Profilo biografico · Personaggi di Trani

Ferdinando Lambert

Trani 5 agosto 1835 - Trani 24 aprile 1932

Ferdinando Lambert

La famiglia e la formazione

Nato a Trani il 5 agosto 1835, Ferdinando Lambert vi morì il 24 aprile 1932, a 96 anni, nel palazzo che fu già del conte di Trani, Pietro Palagano, acquistato per virtù della sua grande fama professionale, passata in leggenda. Non per nulla aveva preso a sua divisa il motto: Labor et fortuna. I successi, infatti, furono continui e, a volte, sbalorditivi. Suo padre Giovanni Antonio Lambert Valbois proveniva da una stirpe del comune di Villes Ronde, in Francia, ed aveva militato sotto la bandiera di Napoleone. Rimase ferito nelle battaglie di Ulma e di Austerlitz, dopo di che fu promosso capitano e fregiato della Legion d'onore. Reduce della Grande Armata, seguì Gioacchino Murat nel Regno di Napoli, e si stabilì in Puglia. Per vivere si diede all'insegnamento del francese, prima in Andria e Barletta, poi a Trani, dove condusse all'altare Angela Arnone e dove, per intercessione di monsignor De Franci, fu nominato reggente del carcere criminale al castello. Morì il 27 marzo 1851 all'età di 76 anni, lasciando al figlio in eredità solo una grammatica francese e poche monete. Ma Ferdinando ereditò dal padre l'innato "savoir faire", l'arguzia signorile, pronta e spontanea, che costituì tanta parte delle sue vittorie forensi, e, dalla madre, l'ingegno versatile degli Arnone espressosi nelle scienze sanitarie, nelle discipline giuridiche e matematiche.

L’ingresso nella professione forense

A Trani frequentò le scuole di diritto che uomini di elevata cultura e di prestigio professionale tenevano con alto decoro. Si compiaceva ricordare, fra i suoi maestri, l'avvocato Catalda Trombetta senior e Lorenzo Festa Campanile, profondo conoscitore del diritto romano. Conseguì il diploma di Giurisprudenza in Bari, il 29 novembre 1856, superando subito dopo gli esami di patrocinatore. Dopo una frequenza negli studi degli avvocati Palumbo, d'Aloja, Sarlo e Landriscina, il 12 gennaio 1857, assistito dall'avvocato Michele Quercia, prestò il giuramento di rito innanzi alla Corte di Trani e, nel 1859, aprì uno studio professionale proprio, conducendo all'altare il 23 dicembre 1861, Isacena Romito, che gli fu sempre compagna devota ed affettuosa.

Il suo ingresso nella professione forense fu salutato da un successo clamoroso: l'assoluzione del parricida Giacomo Cutrone, ed a questo processo moltissimi ne seguirono, non meno clamorosi, in cui svolse un ruolo sempre di primo piano insieme con i grandi penalisti dell' epoca. Il banco della difesa fu la sua scelta e non volle mai assumere la rappresentanza della parte civile perché da lui ritenuta di privilegio. Esercitò per più di 50 anni la professione, nel modo più nobile, e con crescente fortuna, conquistando un primato per l'esito felice che riusciva a conseguire e che gli consentì di costituire un patrimonio cospicuo. Del suo umorismo fa fede ancor oggi una sua pubblicazione sul "numero 7", satira sottile contro la mania di litigare particolarmente viva nei meridionali, che è quanto dire una messe di arguzie e di motti di spirito, scaturita da una famosa allegazione forense, più volte pubblicata, a sostegno di un contribuente vessato dal fisco.

L’avvocato e la vita pubblica

Le sue "memorie", o allegazioni a difesa, custodite nel suo studio, in una trentina di volumi, attestavano le ampie e profonde intuizioni, corroborate da una inesauribile "vis comica ", che era la forza magica della sua eloquenza e il segreto delle sue vittorie. Egli ricoprì la carica di consigliere dell’Ordine degli Avvocati dal 1890 al 1909. Politicamente partecipò al "partito d'azione", ispirato al progresso civile, che prese il nome di partito progressista, capeggiato da Cesare Paotillo, e che si richiamava agli ideali sociali di Giuseppe Mazzini: fu infatti tra i promotori del monumento a Mazzini, dello scultore Antonio Bortone, inaugurato nella Villa Comunale il 10 marzo 1873.

