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L’acquedotto a Trani: l’arrivo dell’acqua pubblica

Dai carri botte alle fontane pubbliche: siccità, acquaioli e arrivo dell’acquedotto nella memoria cittadina, fra Trani e la Puglia.

Incisione di chiesa

Il bisogno d’acqua nella memoria cittadina

La memoria cittadina ha spesso riservato poco spazio all’arrivo dell’acqua a Trani, nonostante sia stato uno degli avvenimenti decisivi della sua storia.

Nel 1680 ci si rivolse “con lacrime e penitenze” al Crocifisso di Colonna per avere un po’ di acqua dal cielo, come ci ricorda l’Istrumento del 7 maggio 1680 per notar Giovanni Vincenzo Mastronicola con il quale veniva stabilito che il popolo e gli ordini religiosi “con lacrime e penitenze” avrebbero portato in processione solenne il Sacro Crocifisso di Colonna, affinché intercedesse per l’ottenimento della pioggia, a sollievo della grande penuria di acqua che in quell’anno aveva afflitto la cittadinanza.

Il Crocifisso, in forza del citato atto, fu consegnato al procuratore del Capitolo Don Domenico Mascese, con obbligo di restituzione. Analogo atto rinveniamo il 24 dicembre 1690 con consegna del Sacro Simulacro all’arcidiacono Girolamo Sandoli. Tuttavia, sicuramente, non si contano le volte in cui il popolo, senza i formalismi notarili, si era rivolto al suo Santo Protettore Maggiore, San Nicola Pellegrino, ed ai Protettori Minori, San Redento, San Leucio, San Magno, San Rocco, San Sebastiano e soprattutto all’Immacolata per ottenere la grazia della Pioggia.

Unico ricordo dell’avvenimento celebrativo dell’arrivo dell’acqua nella nostra Città sono le belle fontane in ghisa che residuano e le due belle vasche monumentali ideate dallo scultore Antonio Bassi che contornano la statua di Giovanni Bovio.

Dalla siccità alla grande opera

Eppure quello effettuato durante le operazioni di scavo avvenute tra il 1908 e il 1914, fu un avvenimento epocale che aveva impegnati 22.000 operai, 60 ingegneri, 400 geometri e disegnatori, 250 Km di ferrovia Decauville, 25 depositi di dinamite. Per far fronte alla siccità del 1876, a Trani, l’acqua melmosa dell’Ofantino era trasportata con i carri ferroviari e venduta 10 lire al metro cubo; a fine ‘800, al chiosco sito in Piazza della Repubblica l’acqua del Serino, che giungeva a Trani a mezzo dei carri botte ferroviari, veniva venduta a 5 centesimi la caraffa da due litri.

L’acqua a Trani fu sempre un problema perché o era troppa ed inondava la Città, (e drammatica fu l’inondazione dell’aprile 1372 che provocò la caduta delle mura e delle torri cittadine, l’affondamento di quattro navi cariche di merci e la rovina delle banchine, per cui in seguito fu realizzato nella parte che guardava le Murge, un fossato di difesa e solo nel ‘900 l’incanalamento delle acque torrentizie verso il mare), o vi era grave siccità a cui si sopperiva per quanto si poteva con i pozzi di raccolta nei quali si usava gettare una pietra di calce o introdurre anguille: pratiche del passato, non procedure idonee a garantire oggi igiene e potabilità.

L’arrivo dell’acquedotto

Il 6 gennaio 1915 l’acqua sgorgò a Macenzano nei pressi di Castel del Monte; l’evento venne descritto da Gioacchino Poli che annotò come al momento dell’apertura delle saracinesche l’acqua sgorgò in modo impetuoso inondando i seminati dei fratelli Marchio. L’evento venne festeggiato con un banchetto all’aperto. Il 24 aprile l’acqua arrivò a Bari, successivamente nel 1915 arrivò in 27 comuni del barese e nel 1916 ad Andria, Barletta, Bitonto, Canosa, Corato, Gioia del Colle. Solo nel 1917 l’acqua giunse a Trani e, contemporaneamente, anche a Bisceglie, Palese, Santo Spirito. Ma l’arrivo dell’acqua non risolse il problema idrico, poiché al 30 giugno 1939 gli allacciamenti attivati in Puglia erano solo 52.576, per gli altri c’erano le pubbliche fontanine.

Tutto questo annota e testimonia il valore storico delle piccole fontane in ghisa che lentamente vanno scomparendo togliendo l’unico monumento eretto a ricordo di quei 22.000 operai, 60 ingegneri, 400 geometri e disegnatori, che hanno lavorato alla costruzione del grande Acquedotto Pugliese. Di fronte al problema dell’acqua l’Università tranese non rimase inerte e già nel 1820 si pensava di canalizzare le sorgenti di Boccadoro per fornire di acqua la Città. Un altro Progetto fu redatto nel 1898 per la creazione di un acquedotto consorziale tra i Comuni di Trani, Corato, Andria e Canosa. Una serie di difficoltà ne impedirono la concreta realizzazione.

