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Giuseppe Alberto Pugliese, parlamentare e avvocato tranese

Il dibattito sui probiviri, la tutela dei lavoratori agricoli e l’emigrazione nel saggio storico dell’avvocata Susanna Pastore.

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Questo testo approfondisceGiuseppe Alberto Pugliese

Nota editoriale: il saggio riguarda la legge del 1893, non la disciplina attuale. Come precisa la seconda parte, la soglia di duecento lire riguardava le controversie decise dalla giuria, non la funzione conciliativa; il precedente richiamo alla soglia nel passo attribuito a Pugliese va letto con questa distinzione.

Tra la fine dell'Ottocento e il 1914 in Italia si assiste ad una forte crescita economica. La trasformazione dell'apparato produttivo coinvolge soprattutto l'industria, ma interessa anche l'agricoltura, che vede raddoppiato il volume del valore prodotto. Il mondo del lavoro richiede interventi legislativi che rendano meno dure le condizioni degli occupati. Il primo embrionale nucleo di legislazione si prefigge come finalità, in una visione di tutela e valorizzazione del lavoratore, di temperare il principio di libertà contrattuale del codice civile che si traduce in uno squilibrio di rapporti tra le parti in favore del datore di lavoro. Lo sviluppo della legislazione in materia è lento e frammentario.

La legge del 1893 e l’intervento di Pugliese

Durante il primo Ministero Giolitti, con la legge del 15 giugno 1893 n. 295, viene introdotto, nel sistema giuridico italiano, il collegio facoltativo ed elettivo dei probiviri. Tale Organo ha funzioni conciliative e giurisdizionali in materia di lavoro limitatamente alle "controversie che per l'esercizio delle industrie sorgono tra gli imprenditori e gli operai e apprendisti" (art.1).

Nel dibattito che precede l'approvazione della Legge si distingue l'intervento dell'Avvocato Giuseppe Alberto Pugliese. Egli incarna l'operatore del diritto impegnato in politica che, quindi, da mero applicatore di norme predisposte da altri, è anche compartecipe della loro stessa produzione e cultura. La sua vita appare testimonianza di un'epoca, perché attraverso i numerosi tasselli della sua esperienza può ricomporsi una realtà nella quale la storia locale e quella nazionale si intrecciano. È proprio l'attività di avvocato che lo porta ad intervenire in Parlamento durante la discussione relativa all'approvazione della legge sull'istituzione dei probiviri, facendo emergere una particolare attenzione per la questione sociale. Sul giornale "Imbriani" del 1893, in un articolo intitolato "L'On. le Pugliese ed i Probiviri", sono riportate le sue lucide ed appassionate parole. Le censure investono un duplice aspetto; egli rileva infatti l'eccessiva ingerenza del governo nella nomina del presidente per decreto regio e la necessità di estendere l'istituto dei probi-viri all'agricoltura " per ragioni di giustizia sociale", altrimenti "alla lotta di classe aggiungiamo cause ed eccitamenti a nuove lotte nella istessa classe". I collegi infatti, potevano essere istituiti solo "nei luoghi dove esistono fabbriche o imprese industriali". Tuttavia denuncia il parlamentare, non è giusto questo occuparsi esclusivamente degli operai delle officine e dimenticare i più numerosi e sofferenti, cioè gli operai della terra. Non è giusto, perché l'Italia non è industriale, ma è nazione eminentemente agricola; e se noi dobbiamo avere una preoccupazione, questa preoccupazione si deve rivolgere all'agricoltura, in cui si compendiano la ricchezza e la forza dell'Italia, e nella risoluzione dei problemi della quale può consistere lo scioglimento di gran parte della questione sociale (......) l'operaio che perde la sua vita nel lavoro nei campi, se dovrà un giorno litigare col suo feroce padrone, non lo potrà fare perché non ha i mezzi per litigare, non ha mezzi per farsi rendere giustizia; perché la giustizia in Italia pur troppo è un privilegio degli abbienti.

