaggi tutta la vita passò davanti in quei secondi. Il testo indica il 18 ottobre per la visita di Vittorio Emanuele III e la consegna della Medaglia d’argento al valor militare a Petronelli e Pappolla. Altre ricostruzioni riportano il 7 ottobre e una didascalia fotografica il 5: la data della cerimonia resta da riscontrare, distinguendola da quella del conferimento.
La memoria e la ricerca dell’ufficiale
La memoria dei fatti di Trani 1943 sarebbe rimasta sempre vividissima in città. Ma se gli eroi erano stati monsignor Petronelli e il podestà Pappolla, per un gioco della memoria, cominciò a nascere, nei tranesi, il "mito del tedesco buono". «Chi era quel tenente biondo e di gentile aspetto?» era la voce che Nicola Pastina, notabile di Trani, aveva raccolto per la città. Lo stesso Pastina scriveva: «l'episodio di Trani fu un episodio di bontà e umana gentilezza […] bisognerebbe segnalare a tutto il mondo civile la bontà e l'umanità di quell'ufficiale tedesco di cui non sapremo mai il nome». Nasceva così la leggenda del tedesco buono, biondo e gentile; la leggenda metropolitana ne avrebbe trovato addirittura il nome, Willy Wagner e il suo gesto così gentile sarebbe stato punito dai superiori poiché tornato a Barletta sarebbe stato fucilato e lì sepolto. La leggenda era stata costruita, e ora viveva di vita propria. Già, leggenda: perché un Willy Wagner era si sepolto a Barletta, ma era morto nei giorni precedenti, e non poteva certamente essere lui il tenente comandante del plotone.
Ma allora chi era il tenente buono? Trovare il nome del Tenente sembrava impresa impossibile... Sennonché, a partire dal 2003 un'associazione di Trani, Obiettivo Trani, con Francesco Pagano e Saverio Cortellino decise di iniziare le ricerche per dare un nome al tenente. Alla fine dopo svariati tentativi, fu possibile trovare il diario di un soldato tedesco presente a Trani quel giorno, proprio Heino Niehaus; Heino Niehaus era ancora in vita: in una lettera Heino Niehaus comunicava il nome del Tenente comandante il plotone di Trani: Friedrich Kurtz. Nel 2005 l'associazione invitò Heino Niehaus a recarsi a Trani per un incontro con la cittadinanza. Quando il sindaco di Trani, Giuseppe Tarantini, seppe della storia, ne approfittò per darle il massimo della risonanza; c'era tutta la stampa e tutte le Tv di Puglia a riprendere quell'incontro: il mito del tedesco buono veniva esaltato sino a rifulgere in una targa apposta in Piazza Vittorio Emanuele: una targa con i nomi dei 54 ostaggi e con dedica anche al tenente Friedrich Kurtz: caso forse più unico che raro in Italia. La vicenda avrebbe generato un dibattito di carattere giornalistico sulla stampa alla quale avrebbero partecipato Marcello Veneziani su Libero e i Prof. Vito Antonio Leuzzi e Luigi Di Cuonzo su La Gazzetta del Mezzogiorno.
Considerazioni e analisi sulla mancata rappresaglia
Diamo innanzitutto un grande merito all'associazione Obiettivo Trani; non sono storici professionisti, ma con grande passione e grande impegno sono riusciti nell'eccezionale impresa di ritrovare, dopo oltre 60 anni il nome di quel Tenente. L'impresa non era per nulla facile. Ma alla fine chi era veramente Friedrich Kurtz? Cosa sappiamo di lui? Cosa fece dopo Trani? E perché liberò gli ostaggi? Fu davvero un tedesco buono? Queste domande, di carattere storiografico, sino ad oggi non hanno trovato effettiva risposta e c'è da chiedersi se gli autori del documentario avranno l'interesse a dare una risposta anche a queste domande. Perché in questo momento, anche in Germania, dopo anni in cui ci si è fatti carico della propria colpa storica è in atto la tendenza a cercare storie sul mito del tedesco buono (si veda ad esempio il recente film TV sulla nave Laconia dove viene esaltato il ruolo dei sommergibilisti tedeschi che dopo aver silurato la nave trassero in salvo i naufraghi).
E allora, chi era veramente Kurtz e perché salvò gli ostaggi? Mettiamo insieme alcuni punti. Di certo passa del tempo fra la raccolta degli ostaggi e la possibile esecuzione; questo significa che forse lo stesso Kurtz nel momento in cui si accingeva a eseguire quell'ordine poteva avere qualche remora; in fondo erano passate più di 24 ore dall'imboscata del 16 settembre, che in realtà era un'azione militare da parte degli Alleati. Di grandissima importanza l'intervento dell'Arcivescovo e del Podestà che giurano sull'innocenza dei loro concittadini sino a voler sacrificare la propria vita. Kurtz si rende conto che sta rischiando di fare una rappresaglia ad una popolazione civile innocente: lo scontro del cimitero non era stato un "attentato" ma un regolare scontro bellico con i belligeranti Alleati. Cosa c'entravano i tranesi? Dove si poneva un ipotetico diritto di rappresaglia? Ma c'è un aspetto che sino ad ora è stato poco considerato e che invece io voglio porre all'attenzione del lettore e degli storici: la situazione militare in Puglia al 18 settembre: Trani si trova a metà strada, "libera" tra la linea difensiva tedesca di Barletta (velo difensivo) e la zona della direttrice di attacco da parte delle truppe Alleate. Trani non era sotto il pieno controllo tedesco al 18 settembre. Le truppe Alleate, l'VIII Armata Britannica, erano lì a pochi Km da Trani. Per questo Niehaus dice "ci cacciavamo sempre più in un vespaio. La popolazione sapeva che gli inglesi sarebbero arrivati dopo alcuni giorni nella città". Ore piuttosto. I tedeschi non avrebbero avuto la possibilità di coprire, di tenere nascosto all'opinione pubblica mondiale un eventuale eccidio di 50 persone a Trani per di più con un arcivescovo tra le vittime.