Acquaioli e interruzioni del servizio

In attesa di questi progetti, proliferava il mestiere dell’acquaiolo, dei venditori di acqua di Cristo e della neve proveniente dalle nevaie di Corato. Il 22 settembre 1943, a causa degli eventi bellici, l’erogazione dell’acqua si interruppe e Trani dovette ricorrere ancora una volta ai carri botte delle ferrovie per approvvigionarsi del vitale liquido.

Anche le fontane fanno parte della nostra storia, mute testimoni di un’epoca di fatti incredibili ma purtroppo tragicamente veri.

La fontana come luogo d’incontro

Particolarmente apprezzata era l’acqua della fontana di Santa Teresa, che la tradizione vuole proveniente direttamente dal Serino, e quindi sempre affollata e piena di gente. La vecchia fontana in ghisa costituiva anche il salotto del quartiere, dove si scambiavano le notizie, si raccontavano i fatti incredibili della vita, ci si scambiava un numero alla “bonaficiat”, si ammorbidiva il pane duro. Famoso era in città ”Giacchinh”, un modesto cittadino esercente l’attività di acquaiolo, sempre disponibile con la sua ”quartar” di stagno a fare i turni, a volte lunghi, presso la fontana per poter portare l’acqua ai clienti. Nel piccolo spiazzo lastricato intorno alla fontana si raccoglieva la gente che a volte diveniva tanta quando veniva diminuita la pressione per carenza di acqua nei bacini imbriferi; in quei casi non era solo la gente dei sottani, ma anche quelli delle case alte a far ricorso alla fontana pubblica. Davanti alla fontana si combinavano i matrimoni e si riparavano i torti; la mattina presto era l’occasione per lavarsi la faccia, mentre la sera era l’occasione di un gioco per i monelli.

Per ricordare l’arrivo dell’acqua ci piace ricordare, brevemente, il racconto fatto da Domenico Cantatore, il cantore degli ulivi di Puglia:

La notizia si diffuse rapidamente, da balcone a balcone. da terrazza a terrazza..... Grandi carri carichi di terraglie apparvero nelle strade e ognuno volle avere un recipiente nuovo.... La folla si stringeva intorno alla fontana. Si sentì improvvisamente uno scroscio e un urlo quasi straziante echeggiò nell’aria innalzando le rondini spaventate: l’acqua. Gli orci innalzati sulle teste risuonavano nelle scosse delle spinte. Vi era chi si inginocchiava, chi piangeva, chi si inchinava a baciare la terra. Dalla calca incominciavano ad uscire le prime persone completamente bagnate con le loro terraglie arrossate di umidità, pesanti d’acqua e trasudanti frescura.

Acqua, paesaggio e memoria

Accanto alle problematiche dell’acqua per uso potabile vi era anche il problema dell’acqua per uso irriguo. Nel 1927 si calcolò che la sorgente di Boccadoro in agro di Trani avesse una portata di 90 litri il secondo sufficiente ad irrigare 300 ettari di terra, mentre le acque dell’Ofanto avrebbero potuto irrigare 10.000 ettari. Ma di questo forse ci occuperemo in altra occasione. Quello che ci preme evidenziare è che per ogni fontana che sparisce si perde un pezzo della nostra storia e di quanti in Parlamento, sulle Murge, lungo gli Appennini hanno combattuto la loro battaglia per portarci, attraverso un viaggio incredibile, la sorgente della vita. Purtroppo diverse fontane sono state già distrutte, tuttavia non è tardi per ripristinarle e conservare la memoria della nostra storia. Quando il nostro gentile ospite avrà visitato la Cattedrale, il Castello, le Chiese, i Palazzi, mostriamogli anche questi monumenti, avendo cura di custodirli gelosamente, raccontando l’incredibile storia di quei 22.000 operai, centinaia di ingegneri, geometri e disegnatori (500 nella stima qui ricordata, a fronte dei 60 ingegneri e 400 geometri e disegnatori indicati sopra) che seppero realizzare la titanica impresa di costruire una delle grandi infrastrutture acquedottistiche europee.

Dalle fontane di Trani al Palazzo dell’Acqua

La memoria delle fontane si può collegare a un edificio che racconta l’impresa acquedottistica su scala regionale: il Palazzo dell’Acqua a Bari. La sua architettura utilizza pietra di Trani, mentre il progetto artistico di Duilio Cambellotti interpreta il tema dell’acqua negli ambienti e negli arredi. Sede monumentale e piccola fontana pubblica restituiscono due dimensioni della stessa trasformazione: la rappresentazione dell’opera e il servizio quotidiano.

Per ritrovare il tema nel paesaggio tranese, la visita a Boccadoro permette di osservare un contesto di acque sorgive distinto dalla rete dell’acquedotto. Non bisogna sovrapporre sorgenti costiere, progetti ottocenteschi e distribuzione moderna: sono vicende collegate, ma non la stessa infrastruttura. Il racconto storico delle fontane non costituisce inoltre una verifica della potabilità o del funzionamento attuale di ogni punto d’acqua.

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