Nel saggio di Claudia Petraccone è riportato il giudizio di Leopoldo Franchetti (pubblicista 1847-1917), che nel 1874 compie un viaggio per osservare le condizioni del Sud dalla prospettiva dei comportamenti dei proprietari terrieri che descrive come rimasti oggi ancora, almeno il maggior numero di loro, interamente isolati dal resto del mondo e dalle sue idee, padroni assoluti degli uomini e delle cose sui loro fondi senza che vi sia una forza efficace a contrastare le loro volontà qualunque siano. La ragione della scelta di limitare la tutela e, di circoscriverla agli operai delle grandi industrie viene lucidamente individuata da Pugliese nella forza aggregante delle masse operaie: "gli operai delle grandi industrie, gli operai che per essere stretti insieme e possedere in mano l'arma del bollettino del voto vi danno da pensare". Focalizza subito gli elementi di debolezza e la scarsa incisività sul tessuto sociale della scelta normativa – "i nostri probi- Viri nella funzione conciliativa riusciranno di una debolezza straordinaria nelle grandi questioni (....) avendo la competenza di 200 lire appena – rilevando che Una legge sui Probiviri in Italia, non si doveva e non si poteva fare senza estenderne l'applicazione alle questioni della terra e agli operai di campagna (...) perché dobbiamo fare una legge di giustizia popolare solamente per gli operai delle grandi industrie i quali rappresentano in Italia poca parte degli operai; e dobbiamo dimenticare tutti gli operai che sudano la loro vita nei solchi dei campi e che si contano a milioni? (.....) vi alienate le loro simpatie, affrettate lo spopolamento delle campagne ed affrettate l'aumento anormale, morboso delle popolazioni delle città (....) il proletariato agricolo e vi occupate solo di quello industriale. Quello è disseminato nella vasta campagna, ed al di là del suo campanile non esiste; al contrario questo è compatto, agglomerato, disciplinato, segue il movimento politico, tende ad impadronirsi del potere (....); se ne discute in questo Parlamento dal 1882, ed in Europa siamo l'ultima nazione ad adottare il collegio dei probi-viri.

L'analisi dell'avvocato Pugliese troverà puntuale riscontro, alcuni anni dopo, in sede di verifica dell'applicazione della legge, come risulta dal Massimario della giurisprudenza dei probiviri dell'Ufficio del Lavoro del Ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, pubblicato nel 1906 con l'introduzione dell'avvocato Enrico Redenti che sottolinea come forme assai più evolute presentavano nel 1893 gli istituti analoghi esistenti all'estero. Ma il nostro paese era ancor nuovo in allora alla grande vita industriale.

L'Unità d'Italia fa emergere il carattere regionale dell'attività agricola, peraltro giustificata anche dal diverso clima, dalle diverse caratteristiche geografiche e tradizioni storiche che si traducono anche nella ricchezza di panorami e paesaggi, producono sul piano dell'esperienza socio-giuridica, differenti forme contrattuali e figure socio professionali non sempre facili da inquadrare negli istituti esistenti. Tutto questo dà la complessità del mondo rurale, perfettamente presente nell'analisi dell'avvocato Pugliese che sottolinea la specificità dei centri agricoli, ognuno portatore della sua peculiarità. Del resto, il suo essere rappresentante della Puglia non poteva non comportare la puntuale conoscenza di quel mondo produttivo che ancora esprimeva esperienze giuridiche e forme contrattuali di tipo feudale. Si disse ancora in un'altra memorabile discussione che in Italia mancano i centri agricoli, che vi è difetto di concentrazione di operai dei campi; che non c'è spirito di associazione, e perciò non sarebbe utile l'attuazione per l'agricoltura dell'istituto dei probi-viri. Io non credo signori ministri che in Italia manchino i centri agricoli. Il Mantovano è un centro agricolo, che ha questioni sue speciali, le quali debbono essere risolute diversamente che altrove. La Puglia è un diverso centro agricolo, che ha questioni sue speciali. Il Tavoliere di Puglia è anch'esso un centro agricolo con speciali questioni, con speciali relazioni giuridiche e che richiede speciali metodi di risoluzione (....) appunto perché gli operai della loro terra sono dispersi, meritano maggiori garanzie, meritano maggiore aiuto (.....) l'operaio delle grandi officine è già organizzato, ha già i mezzi per combattere, ha già nelle sue mani l'arma del voto con cui fare tremare, esso non ha bisogno di una tutela di Stato. Questa tutela di Stato è invece necessaria là dove manca l'associazione, là dove l'isolamento prevale, là dove l'individuo isolato può essere più facilmente oppresso e conculcato nel suo diritto per mancanza di un giudice pronto ed a buon mercato a cui ricorrere, per mancanza di un giudice popolare e pratico dei suoi bisogni e delle sue questioni.