La 2ª Guerra Mondiale è anche una guerra di propaganda, una guerra psicologica. Se l'eccidio fosse stato perpetrato, gli Alleati sarebbero giunti subito, avrebbero scattato foto, sarebbe scattata immediatamente una campagna propagandistica antitedesca maggiore di quella già in atto. Si sarebbe trattato di un crimine di guerra che non sarebbe avvenuto nel silenzio, come gli eccidi di Murgetta Rossi, di Cerignola, ma avrebbe avuto un impatto mediatico di proporzioni enormi. E al 18 settembre, almeno ancora in quel momento, in una situazione ancora fluida, i tedeschi non se lo potevano permettere. Una rappresaglia priva di qualsiasi appiglio di diritto internazionale con gli Alleati a pochi Km. Si sarebbe trattato di un crimine di guerra a cielo aperto. Credo che tra tante valutazioni Kurtz abbia fatto anche queste. Comunque sia andata, alla fine, per fortuna degli ostaggi tranesi, Kurtz diede ordine di non sparare e gli sia dunque dato di ciò merito. Ma gli eroi furono anche e soprattutto l'Arcivescovo Francesco Petronelli e il Podestà Giuseppe Pappolla che coraggiosamente offrirono il loro corpo. Loro furono eroi.
«[…] impartiva ai morituri la sua benedizione e si poneva dinanzi ad essi per condividerne la sorte. Con tale eroico esempio di carità cristiana si imponeva al comandante nemico, che desisteva dal suo barbaro proposito». Dalla motivazione alla medaglia d'argento al Valor Militare sul campo all'Arcivescovo Francesco Petronelli.
Il documentario del 2012
A marzo 2012 una troupe tedesca della Gropperfilm è a Trani per realizzare un film documentario sulla vicenda, intervistando ancora gli anziani di Trani alla presenza anche di un paracadutista tedesco presente a Trani nel 1943: Heino Niehaus. L'idea è venuta all'associazione Obiettivo Trani e a Gabriele Pace e Concetta Fabiano. Un documentario storico per ripercorrere quei tragici momenti con la collaborazione di ARD e WDR, 2 delle principali reti pubbliche televisive tedesche. Intenso ed emozionante il momento dell'abbraccio tra 3 ostaggi ancora in vita e Heino Niehaus avvenuto a Trani il 7 marzo 2012 durante le riprese.
Dentro l’argomento
Approfondimenti
- 1 Isabella Terrafino: la biografia e le testimonianze del 18 settembre 1943L’intervento all’Arcivescovado, le voci dei testimoni e la memoria dei figli ricostruiscono il contributo di Isabella…
- 2 I protagonisti principali della liberazione degli ostaggiQuattro profili per comprendere la liberazione degli ostaggi del 18 settembre 1943 e il contributo di istituzioni…
- 3 L’incontro tra gli ostaggi tranesi e Heino NiehausIl 7 marzo 2012 tre ex ostaggi incontrarono a Trani il testimone tedesco Heino Niehaus, in una pubblica occasione di…
- 4 Prima, durante e dopo quel 18 settembre 1943 a TraniIl volume curato da Francesco Pagano e Saverio Cortellino ricostruisce i fatti del settembre 1943 attraverso ricerche…
- 5 Antonio Bassi fra gli ostaggi: il contributo di Franco Di PintoLe opere dello scultore e le testimonianze sulla sua mediazione accanto agli ostaggi del 18 settembre 1943, nel…
- 6 Antonio Bassi: scultura, incarichi pubblici e memoria civileLo scultore tranese fu anche amministratore fascista e ostaggio nel 1943: opere pubbliche e testimonianze restituiscono…
- 7 Francesco PetronelliDalla formazione leccese all’Arcidiocesi tranese, il percorso del presule e il suo intervento nella mediazione per…
- 8 Friedrich Kurtz e i fatti del 18 settembre 1943L’identificazione dell’ufficiale tedesco attraverso Heino Niehaus consente di confrontare le testimonianze sulla…
- 9 Giuseppe PappollaGli incarichi amministrativi e la relazione al prefetto illuminano l’intervento di Pappolla durante il rastrellamento…
- 10 I 54 ostaggi del 18 settembre 1943I nomi degli uomini rastrellati il 18 settembre 1943 restituiscono la dimensione personale di una vicenda ricordata a…
- 11 Raffaele PerroneIl vicario generale affiancò Petronelli ad Avellino e a Trani, partecipando alla mediazione che impedì la fucilazione…
Archivio fotografico