Fu eletto Consigliere comunale di Trani nel 1874, e Consigliere provinciale nel 1881: cariche che mantenne entrambe fino al 1886. Ma tornò alla Provincia nel 1891, per rimanervi fino al 1914: gli atti di questi enti testimoniano la coscienza e l'operosità con cui assolse entrambi i mandati. Oltre alla vocazione giuridica, di cui fanno fede anche le "Note critiche alle riforme della procedura penale proposte dal Calenda" (1895), e la relazione al progetto Gallo per il nuovo codice di procedura penale (1906), Lambert ebbe pure una spiccata vocazione per la ricerca storica (fece parte della Commissione di Storia Patria per la Puglia). Dobbiamo alle sue pazienti e minute ricerche delle "Notizie sommarie dei Tribunali di Trani dal 1215 ", di "Trani capitale della provincia di Terra di Bari con la sua Sacra Regia Udienza dal 1586 al 1808", e de "La magistratura penale in Trani dal 1215"

Lo storico e gli ultimi anni

Tra i suoi lavori ricordiamo una raccolta di pensieri "La stella dell' uomo ", un vero digesto culturale di circa tremila massime morali, dedicato a Victor Hugo, a Mazzini e Garibaldi di cui, nell'archivio privato, si conservano lettere lusinghiere; la "Cronistoria di Trani" e il "Notiziario storico di Trani", ricchi di documenti inediti e di notizie interessanti per la conoscenza storica della Città. Il trasferimento della Corte di Appello di Trani a Bari fu, per Lui, come una sventura personale, testimoniata dal suo scritto "Un plebiscito pro Trani". Negli ultimi anni, chiuso nella vetusta sua dimora, si compiaceva ricevere gli amici e conversare con loro, ricordando vicende e figure del mondo ormai trascorso: all'atto del congedo, ironicamente invitava a far della carità al "povero vecchio" con un obolo da depositare in apposita cassetta da aprire a fine anno.

Ferdinando Lambert, nel momento della sua morte, lasciò mute e deserte le stanze della sua dimora, in quel vasto e secolare palazzo che fu sede del Governo in tempi lontani, e fu da lui salvato dall' estremo crollo, con la relativa fontana presente nel giardino fra il verde delle piante. In quelle mura, il patriarca si era chiuso, negli ultimi anni, come in una basilica, aperta solo agli amici privilegiati, ammessi al godimento della sua conversazione e alla ricreazione delle sue divagazioni di umorista istintivo.

La Cronistoria e gli strumenti di ricerca

Per leggere il contributo di Lambert è utile distinguere il racconto storico dai materiali che lo accompagnano. La descrizione della collezione della Bovio ricorda quattro volumi di documenti e un notiziario-indice, anch’esso in quattro volumi. Non sono duplicati intercambiabili: documentazione, sintesi e strumenti di accesso svolgono funzioni differenti.

Una ricerca su un edificio può cominciare dall’indice, ma deve poi tornare al passo e al documento richiamato. Vanno separati l’avvenimento descritto, la data della testimonianza utilizzata e il momento nel quale Lambert scrisse. È particolarmente importante quando una narrazione ottocentesca tratta il Medioevo: l’autore è uno studioso di quel passato, non un testimone diretto.

La Biblioteca Bovio è il riferimento per individuare i manoscritti; il Libro Rosso permette di approfondire la memoria delle istituzioni. Le pagine su Sacra Regia Udienza e Palazzo Valenzano collegano infine gli studi di storia giudiziaria ai luoghi della città. I testi originali di Lambert restano distinti da questa guida redazionale alla loro lettura.

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