A conforto di queste parole richiama l'intervento dell'onorevole Guala che aveva denunciato lo sfruttamento degli operai in occasione della mondatura del riso, denunciando il metodo di risolvere la questione sociale, come problema di ordine pubblico. Oltre venti anni prima Giovanni Bovio, che sin dal suo ingresso nella vita politica del paese aveva individuato nella questione sociale l'ambito privilegiato della sua battaglia, con il suo Saggio critico del diritto penale e del fondamento etico fa della questione penale una questione sociale. Storicamente vedesi (....) che dove il Diritto civile è picciola cosa (....) ivi il Diritto penale è gigante, sanguinario, puntualizzando, come il Diritto civile rompe la casta, si dispande (....) così il diritto penale si stringe, si fa cauto, guardingo (....) manda a diporto i carnefici (....) Che il diritto civile ed il penale siano gemelli (....)? È questo è il vero per l'appunto: perché dove il Diritto civile è nominale e negato alla più parte del popolo, ivi è necessità che i pochi sel serbino con minacce feroci e spaventevoli; (...) è necessità in somma che per difetto di ragione civile sovrabbondi la penale.

In Puglia l'annata 1893/94 è difficilissima per l'agricoltura; alla miseria della popolazione e alla sua richiesta di aiuto e sostegno si risponde con la repressione. A Corato il 9 gennaio 1894, in preda alla disperazione per la disoccupazione e la fame, i cittadini protestano sotto la sede comunale; i disordini provocano cinque morti. Matteo Renato Imbriani, che in quegli stessi anni combatte in Parlamento la sua battaglia per la realizzazione dell'Acquedotto Pugliese, si dà da fare per raccogliere danaro e sostenere i coratini ai quali si rivolge con un telegramma: Generosi, cari concittadini. Ho detto al Governo: volete ordine? Rendete Giustizia. Ora dico al popolo: volete Giustizia? Mantenete ordine. La conferma dell'inadeguatezza della scelta legislativa operata l'anno prima è contenuta nella considerazione che Pugliese svolge al termine del suo intervento, rilevando che trattasi di una legge "tutt'al più innocente, che andrà come tante altre a dormire sonni tranquilli negli archivi dello Stato.

Il bilancio dei probiviri e la questione meridionale

Dopo alcuni anni di applicazione della legge il consuntivo non è esaltante. In merito Enrico Redenti scrive: Quanto ai lavori preparatori ricorderò, che la istituzione dei probiviri fu suggerita e propugnata dalla commissione d'inchiesta sulle cause e rimedi degli scioperi (1878-1879). In tutte le relazioni ai progetti che seguirono si accenna al concetto che il nuovo istituto avrebbe diminuito i conflitti sociali e la tensione di rapporti fra "capitale e lavoro", soprattutto nella superficiale opinione, che questi conflitti quasi sempre originano da male intelligenze e da esasperazioni temporanee. La verifica sul campo circa l'efficacia della nuova magistratura porta a concludere che "i Probiviri falliscono interamente il loro compito di pacificazione, mentre viceversa funzionano come organi giurisdizionali". Non bisogna dimenticare, però che nell'esercizio delle funzioni di conciliazione, i probiviri erano competenti senza limite di valore, mentre nelle controversie di competenza della giuria, potevano conoscere solo quelle di valore non superiore a duecento. Nel suo intervento l'On. Pugliese aveva sottolineato: la prima questione per me non sta già nelle otto ore di lavoro, non nel regolamento del lavoro, ma cosa più miseranda e dolorosa sta nella mancanza di lavoro:... (...) È inutile, o signori, fare di queste leggi; il popolo non le capisce, se manca il lavoro e muore di fame...(...). La seconda questione sociale è riposta nell'agricoltura;..(...) date a ciascuno il suo ed avrete risolto la questione sociale.

È la difficoltà di rapporto tra capitale e lavoro, quest'ultimo considerato una merce sottoposta alla legge economica della domanda e dell'offerta, che rende problematiche le relazioni industriali e, a tal proposito, il Redenti sottolinea che: il sovversivismo toglie ancora fede in ambedue le classi, in diverso senso, nelle sicure conquiste per le vie del diritto. In ogni modo, è bene notare che il funzionamento effettivo si stringe quasi tutto nei centri industrialmente più progrediti: Milano, Torino, Firenze, Bologna".

Non si deve dimenticare che nel 1892 nasce il Partito Socialista che, malgrado l'ostilità governativa, si era sviluppato in modo costante ed aveva espresso una particolare forza di coesione nel movimento operaio presentandosi come modello dei futuri partiti di massa. Coesione che ancora non riusciva a raggiungere il movimento cattolico che pure cercava faticosamente, per le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche, di realizzare un processo di trasformazione. In ogni caso le conquiste per le vie del diritto preconizzano una serie di riforme che stentano a decollare e che con riferimento alla realtà meridionale, investono anche le politiche del territorio, richiamando la necessità di bonificare ampie zone e di iniziare a creare le necessarie infrastrutture. Lo sviluppo industriale, peraltro concentrato in determinate e circoscritte zone del paese, non riesce ad arrestare il flusso migratorio che s'innesca nell'ultimo decennio dell'Ottocento e nel primo decennio del secolo successivo allorché tanti meridionali, tra il 1901 e il 1903 lasciano l'Italia diretti soprattutto negli Stati Uniti.

L’emigrazione e la rivista Italo Americana

Il fenomeno è imponente, quasi un esodo, con conseguenze profonde nel tessuto sociale del Mezzogiorno. L'Avvocato Giuseppe Pugliese, confermando la sua attenzione per le problematiche socio economiche e per quelle legate al colonialismo – non si deve dimenticare che con l'impresa libica l'emigrazione viene caricata di altre finalità- dirige la rivista Italo Americana il cui primo numero pubblicato a Roma esce il 15 giugno 1902. Nell'editoriale di esordio, intitolato Per la Rivista il direttore scrive: la rivista che prendiamo a pubblicare contiene nel nome il suo programma. La nostra emigrazione, vera fiumana di vite, continua sempre più poderosa a volgersi liberamente, spontaneamente verso le Americhe in cerca di maggiore libertà e di fortuna migliore. Contribuire a mantenere sicuri e molteplici i legami spirituali, tutelati gli interessi ed i commerci tra coloro che se ne vanno e coloro che restano è un dovere verso la patria, e dovrebbe essere da tutti più fortemente sentito...(...) Questa Rivista seguirà con occhio vigile l'andamento dell'emigrazione, l'applicazione delle nuove leggi; promuoverà le istituzioni ausiliarie come le case di patronato nei luoghi di partenza, in quelli di arrivo.

Ricca ed eclettica è l'attività dell'avvocato tranese e degna di ulteriori approfondimenti e ricerche per la ricomposizione di quei tasselli di storia locale e nazionale che possono restituire l'unicità e originalità della persona, così come si intuisce in una descrizione contenuta nel "Sordello" a firma di Camoens, del 5 novembre 1893: Spetta all'On. Pugliese affermarsi altamente in nome di una idea, d'un principio, di una forza morale veramente superiore alle piccole miserie e alle piccole volgarità della politica di ogni giorno. Uomo nuovo, uomo di lavoro, di studio, di famiglia, cresciuto lontano dalle cricche, dalle fazioni e dalle contraffazioni della vita parlamentare, con una tradizione di idealità poetiche dell'anima, egli può e deve, col suo fervido ingegno, realizzare le speranze dei suoi elettori, dei suoi ammiratori, innalzare in alto i cuori in tanta prostrazione di intelletti e di forze".

Emerge da queste parole l'eterna dialettica tra forze positive che il meridione ha prodotto e produce, e contesti umani e territoriali che bloccano tali forze.

"La prima questione sociale per noi (....) sta (....) nella mancanza di lavoro" denuncia l'avvocato Pugliese, cogliendo uno degli aspetti drammatici, non certamente l'unico- della questione meridionale che nel corso del tempo ha manifestato tutta la sua complessità e richiamato gli stessi cittadini del Mezzogiorno ad una vigile presa di coscienza del dover essere i soggetti del proprio cambiamento e rinnovamento. Per Norberto Bobbio, per esempio, la questione meridionale doveva diventare questione dei meridionali, con una spinta ed una sollecitazione ad assumersi anche le proprie responsabilità; del resto Aldo Moro intervenendo a Napoli al Convegno sul Mezzogiorno, nell'ottobre del 1967, aveva parlato di "doveri da assolvere". È quindi, sempre attuale il richiamo alla responsabilità espresso con le parole pronunciate dal Capo di Stato a Napoli, il primo dicembre 2008. "Non si possono denunciare i rischi e gli esiti infausti di politiche antimeridionali se ci si sottrae ad un esercizio di responsabilità per quel che riguarda l'amministrazione della cosa pubblica".

Testo dell’avvocata Susanna Pastore, riprodotto per concessione dell’autrice e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento, Comitato di Bari. Questo importante contributo sulla figura di Giuseppe Alberto Pugliese è stato pubblicato sulla rivista "Risorgimento e Mezzogiorno", edito da Levante Editore di Bari.

Bibliografia e crediti

Saggio pubblicato in Risorgimento e Mezzogiorno, Levante Editore, Bari; riproduzione consentita dall’autrice e dall’Istituto per la Storia del Risorgimento, Comitato di Bari.

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